Categories Senza categoria

MODELLO ORGANIZZATIVO

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

MODELLO DI ORGANIZZAZIONE GESTIONE E CONTROLLO

AI SENSI DEL D. LGS. 231/2001

1. IL D.LGS. 8 GIUGNO 2001, N. 231…………………………………………………………………………………………..2

1.1.LA RESPONSABILITA’ AMMINISTRATIVA DELLE PERSONE GIURIDICHE, DELLE SOCIETA’ E

DELLE ASSOCIAZIONI………………………………………………………………………………………………………2

1.2.FATTISPECIE DI REATO……………………………………………………………………………………………………4

1.3.MODELLI ORGANIZZATIVI ………………………………………………………………………………………………..8

2. IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO…………………………………………..10

2.1.BACKSTAGE SERVICE SRL …………………………………………………………………………………………….10

2.2.IL MODELLO: CARATTERI GENERALI………………………………………………………………………………12

2.3.IL MODELLO: SCOPO E PRINCIPI ……………………………………………………………………………………14

2.4.LE AREE DI ATTIVITA’ A RISCHIO. ……………………………………………………………………………………15

2.5. LE PROCEDURE DEL MODELLO…………………………………………………………………………………….19

2.6. IL CODICE ETICO DELLA BACKSTAGE SERVICE SRL ……………………………………………………..20

2.7.IL SISTEMA SANZIONATORIO………………………………………………………………………………………….21

Le sanzioni:……………………………………………………………………………………………………………………………21

2.8.L’ORGANO DI VIGILANZA E CONTROLLO………………………………………………………………………..22

Compiti ed attribuzioni …………………………………………………………………………………………………………….24

Funzionamento dell’Organo di Vigilanza e Controllo……………………………………………………………………25

Flussi informativi verso gli organi sociali…………………………………………………………………………………….26

Flussi informativi verso l’Organo di Vigilanza e Controllo……………………………………………………………..26

2.9.INFORMAZIONE E FORMAZIONE…………………………………………………………………………………….27

3. ALLEGATO A) ……………………………………………………………………………………………………………………..28

3.1.DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001, N. 231 ………………………………………………………………………28

4. ALLEGATO B)……………………………………………………………………………………………………………………..53

4.1.GLI ILLECITI RILEVANTI AI SENSI DEL D.LGS. 8 GIUGNO 2001, N. 231 ……………………………..53

1) REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE………………………………………………….53

2) REATI SOCIETARI ………………………………………………………………………………………………….59

3) ABUSI DI MERCATO……………………………………………………………………………………………….69

4) REATI CON FINALITA’ DI TERRORISMO O DI EVERSIONE DELL’ORDINE

DEMOCRATICO …………………………………………………………………………………………………………75

5) REATI CONTRO LA PERSONALITA’ INDIVIDUALE…………………………………………………….77

6) REATI TRANSNAZIONALI ……………………………………………………………………………………….81

7) REATI IN MATERIA DI SICUREZZA E SALUTE SUL LAVORO……………………………………..87

8) REATI DI RICETTAZIONE, RICICLAGGIO E IMPIEGO DI DENARO, BENI O UTILITA’ DI

PROVENIENZA ILLECITA……………………………………………………………………………………………88

9) REATI INFORMATICI ………………………………………………………………………………………………91

AGGIORNAMENTI NORMATVI AL D.Lgs. 231/2001

I NUOVI REATI PRESUPPOSTO………………………………………………………………………………….95

MATRICE RISCHI E AZIONI IMPLEMENTATE …………………………………………………………………………….107

6. ALLEGATO D)………………………………………………………………………………………………………………………….112

METODOLOGIA DI ANALISI DELLE AREE A RISCHIO…………………………………………………………………112

7. ALLEGATO E) ……………………………………………………………………………………………………………………116

PRINCIPI GENERALI …………………………………………………………………………………………………………………..117

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

AZIENDA

BACKSTAGE SERVICE SRL

1. IL D.LGS. 8 GIUGNO 2001, N. 231

1.1.LA RESPONSABILITA’ AMMINISTRATIVA DELLE PERSONE GIURIDICHE, DELLE SOCIETA’ E

DELLE ASSOCIAZIONI.

In data 8 giugno 2001 è stato emanato il Decreto Legislativo 231 (di seguito “Decreto” o “D.Lgs. 231/2001”),

entrato in vigore il 4 luglio successivo, dal titolo “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone

giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”, che ha introdotto per la

prima volta nel nostro ordinamento (adeguandosi ad alcune Convenzioni internazionali a cui l’Italia aveva da

tempo aderito) un regime di responsabilità amministrativa – riferibile sostanzialmente alla responsabilità

penale – a carico degli enti per alcuni reati o illeciti amministrativi commessi, nell’interesse o a vantaggio

degli stessi, da:

(i) persone fisiche che rivestano funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione

degli enti stessi o di una loro unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e

funzionale, nonché da persone che esercitino, anche di fatto, la gestione e il controllo

degli enti medesimi (c.d.“soggetti in posizione apicale”, o “apicali”, art. 5 c. 1, lett. A)

D.Lgs.231/2001);

(ii) persone fisiche sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati.

(c.d. “soggetti sottoposti all’altrui direzione”, art. 5, c. 1, lett. B) D. Lgs. 231/2001).

La società non risponde, per espressa previsione normativa ex art. 5, c. 2, del D.Lgs. 231/01, qualora le

persone indicate abbiano agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi.

La nuova responsabilità introdotta dal decreto, sorge soltanto qualora la condotta illecita sia stata realizzata

nell’interesse o a vantaggio dell’Ente, interesse o vantaggio sia patrimoniale che non.

Qualora l’autore dell’illecito rientri tra i soggetti apicali ex punto i) è stabilita una presunzione di

responsabilità, in considerazione del fatto che tale persona fisica esprime, rappresenta e realizza la politica

gestionale dell’ente. Non vi è, invece, alcuna presunzione di responsabilità a carico dell’ente nel caso in cui

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

l’autore dell’illecito rientri tra i soggetti di cui al punto (ii), poiché in tal caso il fatto illecito del soggetto

sottoposto comporta la responsabilità dell’ente solo se risulta che la sua commissione è stata resa possibile

dall’inosservanza degli obblighi di direzione e/o vigilanza.

E’ bene precisare inoltre che la responsabilità dell’ente si aggiunge e non si sostituisce a quella in capo alla

persona fisica autrice materiale dell’illecito, e pertanto, quest’ultima, rimane regolata e punita dal diritto

penale comune.

L’ampliamento della responsabilità mira a coinvolgere nella repressione di alcuni illeciti penali il patrimonio

degli enti (e, in definitiva, gli interessi economici dei soci) che abbiano tratto vantaggio dalla commissione del

reato o nel cui interesse il reato sia stato commesso.

Fino all’entrata in vigore del Decreto, infatti, il principio della “personalità” della responsabilità penale

lasciava gli enti indenni da conseguenze sanzionatorie, diverse dall’eventuale risarcimento del danno, se ed

in quanto esistente.

Il Decreto ha inteso costruire un modello di responsabilità dell’ente conforme a principi garantistici, ma con

funzione preventiva: di fatto, attraverso la previsione di una responsabilità da fatto illecito direttamente in

capo alla società, si vuole sollecitare quest’ultima ad organizzare le proprie strutture ed attività in modo da

assicurare adeguate condizioni di salvaguardia degli interessi penalmente protetti.

Il Decreto si applica in relazione sia a reati commessi in Italia sia a quelli commessi all’estero, purché l’ente

abbia nel territorio dello Stato italiano la sede principale e nei confronti dello stesso non proceda

direttamente lo Stato del luogo in cui è stato commesso il reato.

Si ribadisce dunque che la nuova responsabilità introdotta dal D.Lgs. 231/2001 sorge soltanto nelle ipotesi in

cui la condotta illecita sia stata realizzata nell’interesse o a vantaggio dell’ente: dunque, non

soltanto allorché il comportamento illecito abbia determinato un vantaggio, patrimoniale o meno, all’ente,

bensì anche nell’ipotesi in cui, pur in assenza di tale concreto risultato, il fatto illecito trovi ragione

nell’interesse dell’ente. Non è, invece, configurabile una responsabilità dell’ente nel caso in cui l’autore del

reato o dell’illecito amministrativo abbia agito nell’esclusivo interesse proprio o di terzi.

Relativamente poi al sistema sanzionatorio introdotto dal dettato normativo del Decreto, evidenziamo

quelle che sono le sanzioni comminabili all’ente, ossia sanzioni di tipo pecuniario e sanzioni di tipo

interdittivo, tra le quali, le più gravi, rientrano quelle relative alla sospensione di licenze e concessioni, al

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

divieto di contrarre con la Pubblica Amministrazione, all’interdizione dall’esercizio dell’attività, all’esclusione o

revoca di finanziamenti o contributi pubblici, al divieto di pubblicizzare beni e servizi.

• Le sanzioni pecuniarie si applicano ogni qualvolta l’ente commetta uno degli illeciti previsti dal

Decreto.

• Le sanzioni interdittive, invece, possono essere applicate solo in relazione agli illeciti per i quali

sono espressamente previste dal Decreto, qualora ricorra almeno una delle seguenti condizioni:

(i) l’ente abbia tratto dall’illecito un profitto di rilevante entità ed l’illecito sia stato commesso da

soggetti in posizione apicale, ovvero da soggetti sottoposti all’altrui direzione e vigilanza,

quando la commissione dell’illecito sia stata determinata o agevolata da gravi carenze

organizzative;

(ii) in caso di reiterazione degli illeciti.

Le misure interdittive – qualora sussistano gravi indizi di responsabilità dell’ente e vi siano fondati e specifici

elementi che rendano concreto il pericolo di un’eventuale commissione di illeciti della stessa indole

(reiterazione del reato), possono essere applicate, su richiesta del Pubblico Ministero, anche in via

cautelare, già nella fase delle indagini.

A tali sanzioni si aggiungono, poi:

• la confisca del prezzo o del profitto del reato (disposta con la sentenza di condanna) nonché, in

determinati casi,

• la pubblicazione della sentenza di condanna.

Inoltre, al verificarsi di specifiche condizioni, il Giudice – in sede di applicazione di una sanzione interdittiva

che determinerebbe l’interruzione dell’attività dell’ente – ha la facoltà di nominare un commissario con il

compito di vigilare sulla prosecuzione dell’attività stessa, per un periodo pari alla durata della pena

interdittiva che sarebbe stata applicata.

1.2.FATTISPECIE DI REATO

Quanto alla tipologia dei reati e degli illeciti amministrativi destinati a comportare il suddetto regime di

responsabilità amministrativa a carico degli enti, il D. Lgs. 231/2001, nel suo testo originario, si riferiva ad

una serie di reati commessi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, quali:

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

! indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato;

! malversazione a danno dello Stato;

! truffa commessa a danno dello Stato o di altro ente pubblico;

! truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche;

! frode informatica ai danni dello Stato;

! concussione;

! corruzione per un atto d’ufficio;

! corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio;

! corruzione in atti giudiziari;

! corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio;

! istigazione alla corruzione;

Il testo originario è stato integrato da successivi provvedimenti legislativi che hanno ampliato il novero degli

illeciti la cui commissione può determinare la responsabilità amministrativa degli enti.

In particolare, oltre agli articoli 24 (Indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello stato o di un ente

pubblico o per il conseguimento di erogazioni pubbliche e frode informatica in danno dello Stato o di un ente

pubblico) e 25 (Concussione e corruzione), sono stati successivamente aggiunti:

! all’art. 25 comma 3 viene inserito il richiamo al nuovo art. 319-quater codice penale sul reato

induzione indebita a dare o promettere utilità, giusta approvazione della Legge 6 novembre 2012,

!

! n. 190, recante “disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità

nella pubblica amministrazione“(corruzione tra privati);

! l’ art. 25-bis (introdotto dall’art. 6 della Legge 23 novembre 2001, n. 409), che mira a punire il reato

di “falsità in monete, in carte di pubblico credito e valori di bollo”;

! l’art. 25-ter (introdotto dall’art. 3 del D.Lgs. 11 aprile 2002, n. 61), che ha esteso la responsabilità

amministrativa degli enti anche nel caso in cui siano commessi “reati societari” (quali, ad esempio,

false comunicazioni sociali, aggiotaggio, impedito controllo, operazioni in pregiudizio dei creditori,

ecc.), limitando tuttavia le sanzioni a quelle di tipo pecuniario; all’art. 25-ter, comma 1, viene

aggiunta la lettera s-bis), che richiama il nuovo delitto di corruzione tra privati, nei casi di cui al

nuovo terzo comma dell’art. 2635 codice civile. All’art. 25-ter, comma 1, viene aggiunta la lettera sbis),

che richiama il nuovo delitto di corruzione tra privati, nei casi di cui al nuovo terzo comma

dell’art. 2635 codice civile.( con l’approvazione della Legge 6 novembre 2012, n. 190);

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

! l’art. 25-quater, (inserito nel corpus originario del Decreto dall’art. 3 della Legge 14 gennaio 2003,

n. 7, recante Ratifica della Convenzione internazionale contro il finanziamento del terrorismo), che si

riferisce ai “delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico”;

! l’art. 25-quinquies (introdotto dall’art. 5 della Legge 11 agosto 2003 n. 228 e successivamente

integrato ad opera dell’art. 10 della Legge 6 febbraio 2006, n. 38), che mira a reprimere alcuni

“delitti contro la personalità individuale” (quali, ad esempio, riduzione o mantenimento in schiavitù o

servitù, prostituzione e pornografia minorile, detenzione di materiale pornografico, tratta di persone,

iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, ecc.);

! l’art. 25-sexies (introdotto con la Legge Comunitaria del 2004, in sede di recepimento della Direttiva

Comunitaria 2003/6/CE), con particolare riferimento sia ai reati sia agli illeciti amministrativi di

“abuso di informazioni privilegiate” e di “manipolazione del mercato”;

! l’art. 25-septies (introdotto dalla Legge 3 agosto 2007, n. 123, così come modificato dal D.Lgs. 9

aprile 2008, n. 81), con riferimento alle ipotesi di “omicidio colposo e lesioni colpose gravi o

gravissime, commessi con violazione delle norme sulla tutela della salute e della sicurezza sul

lavoro”;

! l’art. 25-octies (introdotto dal D. Lgs. 21 novembre 2007, n. 231), con riferimento ai reati di

“ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita” È stato introdotto

con l’art. 3 della Legge 15/12/2014 n. 186, pubblicata in G.U. n.292 del 17-12-2014, l’art. 618-ter-1

c.p., cosiddetto “Autoriciclaggio”, che ha apportato una modifica all’art. 25-octies (entrata in vigore il

01/01/2015), cosicché l’art. 25-octies dovrà intitolarsi: “ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro,

beni o utilità di provenienza illecita, nonché autoriciclaggio”

! l’art. 24-bis (introdotto dalla Legge 18 marzo 2008, n. 48, in sede di ratifica ed esecuzione della

Convenzione del Consiglio di Europa sulla criminalità informatica, redatta a Budapest il 23

novembre 2001) con riferimento ai “delitti informatici” e al “trattamento illecito di dati”;

! l’art. 24-ter (introdotto dalla legge 15.07.2009, n. 94, reati inerenti la c.d. “criminalità organizzata”,

con particolare riguardo ai reati di associazione per delinquere, associazione di tipo mafioso,

nonché estesa a vari tipi di reati transazionali – L. 16.03.2006, n. 146);

! l’art. 25.bis-1 (introdotto dalla L. 23.07.2009, N. 99, riferita ai “delitti contro l’industria ed il

commercio”, quali ad esempio, vendita di prodotti industriali con segni , vendita di sostanze

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

alimentari non genuine, frode nell’esercizio del commercio, turbata libertà dell’industria e del

commercio, illecita concorrenza con minaccia e violenza, usurpazione di proprietà industriali);

! l’art. 25-novies (delitti in materia di violazione del diritto d’autore – L.23.07.2009, n. 99).

! l’art. 25-decies (induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità

giudiziaria. Articolo aggiunto dalla L. 3 agosto 2009 n. 116, art. 4).

! l’art. 25-undecies (i c.d. reati ambientali, articolo introdotto dal d.lgs. n. 121 del 7 luglio 2011 ed in

vigore dal 16 agosto 2011).

! l’art. 25-duodecies (impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, articolo introdotto

dal D.Lgs. n. 109/2012).

Fattispecie di reato

Le fattispecie di reato rilevanti – in base al D.Lgs. 231/2001 e successive integrazioni – al fine di

configurare la responsabilità amministrativa dell’ente, sono soltanto quelle espressamente elencate

dal Legislatore ed, a tutt’oggi, possono essere comprese, per comodità espositiva, nelle seguenti

categorie:

1. delitti contro la pubblica amministrazione (quali corruzione e malversazione ai danni dello Stato,

truffa ai danni dello Stato e frode informatica ai danni dello Stato, indicati agli artt. 24 e 25 del

D.Lgs. 231/2001) o contro la fede pubblica (quali Falsita` in monete, in carte di pubblico credito,

in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento, indicati all’art. 25-bis D.Lgs. 231/2001);

2. reati societari (quali false comunicazioni sociali, falso in prospetto, illecita influenza

sull’assemblea, indicati all’art. 25-ter D.Lgs. 231/2001);

3. delitti in materia di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico (ivi incluso il finanziamento

ai suddetti fini), indicati all’art. 25-quater D.Lgs. 231/2001;

4. delitti contro la personalità individuale (quali lo sfruttamento della prostituzione, la pornografia

minorile, la tratta di persone e la riduzione e mantenimento in schiavitù, indicati all’art. 25-

quinquies D.Lgs. 231/2001);

5. Abusi di mercato, indicati dall’articolo 25-sexies D.Lgs. 231/2001);

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

6. Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, indicati dall’art.25-quater 1. del Dlgs

231/2001);

7. Reati transnazionali: l’associazione per delinquere, di natura semplice e di tipo mafioso,

l’associazione finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri o al traffico illecito di

sostanze stupefacenti o psicotrope, il riciclaggio, l’impiego di denaro, beni o altra utilità di

provenienza illecita, il traffico di migranti ed alcuni reati di intralcio alla giustizia se rivestono

carattere di transnazionalità;

8. Omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme

antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro (art. 25-septies D.Lgs.

231/2001);

9. Reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita previsti

dagli articoli 648, 648-bis e 648-ter del codice penale (art. 25-octies D.Lgs. 231/01);

10. Delitti informatici ed illecito trattamento dei dati c.d. “Cybercrime” (art. 24-bis D.Lgs. 231/2001);

11. Delitti di criminalità organizzata (art. 24-ter D.Lgs. 231/01);

12. Delitti contro l’industria e il commercio (art. 25-bis-1 D.Lgs. 231/01);

13. Delitti in materia di violazioni del diritto d’autore (art. 25-nonies D.Lgs. 231/01);

14. Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorita’ giudiziaria

(art. 25-decies D.Lgs. 231/01);

15. Reati ambientali ed inquinamento del mare da parte delle navi (art. 25-undecies);

16. Impiego di lavoratori stranieri irregolari (art. 25-duodecies);

17. Corruzione tra privati (art. 25-ter)

18. Autoriciclaggio (art. 25-octies)

1.3.MODELLI ORGANIZZATIVI

L’art. 6 del D.Lgs. 231/2001, nell’introdurre il regime di responsabilità amministrativa dell’ente, prevede

tuttavia una forma specifica di esonero da detta responsabilità qualora l’ente dimostri che:

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

! l’organo dirigente dell’ente abbia adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione

dell’illecito, “modelli di organizzazione e di gestione” idonei a prevenire reati della specie di quello

verificatosi;

! il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli nonché di curare il loro

aggiornamento sia stato affidato ad un organismo dell’ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di

controllo;

! le persone che hanno commesso l’illecito abbiano agito eludendo fraudolentemente i suddetti

modelli di organizzazione, gestione e controllo;

! non vi sia stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’organismo di cui al precedente punto

2.

L’”esonero” dalla responsabilità dell’ente passa attraverso il giudizio di idoneità del sistema interno di

organizzazione e controlli, che il giudice penale è chiamato a formulare in occasione del procedimento

penale a carico dell’autore materiale del fatto illecito (soggetto apicale o sottoposto).

Pertanto, nella formulazione dei modelli di organizzazione e di gestione, l’ente deve porsi come obiettivo

l’esito positivo di tale giudizio di idoneità.

Il D. Lgs. 231/2001 prevede, quindi, che i modelli di organizzazione e gestione debbano rispondere alle

seguenti esigenze:

1) individuare le attività nel cui ambito esista la possibilità che vengano commessi gli illeciti previsti;

2) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’ente in

relazione agli illeciti da prevenire;

3) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione di tali illeciti;

4) prevedere obblighi di informazione nei confronti dell’organismo deputato a vigilare sul funzionamento e

l’osservanza del modello;

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

5) introdurre un sistema disciplinare interno idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel

modello.

Per poter quindi attuare in maniera efficace un Modello Organizzativo, il Decreto richiede l’effettuazione di

costanti verifiche e di adattamenti/aggiornamenti che si rendessero necessari a fronte di eventuali

mutamenti in ordine all’organizzazione aziendale o di successive integrazioni normative del Decreto 231/01.

2. IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E

CONTROLLO

EX D. LGS. 231/01 DELLA SOCIETA’

BACKSTAGE SERVICE SRL

2.1.BACKSTAGE SERVICE SRL

Il gruppo BACKSTAGE SERICE pone da diversi anni al servizio del fashion & beauty i suoi brand

che nel tempo hanno saputo affermarsi come leaders nei vari settori.

MAKE UP SERVICE: marchio specializzato in produzioni televisive ed eventi, in grado di fornire

figure qualificate ed altamente professionali su tutto il territorio nazionale ed espletare tutte le

pratiche burocratiche legate agli eventi (ad esempio agibilità Enpals).

Per i professionisti impegnati nelle produzioni televisive MAKE UP SERVICE è in grado di fornire

tutta la documentazione necessaria:

• Elenco dei lavoratori impegnati su ogni singola produzione

• Dichiarazione di responsabilità che attesta la regolare corresponsione della retribuzione per

il personale impegnato, in misura non inferiore al C.C.N.L. applicato.

• Agibilità Enpals per ogni singola giornata di lavoro

• Denuncia di correttezza contributiva rilasciata dall’Enpals, che conferma il corretto

assolvimento degli obblighi, verso l’ente di previdenza dello spettacolo.

• DURC, documento unico di regolarità contributiva

• DVR, documento di valutazione dei rischi che certifica il regolare svolgimento delle attività

lavorative presso altre aziende, ai sensi dell’art. 26 del D.Lgs. 81/2008.

• Polizza assicurativa privata, stipulata con principale compagnia di assicurazioni, per gli

eventuali danni causati a terzi dal nostro personale, nell’ambito dell’attività lavorativa.

MKS: team composto da artisti di fama internazionale fornisce servizi qualificati e specializzati per

rispondere a tutte le esigenze del fashion system. Nasce nel 2006 e si specializza nel fornire

professionisti selezionati e sempre aggiornati a tutti i rami del fashion system, dall’editoria alle

campagne pubblicitarie passando attraverso i più importanti fashion show.

Il team MKS composto da photographer, video director, illustrator, stylist, art buyer, make up artist,

nail technician, selezionati tra le migliori figure e l’offerta di professionisti in grado di comunicare in

inglese, francese, tedesco, italiano e portoghese fanno di MKS un punto di riferimento nel settore

internazionale della moda.

MAKE UP SERVICE SPOSA: spin off di MAKE UP SERVICE, si occupa nello specifico

dell’ideazione e cura del look della sposa nel giorno più bello della sua vita. Make up artist e hair

stylist provenienti dal modo dello spettacolo suggeriscono e realizzano le soluzioni più adatte a

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

valorizzare la bellezza di ogni singola sposa. Dal 2006 offre servizi di wedding make up e hair style

con elevata professionalità ed estrema cura dei dettagli, per contribuire a rendere il giorno del

matrimonio unico ed indimenticabile

L’offerta è rivolta ai wedding planner e, alle strutture specializzate, alle future spose e si compone di

due pacchetti:

• Gold, prevede la realizzazione di trucco e acconciatura per la sposa nel giorno della

cerimonia;

• Diamond, comprende uno studio a priori di ideazione del look per il giorno del sì e la

successiva realizzazione nel giorno della cerimonia.

I make up artists e gli hair stylist che operano per MAKE UP SERVICE SPOSA sono professionisti

da sempre impegnati nel mondo dello spettacolo, che sfruttano la loro esperienza per garantire un

trucco naturale, ma duraturo, grazie all’impiego di prodotti sempre e solo di prima qualità.

OFFICINA DELLO STILE: il brand di hair stylist ha come valore fondante creatività e

sperimentazione di tecniche innovative nei trend capelli. Dal 2008 specializzato nella creazione e

realizzazione delle collezioni hair style. Fonda il suo successo sull’eccellenza della formazione

erogata e sulla partecipazione degli hair stylist del gruppo a eventi televisivi.

Il programma di formazione si articola su otto giornate, suddivise in due week-end, in cui si

sviluppano le collezioni Primavera-Estate e Autunno-Inverno per garantire un aggiornamento

professionale sui trend stagionali, mentre due week end vengono interamente dedicati alla tecnica di

colorazione esclusiva.

Completa la proposta formativa il programma extra-education che comprende format completamente

nuovi:

• Domani mi sposo, presentazione delle acconciature e i make up di tendenza per il

matrimonio

• Shooting fotografico, un’immersione nel modo della moda che prevede la realizzazione di un

vero e proprio servizio fotografico.

MAKING BEAUTY ACADEMY: più conosciuta come MBA, è la scuola di trucco televisivo,

cinematografico, teatrale, fashion, artistico e fotografico del gruppo. Il suo approccio è orientato alla

formazione tecnica, con particolare attenzione alla valorizzazione delle capacità artistiche dei singoli

allievi. La simbiosi con le agenzie del gruppo agevola l’inserimento degli allievi MBA nel mondo

professionale. Mantiene nel tempo una qualità ed uno stile di insegnamento riconosciuto dagli operatori

del settore ed apprezzato dagli studenti. MBA offre un panorama didattico completo che spazia dalla

scuola di trucco televisivo, cinematografico e teatrale, al fashion, all’artistico e fotografico, al body

painting ed effetti speciali. Si caratterizza per i propri corsi con un approccio nuovo, personale, non solo

fortemente orientato alla formazione tecnica completa, ma anche tendente allo sviluppo della capacità

artistica degli allievi ed della loro capacità professionale con stage e lezioni di backstage per prepararli

all’attività di make up artist.

GED FASHION INSTITUTE nasce nel 2001 a Milano e si pone subito all’avanguardia nel complesso

panorama della formazione dei settori moda, design e grafica, offrendo una preparazione mirata alle

esigenze di ambiti professionali in continua evoluzione.

GED è una realtà didattica e artistica basata su esperienza e professionalità di docenti molto

qualificati, professionisti affermati che hanno scelto l’insegnamento con la volontà di trasmettere la

loro esperienza “in diretta”.

GED offre dunque l’opportunità di “sfruttare” stilisti, designer, architetti, modellisti, sarti, manager,

web designer e truccatori per carpirne la preparazione costantemente aggiornata, tra cui si segnala il

prof. Giovanni Marangoni depositario del metodo modellistico per il taglio e la confezione degli abiti

femminili creato dal prof. Giulio Marangoni.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Nel corso o al termine degli studi GED garantisce uno stage ai migliori studenti presso famosissimi

studi stile e aziende.

I corsi GED hanno un ottimo rapporto qualità-prezzo. GED ha inserito nel mondo della moda molti ex

allievi, oggi protagonisti di carriere di successo, la percentuale di job placement è elevatissima.

BACKSTAGE SERVICE: completano i servizi resi dal gruppo il noleggio di camper attrezzati per

produzioni televisive e cinematografiche, pubblicità, eventi speciali, shooting fotografici e materiali

per le produzioni dello spettacolo.

Un’ampia scelta di mezzi equipaggiati con: postazioni di trucco, stender, divano, tavolo di appoggio,

tv, frigorifero, servizi igienici, aria condizionata, gruppo elettrogeno, lavatrice, asciugatrice, asse da

stiro, lavateste. A supporto delle produzioni anche il noleggio di auto e minivan. Il noleggio è sempre

comprensivo di autista.

È disponibile una vasta gamma di postazioni trucco mobili a noleggio o in vendita, create

appositamente per allestire reparti trucco per produzioni televisive, cinematografiche, per sfilate di

moda o eventi promozionali oltre che per arredare scuole di trucco e stand fieristici. Le postazioni

sono dotate di specchio, illuminazione, presa elettrica, vano alloggio prodotti, gambe telescopiche e

trolley.

Quelli elencati sono i brand una è la società BACKSTAGE SERVICE S.r.l. che coordina e gestisce

tutti processi amministrativi e contabili.

2.2.IL MODELLO: CARATTERI GENERALI

La Backstage srl, allo scopo di assicurare condizioni di correttezza, lealtà, trasparenza e sicurezza in ogni

propria attività aziendale, ha ritenuto fondamentale affiancare alla già esistente procedura interna di

prevenzione e controllo dei vari settori aziendali, altresì l’adozione di un proprio Modello Organizzativo (il

“Modello”) basato sulla previsione normativa e su tutti i principi contenuti nel D.Lgs. 231/2001.

Inoltre, in considerazione delle innovazioni legislative e giurisprudenziali che progressivamente andranno ad

arricchire il testo normativo 231/01, la Backstage srl s’impegnerà sin da ora ad adattare e ad aggiornare in

maniera costante e continuativa il proprio Modello aziendale.

E’ convinzione della Società che l’adozione e l’attuazione del presente Modello costituisca un valido

strumento di sensibilizzazione dei Destinatari (sia interni che esterni) affinchè possano seguire sempre un

comportamento il più corretto e lineare possibile, alla luce delle prescrizioni contenute nella normativa in

esame.

L’obiettivo principale della Backstage srl è quello di normare, chiarire ed adeguare tutta la propria attività

aziendale ai principi sanciti dal D. Lgs. 231/01, attraverso la condivisione, il rispetto ed il controllo, relativi alle

regole inserite nelle procedure interne, proprie del Modello, ai Protocolli, al Codice Etico aziendale, per poter

effettuare un’opera di prevenzione dei reati ed illeciti amministrativi sanzionabili, un’opera di controllo

dell’attuazione del Modello, e poter irrogare eventualmente le sanzioni in esso previste.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

L’attuale versione del Modello e’ stata approvata con apposita delibera del Consiglio di Amministrazione

della Backstage srl in data 31 Marzo 2105.

Si precisa che tutto il processo di costruzione e di adeguamento del Modello e’ stato effettuato tenendo

conto dei dettami del D.Lgs. 231/01, delle Linee Guida ampiamente ed esaustivamente elaborate da

Confindustria, nonché di tutte le procedure interne più specifiche, già esistenti, dimostratesi sicure ed efficaci

in materia sia di prevenzione che di controllo in alcune attività aziendali.

Il presente Modello si rivolge a tutti coloro che operano per la Backstage srl, quale che sia il rapporto che li

lega alla stessa, in particolare a coloro che:

i) rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione, di direzione o controllo della Società;

ii) sono sottoposti alla direzione e/o vigilanza di uno dei soggetti di cui al punto i) che precede (di

seguito, complessivamente, i “Destinatari”).

Più specificamente, in base al tipo di attività svolta dalla Backstage srl, il processo di adeguamento e’ stato

effettuato con riferimento alle tipologie specifiche di reati previsti e puniti dal D.Lgs. 231/01, ossia:

! per i reati relativi alla “Normativa Antiriciclaggio” (artt. 648 e 648-bis e –ter c.p.)

! per i reati relativi alla truffa ai danni dello Stato o di altro ente pubblico (art. 640 c. 2, n.1 c.p.)

! per i reati relativi ai delitti informatici e trattamento illecito dei dati (art. 640-ter e quinquies c.p.)

! per i reati relativi a tutti i rapporti con la P.A. (truffa, corruzione agli artt. 318-319-320-321e 322 c.p. )

! per i reati relativi alle norme antinfortunistiche a tutela della salute e della sicurezza sul lavoro,

relativi all’omicidio colposo e lesioni personali colpose (artt. 589 e 590 c.p.).

! per i reati ambientali (art. 25-undecies D.Lgs 231/01).

! per i reati relativi all’assunzione di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno e’ irregolare (art. 25-

duodecies D.Lgs. 231/01).

Per quanto concerne l’esclusione di tutte le altre tipologie di illecito inserite nel dettato normativo del D.Lgs.

231/01, la Backstage srl, in considerazione della natura sociale della propria attività, ha ritenuto di doverle

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

escludere poiché di impossibile commissione (es. reati di terrorismo, reati transazionali, di associazione a

delinquere, di falso in valori bollati o monete, delitti contro la personalità individuale, ecc.)

La Backstage srl inoltre non e’ società quotata sul mercato nazionale, ragion per cui tutte le figure di illecito

relative a reati collegati a questa particolare condizione sono certamente da escludere.

2.3.IL MODELLO: SCOPO E PRINCIPI

Scopo del presente Modello e’ la costruzione di un sistema di procedure aziendali che possano garantire in

maniera efficace e concreta, sia l’attuazione delle linee-guida a cui si ispirano i principi normativi del D. Lgs.

231/01, sia la prevenzione nella commissione di illeciti, sia la possibilità reale di garantire un controllo

continuativo ed approfondito sui flussi operativi aziendali inclusi nelle aree a c.d. “rischio reato”.

Attraverso la “mappatura” delle aree aziendali a rischio, e la creazione di procedure conseguenti, il presente

documento si pone le seguenti finalità:

! informare nonché sensibilizzare i Destinatari e, in particolare, tutti coloro che operano in nome e per

conto della Backstage srl nelle “aree di attività a rischio”, come oltre definite, sulla eventualità di

poter incorrere, in caso di violazione delle disposizioni definite, in un illecito passibile di sanzioni, sul

piano penale ed amministrativo, non solo nei propri confronti ma anche nei confronti della società;

! ribadire che tali forme di comportamento illecito sono condannate dalla Società in quanto contrarie,

oltre che alle disposizioni di legge, anche ai principi etici cui la Backstage srl si ispira nello

svolgimento delle proprie attività e nell’espletamento della propria mission aziendale;

! consentire alla società di intervenire tempestivamente, anche in via preventiva, attraverso il

monitoraggio sulle aree di attività considerate potenzialmente a rischio, al fine di prevenire e/o

contrastare la commissione di tali illeciti.

I cardini fondamentali su cui si basa il presente Modello, oltre a quelli già elencati, sono:

! attività di sensibilizzazione e di diffusione delle regole comportamentali e delle procedure.

! individuazione e formalizzazione della mappatura delle “aree di attività a rischio”, ovvero delle aree

aziendali interessate a potenziali casistiche di reato.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

! L’attribuzione all’Organismo di Vigilanza di specifici compiti di controllo e di adeguamento del

Modello (ex post).

! La verifica della documentazione delle operazioni a rischio e la creazione di procedure conseguenti.

! Il rispetto del principio della c.d. “separazione delle funzioni”.

! La definizione dei poteri autorizzativi coerenti con le responsabilità assegnate.

! La verifica dei comportamenti sulla base del presente Modello.

! Il costante aggiornamento delle funzioni e delle procedure aziendali.

! La costruzione e il rispetto di un adeguato sistema sanzionatorio.

Pertanto, il processo di costruzione del presente Modello, si e’ articolato in 2 fasi distinte:

1. attività di RISK-MAPPING, ossia l’analisi del contesto aziendale per porre in luce quelle che sono le

aree e i settori a rischio reato presupposto ex D.Lgs. 231/01;

2. la definizione del Modello, attraverso la valutazione del sistema d’organizzazione, gestione e

controllo dei rischi già esistente all’interno della Backstage srl, e suo successivo adeguamento,

integrando o modificando i controlli preventivi esistenti nonché formalizzandoli in specifiche

procedure, qualora necessario, al fine di contrastare efficacemente i rischi identificati.

E’ stato così definito un sistema d’organizzazione, gestione e controllo finalizzato a prevenire la

commissione delle fattispecie di reato e di illecito amministrativo individuate dal D. Lgs. 231/2001 e

successive integrazioni.

2.4.LE AREE DI ATTIVITA’ A RISCHIO.

In base alle risultanze delle attività di identificazione dei rischi effettuata all’interno della Backstage srl, sono

state considerate quali “aree di attività a rischio”, intese quali aree aziendali interessate a potenziali

casistiche di reato ed individuate in base alle risultanze dell’attività di identificazione dei rischi effettuata dalla

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Società, gli ambiti di attività della stessa che abbiano quale principale presupposto l’instaurazione di rapporti

con la Pubblica Amministrazione, oltre ad altri ambiti di attività aziendale, come qui sotto meglio elencati:

1. rapporti con la Pubblica Amministrazione e autorità di Vigilanza e Controllo.

2. prevenzione degli infortuni sul lavoro.

3. prevenzione dei reati di ricettazione, riciclaggio, e impiego di danaro, beni o utilità di provenienza

illecita.

4. prevenzione di eventuali reati collegati ai c.d. delitti informatici e trattamento illecito dei dati.

5. prevenzione di reati ambientali.

6. prevenzione di reati in materia di assunzione dei lavoratori stranieri.

Le Aree di attività a potenziale rischio sono state oggetto dell’analisi dei rischi da parte della Backstage srl, e

vengono costantemente monitorate nell’ambito della conservazione e della validità del presente Modello da

parte dell’Organismo di Vigilanza.

L’analisi dettagliata dei processi e’ contenuta in documenti aziendali, e qui riportata agli allegati C e D.

1. Rapporti con la Pubblica Amministrazione e Autorità di Vigilanza e Controllo.

Dalle interviste effettuate, emerge che la Backstage srl intrattiene rapporti con la Pubblica Amministrazione a

titolo di fornitore, essendo stato dichiarato che l’Azienda, in Italia, si rapporta sia con la RAI che con il

Comune di Milano.

La società partecipa a gare di evidenza pubblica. Inoltre, qualora verrà accreditata presso la regione

Lombardia, Backstage s’interfaccerà con la P.A. per l’ottenimento di licenze, di certificati, mentre per la

partecipazione a gare pubbliche, avrà a che fare con l’Autorità di Vigilanza e Controllo per gli adempimenti

ex lege inerenti la partecipazione stessa.

Per quanto concerne l’esatto invio di informazioni aziendali, scambio di dati volti alla redazione dei bilanci,

nei rapporti con il Consulente esterno (Commercialista di fiducia), il flusso di dati non prevede un doppio

controllo, e’ emerso che l’unico vero controllo viene effettuato direttamente dal Consulente, il quale verifica in

prima persona se i dati ricevuti rispondano alla realtà aziendale. Di conseguenza sarebbe utile non solo

prevedere un doppio controllo all’interno dell’azienda prima che i dati ne escano, ma, anche al fine di evitare

qualsiasi ulteriore conseguenza dannosa per la Società, si e’ preso in considerazione l’obbligo di invio del

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Codice Etico aziendale al Consulente esterno per accettazione dei principi ivi sanciti, nonché l’addendum ex

231/2001, relativo all’informativa rivolta ai Fornitori dell’Azienda circa l’adozione del Modello Organizzativo,

Codice Etico, in ottemperanza al citato Decreto, oltreché la previsione di risoluzione del contratto di

Consulenza/Fornitura ex art. 1456 c.c. in caso di inadempimento e mancato rispetto delle linee eticogiuridiche

predisposte dalla Backstage srl, ex D.Lgs 231/01 .

Lo stesso dicasi per i maggiori Fornitori aziendali, e per tutti i rapporti relativi alle attività che la Società

espleta insieme ai 6 brand aziendali.

Pertanto, sono state prese in considerazione, ai fini della valutazione rischio-reato nei rapporti con la P.A., le

seguenti aree aziendali:

SETTORE:

• UFFICIO AMMINISTRATIVO E ATTIVITA’ DELL’AMMINISTRATORE DELEGATO

• VENDITE

ATTIVITA’ A RISCHIO RILEVATA:

– donazioni, regalie e omaggi ad appartenenti alla P.A. e/o Autorità di Vigilanza e Controllo.

– gestione sconti, omaggi a clienti.

– relazioni con il Consulente esterno per la predisposizione dei bilanci aziendali (sicurezza sui dati per la

predisposizione di bilanci).

– rapporti con i propri fornitori esterni.

– rapporti della Società con i 6 brand.

2. Prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Gestione della prevenzione degli infortuni sul lavoro e dei rischi sulla sicurezza e la salute dei lavoratori

dipendenti.

SETTORE:

• VENDITE/ACQUISTI

• CORSI A STUDENTI

ATTIVITA’ A RISCHIO RILEVATA:

– La Backstage srl ha attività sia interne alla sede che in sedi di vari Clienti in esterno.

3. Prevenzione dei reati di ricettazione, riciclaggio, e impiego di danaro, beni o utilità di

provenienza illecita.

Tenuta e gestione della cassa all’interno della Backstage srl e gestione del contante, limiti di utilizzo del

contante e modalità preferibili di pagamento.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

ATTIVITA’ A RISCHIO RILEVATA:

– mancata definizione di parametri scritti sulla casistica e sul limite dell’utilizzo dei contanti.

– procedura scritta sul flusso della contabilità da stendere.

– mancata separazione delle funzioni su tutto il processo contabile.

– Mancanza di un ok a procedere per pagamenti: settare un limite di importo oltre il quale occorre uun

controllo e un’autorizzazione ad hoc da parte del responsabile.

SETTORE:

• UFFICIO AMMINISTRATIVO.

4. Prevenzione di eventuali reati collegati ai c.d. delitti informatici e trattamento illecito dei dati.

E’ risultato, dalle interviste effettuate, che la Società non ha ancora predisposto un sistema interno di

condivisione con tutto il personale di un elenco chiaro e facilmente accessibile a chi ne dovesse necessitare

(anche per poter a propria volta delegare a terzi incombenze) del sistema di poteri/deleghe in capo a

dipendenti aziendali.

ATTIVITA’ A RISCHIO RILEVATA:

Uso improprio di poteri e deleghe, potrebbero essere trasmessi dati da personale che non sia autorizzato né

in potere di farlo.

Utilizzo/accesso a dati sensibili informatici in maniera impropria.

SETTORE:

• AREA DIREZIONE

• UFFICIO AMMINISTRATIVO

• AREA IT.

5. Prevenzione di reati ambientali.

Anche se la società non opera direttamente lo smaltimento dei rifiuti (poiché i rifiuti vengono portati nell’area

condominiale predisposta), non esiste all’interno della Società una procedura scritta circa la prevenzione dei

reati ambientali inerenti la gestione dei rifiuti: occorre stendere il c.d. ciclo di smaltimento rifiuti.

ATTIVITA’ A RISCHIO RILEVATA:

Possibile errore da parte della Società e violazione della normativa inerente i c.d. reati ambientali.

SETTORE:

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

• L’AZIENDA STESSA

6. Prevenzione di reati in materia di assunzione dei lavoratori cittadini di paesi terzi.

Non ci sono particolari note su questo punto, ma si e’ deciso di affrontarlo ugualmente per prevenire rischi

futuri, e per fornire delle linee-guida chiare e certe sui metodi di assunzione all’interno della Backstage srl.

Verrà pertanto stesa una procedura scritta ad hoc.

2.5. LE PROCEDURE DEL MODELLO.

Si è quindi proceduto ad effettuare la ricognizione e la valutazione dell’efficacia dei sistemi d’organizzazione,

gestione e controllo esistenti ed utilizzati all’interno della Società e a codificare – ove necessario – in

documenti scritti, le prassi aziendali in corso, finalizzate alla prevenzione di condotte illecite individuate dal

D. Lgs. 231/2001.

Al termine del processo di codifica delle prassi di organizzazione, gestione e controllo esistenti nonché di

aggiornamento delle procedure/regole di comportamento aziendali, la Società ha individuato le procedure

riferibili al Modello, le ha raccolte in appositi documenti conservati presso la stessa, portandole di volta in

volta a conoscenza dei Destinatari e mettendole comunque a disposizione degli stessi anche attraverso la

pubblicazione in cartelle condivise accessibili.

Le procedure/regole di comportamento riconducibili al Modello si integrano, evidentemente, con le altre linee

guida organizzative, con gli organigrammi, gli ordini di servizio, il sistema di attribuzione di poteri e le procure

aziendali – in quanto funzionali al Modello – già utilizzati o operanti nell’ambito della Società, che non si è

ritenuto necessario modificare ai fini del D. Lgs. 231/2001.

Le procedure riferibili al Modello, così come le altre norme societarie interne, rispondono a principi generali

di controllo interno tesi a garantire una conduzione dell’impresa sana, corretta e coerente con gli obiettivi

prefissati e, nello specifico, il rispetto delle disposizioni del D.Lgs. 231/01.

In linea generale, il sistema di controllo interno della Società, delineato nell’ambito delle procedure aziendali

e nelle altre norme societarie interne, deve essere idoneo a:

” garantire, nell’ambito dei processi aziendali, un adeguato livello di separazione di funzioni, così da

impedire il verificarsi di situazioni di conflitto di interesse nelle competenze assegnate;

” assicurare l’attribuzione di poteri autorizzativi e di firma coerenti con le responsabilità organizzative

e gestionali assegnate;

” garantire, nell’ambito delle attività operative ed amministrativo-contabili, l’utilizzo di sistemi e

procedure che assicurino la registrazione completa e accurata dei fenomeni aziendali e dei fatti

della gestione;

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

” assicurare che la gestione delle risorse finanziarie avvenga nel pieno rispetto delle normative vigenti

e che ogni movimentazione finanziaria sia preventivamente autorizzata, nonché accuratamente e

completamente registrata e rendicontata;

” garantire la tracciabilità delle attività di controllo e di monitoraggio effettuate sui processi operativi e

sulle attività amministrativo-contabili.

2.6. IL CODICE ETICO DELLA BACKSTAGE SERVICE SRL

Il Codice Etico della Backstage srl, parte essenziale ed inscindibile del presente Modello, viene scritto

unitamente al Modello stesso, adeguandolo alle disposizioni invocate dal dettato normativo del D.Lgs.

231/01.

Il Codice Etico viene integralmente inserito nell’allegato E) del presente documento.

L’obiettivo del Codice Etico e’ quello di definire e di regolamentare in maniera chiara ed inequivocabile quelli

che sono i principi etici e morali che hanno sempre ispirato, e tutt’ora ispirano, l’operato sociale della

Società.

Tali principi hanno sempre distinto la Backstage srl, sia nell’ambito interno, nei rapporti con i propri

dipendenti, sia in quello esterno, ossia nei rapporti con i propri consulenti, collaboratori, fornitori e clienti.

Considerato pertanto l’alto valore etico del documento in esame, lo stesso viene inserito nel presente

Modello come parte integrante ed inscindibile, poiché risulta un valido supporto nella concreta applicazione

del Modello in relazione alle dinamiche aziendali, cosi da rendere eventualmente operante la scriminante

citata all’art. 6 del D.Lgs. 231/01.

A seguito della sua adozione e della sua successiva modifica, il Codice Etico e’ stato consegnato ai

componenti degli organi sociali, a tutti i lavoratori dipendenti ed ai collaboratori della Società.

I contratti di collaborazione, di consulenza, di fornitura e, più in generale, tutti i contratti aventi ad oggetto

rapporti d’affari con la Backstage srl, sono stati rivisti in modo da prevedere l’esplicito riferimento al Codice

Etico aziendale, l’inosservanza delle cui norme potrà costituire inadempimento delle obbligazioni contrattuali

assunte, con la conseguenza di rappresentare “giusta causa” di risoluzione degli stessi e, qualora se ne

ravvisi la necessità, di risarcimento dei danni.

Inoltre, l’importanza che il Codice Etico riveste per la Backstage srl e la sua natura cogente, e’ dimostrato

dalla previsione di apposite sanzioni in caso di sua violazione, come indicato nel successivo art. 2.7.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

2.7.IL SISTEMA SANZIONATORIO.

Un aspetto essenziale per l’effettività del Modello è costituito dalla definizione di un adeguato sistema

disciplinare, idoneo a sanzionare la violazione del Modello e delle regole di comportamento/procedure

aziendali ad esso riferibili, sia per i soggetti in posizione apicale sia per i soggetti sottoposti all’altrui

direzione e vigilanza.

A tal fine la Società ha definito che la violazione delle norme del Codice Etico nonché dei principi contenuti

nel Modello e nelle procedure, e regole di comportamento ad esso riferibili comporta, a carico dei

Destinatari, l’applicazione di sanzioni.

Tali violazioni, infatti, ledono il rapporto di fiducia instaurato con la Società stessa e possono determinare,

quale conseguenza, azioni disciplinari a carico dei soggetti interessati, a prescindere dall’eventuale

instaurazione di un giudizio penale nei casi in cui il comportamento integri o meno una fattispecie di illecito e

dall’esito del conseguente giudizio.

In ogni caso, data l’autonomia della violazione del Codice Etico e delle procedure interne rispetto alla

violazione di legge che comporta la commissione di un reato o di un illecito amministrativo, la valutazione dei

comportamenti in contrasto con il Modello effettuata dalla Società, può non coincidere con la valutazione del

giudice in sede penale.

Le sanzioni:

a) LAVORATORI DIPENDENTI: i comportamenti da essi tenuti in violazione delle regole comportamentali

previste nel Codice Etico e nel Modello sono considerati inadempimento delle obbligazioni primarie del

rapporto di lavoro e, pertanto, hanno rilevanza anche quali illeciti disciplinari, nel rispetto delle norme

specialistiche (in particolare, CCNL e Contratti Integrativi Aziendali applicabili) e delle procedure di settore

vigenti (art. 7 dello Statuto dei Lavoratori).

Il tipo e l’entità delle sanzioni previste dalle previsioni contrattuali vigenti (a titolo esemplificativo, richiamo

verbale, ammonizione scritta, multa, sospensione, licenziamento) saranno applicate tenendo conto, in

particolare, della rilevanza degli obblighi violati, nonché:

– dell’intenzionalità del comportamento o grado di negligenza, imprudenza o imperizia evidenziata;

– del comportamento complessivo del dipendente, con particolare riguardo alla sussistenza o meno di

precedenti sanzioni disciplinari;

– della posizione funzionale e alle mansioni del dipendente coinvolto;

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Le sanzioni disciplinari potranno essere applicate nel caso di violazioni derivanti da:

i. mancato rispetto dei principi di comportamento contenuti nelle procedure aziendali riferibili al Modello;

ii. mancato rispetto delle procedure aziendali concernenti l’evidenza dell’attività svolta relativamente alle

modalità di documentazione, conservazione e di controllo degli atti relativi alle procedure aziendali riferibili al

Modello, in modo da impedire la trasparenza e la verificabilità della stessa;

iii. violazione e/o elusione del sistema di controllo posto in essere mediante la sottrazione, la distruzione o

l’alterazione della documentazione prevista dalle procedure aziendali riferibili al Modello ovvero impedendo il

controllo o l’accesso alle informazioni ed alla documentazione ai soggetti preposti, incluso l’Organo di

Vigilanza e Controllo;

iv. inosservanza delle disposizioni relative ai poteri di firma e del sistema delle deleghe;

v. omessa vigilanza da parte dei superiori gerarchici sul comportamento dei propri sottoposti circa la corretta

e effettiva applicazione dei principi contenuti nelle procedure aziendali riferibili al Modello.

b) COLLABORATORI ESTERNI, PARTNERS E FORNITORI: ogni comportamento posto in essere dai

Collaboratori esterni, Partners o Fornitori, in contrasto con le linee di condotta indicate nel presente Modello,

e tale da comportare il rischio di commissione di un reato sanzionato dal Decreto potrà comportare, secondo

quanto previsto in apposite clausole contrattuali inserite nelle lettere di incarico o negli accordi di partnership,

la risoluzione del rapporto contrattuale, fatta salva l’eventuale richiesta di risarcimento del danno, qualora da

tale comportamento derivino danni concreti alla Società, come nel caso di applicazione da parte del Giudice

delle misure sanzionatorie e/o interdittive presenti nel Decreto.

c) AMMINISTRATORI E SINDACI: con riguardo agli Amministratori ed ai Sindaci, gli Organi Sociali della

Backstage srl adotteranno, di volta in volta, le misure di tutela più opportune, nell’ambito di quelle previste

dalla normativa di volta in volta vigente.

d) ORGANISMO DI VIGILANZA: con riguardo all’Organismo di Vigilanza, nel caso in cui il rapporto con la

Backstage srl, sia di lavoro subordinato, si applicheranno le disposizioni di cui al punto a) sopra riportate, nel

caso in cui, invece, il rapporto sia di collaborazione e/o consulenza, si dovranno applicare le previsioni

sanzionatorie previste al punto b) che precede.

2.8.L’ORGANO DI VIGILANZA E CONTROLLO

L’art. 6, 1° comma, lett. b) e d) del Decreto, nel ricondurre l’esonero da responsabilità dell’Ente all’adozione

ed efficace attuazione di un modello di organizzazione, gestione e controllo, idoneo a prevenire la

commissione degli illeciti considerati da tale normativa, ha previsto l’obbligatoria istituzione di un organismo

dell’ente, dotato sia di un autonomo potere di controllo (che consenta di vigilare sul funzionamento e

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

sull’osservanza del Modello) sia di un autonomo potere di iniziativa, a garanzia del costante aggiornamento

dello stesso.

Tale organismo, inoltre, deve avere, ai fini di un’effettiva ed efficace attuazione del Modello, le seguenti

caratteristiche:

(i) autonomia ed indipendenza, fondamentali affinché tale organismo non sia coinvolto nelle attività

gestionali che costituiscono l’oggetto della sua attività ispettiva e di controllo; la posizione di tale

organismo all’interno dell’ente, infatti, deve garantire l’autonomia dell’iniziativa di controllo da

ogni forma di interferenza e/o di condizionamento da parte di qualunque componente dell’ente

(e, in particolare, dell’organo dirigente);

(ii) professionalità, ovvero possedere competenze specifiche in tema di attività consulenziali in

materia legale, ispettiva e di controllo, necessarie per l’espletamento delle delicate funzioni ad

esso attribuite nonché un’approfondita conoscenza della struttura organizzativa societaria ed

aziendale; tali caratteristiche, unite all’indipendenza, garantiscono l’obiettività di giudizio;

(iii) continuità d’azione, ovvero dedicarsi costantemente – con i necessari poteri ispettivi e di controllo –

alla vigilanza del rispetto del Modello, curarne l’attuazione ed assicurarne il periodico

aggiornamento.

In attuazione di quanto previsto dal D.Lgs. 231/01, l’Organismo di Vigilanza e Controllo (qui di seguito

definito “OdV”) assume la veste di organo avente 1 solo membro, nominato dal Consiglio di Amministrazione

secondo le logiche e i criteri infra descritti, ed è composto da:

n .3 membri, di comprovata esperienza e competenza.

I componenti dell’OdV devono possedere requisiti di onorabilità, analoghi a quelli degli amministratori della

Società, di professionalità adeguati al ruolo da ricoprire, e devono essere esenti da cause di incompatibilità e

motivi di conflitto di interesse con altre funzioni e/o incarichi aziendali tali che possano minarne

l’indipendenza e la libertà di azione e di giudizio. La sussistenza e la permanenza di tali requisiti soggettivi

devono essere, di volta in volta, accertate dal Consiglio di Amministrazione della Società sia

preventivamente alla nomina sia periodicamente – almeno una volta all’anno – durante tutto il periodo in cui i

componenti dell’Organo di Vigilanza e Controllo resteranno in carica.

Costituisce, inoltre, causa di ineleggibilità o di revoca per giusta causa dei componenti l’Organo di Vigilanza

e Controllo la sentenza di condanna (o di patteggiamento) non irrevocabile, con particolare riferimento a

illeciti previsti dal Decreto.

Essi sono nominati dal C.d.A. che ne determina anche l’eventuale remunerazione.

L’OdV dura in carica n. 3 anni, ed i suoi membri possono essere rinominati 2 volte.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Al fine di garantirne la piena autonomia ed indipendenza, l’Organo di Vigilanza e Controllo riporta

direttamente al Consiglio di Amministrazione della Società.

Il venir meno anche di uno solo dei requisiti di onorabilità, professionalità, assenza di incompatibilità e/o

conflitto di interesse di cui al precedente paragrafo, in costanza di mandato, determina la decadenza

dell’incarico.

L’eventuale revoca dei componenti dell’Organo di Vigilanza e Controllo è di competenza del Consiglio di

Amministrazione della Backstage srl.

In caso di revoca o decadenza, il Consiglio di Amministrazione della Società provvede tempestivamente alla

sostituzione del componente revocato o decaduto, previo accertamento dei requisiti soggettivi sopra indicati.

L’Organo di Vigilanza e Controllo decade per la revoca o decadenza di tutti i suoi componenti. In tal caso il

Consiglio di Amministrazione della Società provvede, senza indugio, alla sua ricostituzione.

Compiti ed attribuzioni

Nello svolgimento della sua attività, l’Organo di Vigilanza e Controllo può avvalersi – laddove necessario – del

supporto di altre funzioni aziendali, ovvero di consulenti esterni.

All’Organo di Vigilanza e Controllo sono conferite le seguenti attribuzioni:

(i) vigilare sull’osservanza delle prescrizioni del Modello e/o delle procedure aziendali ad esso riferibili da

parte dei soggetti interessati, rilevando e segnalando le eventuali inadempienze e/o scostamenti

comportamentali e i settori che risultano più a rischio, in considerazione delle violazioni verificatesi;

(ii) vigilare sulla reale efficacia ed effettiva capacità del Modello di prevenire ed impedire la commissione

degli illeciti di cui al D.Lgs. 231/2001, in relazione alle singole strutture aziendali e alla concreta attività

svolta;

(iii) garantire il mantenimento nel tempo dei requisiti di solidità e funzionalità del Modello;

(iv) vigilare sull’opportunità di procedere ad un aggiornamento del Modello, laddove si riscontrino esigenze di

adeguamento e/o integrazione dello stesso in relazione a mutate condizioni normative, modifiche dell’assetto

organizzativo aziendale e/o delle modalità di svolgimento delle attività d’impresa ovvero in caso di

significative violazioni delle prescrizioni del Modello e/o delle procedure aziendali ad esso riferibili;

(v) acquisire presso tutti i Destinatari del Modello la documentazione aziendale e le informazioni ritenute utili

per assolvere ai propri compiti e alle proprie responsabilità;

(vi) verificare che siano svolte opportune iniziative di informazione e formazione dei Destinatari sui principi, i

valori e le regole di comportamento contenute nel Modello e nelle procedure aziendali ad esso riferibili,

anche sulla base delle richieste di chiarimento e delle segnalazioni di volta in volta pervenute;

(vii) verificare l’adeguatezza delle iniziative di informazione e formazione svolte sui principi, i valori e le

regole di comportamento contenute nel Modello e nelle procedure aziendali ad esso riferibili, nonché del

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

livello di conoscenza acquisito dai Destinatari, con particolare riferimento a coloro che operano nell’ambito

delle “aree di attività a rischio”;

(viii) svolgere una periodica attività di reporting nei confronti degli organi sociali;

(ix) raccogliere, elaborare e conservare le segnalazioni e le informazioni rilevanti trasmesse dalle varie

funzioni aziendali con riferimento al Modello e alle procedure aziendali ad esso riferibili e conservare le

risultanze dell’attività effettuata e la relativa reportistica.

Allo scopo di assolvere alle proprie responsabilità, l’Organo di Vigilanza e Controllo può, in qualsiasi

momento, nell’ambito della propria autonomia e discrezionalità, procedere ad atti di verifica riguardo

all’applicazione del Modello e/o delle procedure aziendali ad esso riferibili, esercitabili anche disgiuntamente

da ciascuno dei suoi componenti.

In particolare sono previste:

(i) verifiche su specifiche operazioni aziendali: a tal fine l’Organo di Vigilanza e Controllo procederà

periodicamente ad una verifica degli atti e/o dei contratti riguardanti le “aree di attività a rischio” e i “processi

strumentali”, secondo tempi e modalità dallo stesso individuate;

(ii) verifiche sulle procedure/regole di comportamento adottate: a tal fine l’Organo di Vigilanza e Controllo

procederà periodicamente ad una verifica sull’efficacia e sull’effettiva attuazione delle procedure/regole di

comportamento riferibili al Modello.

L’Organo di Vigilanza e Controllo, conseguentemente alle verifiche effettuate, alle modifiche normative e/o

organizzative di volta in volta intervenute nonché all’accertamento dell’esistenza di nuove aree di attività a

rischio ovvero in caso di significative violazioni delle prescrizioni del Modello e/o delle procedure aziendali ad

esso riferibili, evidenzia alle funzioni aziendali competenti l’opportunità che la Società proceda ai relativi

adeguamenti ed aggiornamenti del Modello e/o delle relative procedure.

L’Organo di Vigilanza e Controllo verifica, attraverso attività di follow-up, che le eventuali azioni correttive

raccomandate vengano intraprese dalle funzioni aziendali competenti.

In presenza di problematiche interpretative e/o di quesiti sul Modello e/o sulle procedure aziendali ad esso

riferibili, i Destinatari possono rivolgersi all’Organo di Vigilanza e Controllo per i chiarimenti opportuni.

Ai fini specifici dell’esecuzione delle attività di vigilanza e controllo assegnate, all’Organo di Vigilanza e

Controllo è attribuita annualmente un’adeguata disponibilità finanziaria, di volta in volta aggiornata a

seconda delle specifiche esigenze determinatesi, allo scopo di consentirgli lo svolgimento delle attribuzioni

sopra descritte con piena autonomia economica e gestionale.

Funzionamento dell’Organo di Vigilanza e Controllo

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

L’Organo di Vigilanza e Controllo redigerà il verbale dei controlli effettuati per lo meno con cadenza

semestrale, ed ogni qual volta ne ravvisi la necessità.

E’ facoltà dell’Organo di Vigilanza e Controllo nominare un segretario, scegliendolo anche al di fuori dei suoi

componenti.

Ulteriori aspetti operativi riguardanti il funzionamento dell’Organo di Vigilanza e Controllo potranno essere

disciplinati in un apposito regolamento.

Flussi informativi verso gli organi sociali

Con riferimento all’attività di reporting nei confronti degli organi sociali, l’Organo di Vigilanza e Controllo

relaziona, mediante reports scritti e con cadenza almeno semestrale, il Consiglio di Amministrazione, in

merito all’attuazione del Modello ed in merito all’esito delle verifiche svolte e alle iniziative intraprese, nonché

il Collegio Sindacale.

L’Organo di Vigilanza e Controllo può essere consultato in qualsiasi momento dagli organi sopra citati per

riferire in merito al funzionamento del Modello o a situazioni specifiche o, in caso di particolari necessità, può

informare direttamente e su propria iniziativa gli organi sociali.

Flussi informativi verso l’Organo di Vigilanza e Controllo

I Destinatari del Modello sono tenuti a fornire le informazioni richieste dall’Organo di Vigilanza e Controllo

secondo i contenuti, le modalità e la periodicità di volta in volta definiti dallo stesso.

I Destinatari trasmettono all’Organo di Vigilanza e Controllo le informazioni concernenti i provvedimenti

provenienti dalla magistratura, dalla Polizia Giudiziaria o da altra Autorità, dai quali si evinca lo svolgimento

di attività di indagine o giudiziaria per una delle fattispecie di illecito rilevanti ai sensi del D.Lgs. 231/2001

riguardanti la Società e/o i Destinatari.

I Destinatari del Modello, inoltre, qualora vengano a conoscenza di fatti che integrino la commissione di

illeciti previsti dal D.Lgs. 231/2001 ovvero al verificarsi di eventi o circostanze rilevanti ai fini dello

svolgimento dell’attività di competenza dell’Organo di Vigilanza e Controllo, lo informano prontamente.

L’Organo di Vigilanza e Controllo valuta le segnalazioni ricevute e si attiva per i necessari adempimenti ed

iniziative, motivando per iscritto eventuali decisioni di non procedere ad effettuare indagini interne.

Ogni informazione e segnalazione raccolta dall’Organo di Vigilanza e Controllo viene custodita sotto la sua

responsabilità, secondo regole, criteri e condizioni di accesso ai dati idonee a garantirne l’integrità e la

riservatezza.

Per le finalità informative di cui sopra (nonché per chiarimenti e/o informazioni), l’Organo di Vigilanza e

Controllo dispone anche di un indirizzo specifico di posta elettronica (odv.carabelli@carabelli.it), utilizzabile

esclusivamente dai membri dello stesso e – se nominato – dal segretario.

L’eventuale violazione degli obblighi informativi verso l’Organo di Vigilanza e Controllo posti a carico dei

Destinatari può determinare l’applicazione delle sanzioni disciplinari di cui al paragrafo 2.7 che precede.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

2.9.INFORMAZIONE E FORMAZIONE.

La Backstage srl, in conformità a quanto previsto dal D.Lgs. 231/2001 e al fine di dare efficace attuazione al

Modello, ha definito uno specifico piano di comunicazione e formazione volto ad assicurare un’ampia

divulgazione ai Destinatari dei principi in esso previsti nonché delle procedure e regole di comportamento

aziendali ad esso riferibili. Tale piano è gestito dalle competenti funzioni aziendali che si coordinano con

l’Organo di Vigilanza e Controllo.

In particolare, per quanto attiene alla comunicazione, è previsto che il Modello sia consegnato, unitamente

alle procedure e regole di comportamento ad esso riferibili, ai Destinatari; esso è, inoltre, pubblicato nella

cartella aziendale condivisa ed accessibile, unitamente alle procedure.

Per quanto riguarda la formazione, la Società ha poi previsto una specifica attività di formazione riguardante,

in generale, le disposizioni normative in tema di responsabilità amministrativa degli enti (e, quindi, le

conseguenze derivanti alla Società dall’eventuale commissione di illeciti da parte di soggetti che per essa

agiscano), le caratteristiche essenziali degli illeciti previsti dal Decreto e, più specificatamente, i principi

contenuti nel Modello e nelle procedure e regole di comportamento ad esso riferibili nonché le specifiche

finalità preventive che il Modello persegue in tale contesto.

Tale attività è articolata in relazione ai ruoli, alle funzioni e alle responsabilità rivestite dai singoli Destinatari

nonché al livello di rischio dell’area di attività o del processo aziendale in cui gli stessi operano. Essa si

concretizza, a seconda dei casi, in corsi da tenersi in aula.

L’attività di formazione è adeguatamente documentata e la partecipazione agli incontri formativi è

formalizzata attraverso la richiesta della firma di presenza.

Informazione e Formazione in tema di Sicurezza e Salute.

Specifiche iniziative informative e formative sono, inoltre, svolte con specifico riferimento all’attività di

prevenzione degli infortuni sul lavoro e, in generale, dei rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

In particolare la Società, in ottemperanza alla prescrizioni di legge, consegna ai Destinatari appositi opuscoli

recanti le misure generali di sicurezza e salute per il personale e per far fronte ad eventuali emergenze

insorgenti nei luoghi di lavoro (es. misure antincendio e primo pronto soccorso sanitario). A questi si

aggiungono specifici manuali distribuiti a particolari categorie di lavoratori, quali, a titolo esemplificativo, le

lavoratrici madri, i videoterminalisti, etc.. Alle imprese che operano per la Backstage srl (ad es. in regime di

appalto) è invece consegnato un apposito opuscolo, finalizzato ad informare tali società sui rischi presenti

all’interno delle sedi della Società.

Nella cartella aziendale condivisa ed accessibile è inoltre istituita una specifica sezione, denominata

“Gestione Risorse” ove sono rinvenibili le norme in materia, le indicazioni sull’organizzazione aziendale in

materia di salute e sicurezza, i vari manuali sopra indicati, etc.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Sui temi della prevenzione e protezione dai rischi in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro la

Società organizza periodicamente, nel rispetto delle leggi vigenti in materia, corsi di formazione obbligatori,

diversi a seconda dei fruitori (es. Responsabili e addetti del Servizio di prevenzione e protezione, incaricati

per la gestione delle emergenze, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, etc.) nonché ulteriori

iniziative di formazione rivolte a lavoratori che svolgono specifiche mansioni in virtù della particolare attività

lavorativa esercitata.

3. ALLEGATO A)

3.1.Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231

“Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle

associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’articolo 11 della legge 29 settembre

2000, n. 300″

(pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 140 del 19 giugno 2001)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Visto l’articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Visti gli articoli 11 e 14 della legge 29 settembre 2000, n. 300, che delega il Governo ad adottare, entro otto

mesi dalla sua entrata in vigore, un decreto legislativo avente ad oggetto la disciplina della responsabilità

amministrativa delle persone giuridiche e delle società, associazioni od enti privi di personalità giuridica che

non svolgono funzioni di rilievo costituzionale secondo i principi e criteri direttivi contenuti nell’articolo 11;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione dell’11 aprile 2001;

Acquisiti i pareri delle competenti commissioni permanenti del Senato della Repubblica e della Camera dei

deputati, a norma dell’articolo 14, comma 1, della citata legge 29 settembre 2000, n. 300;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 2 maggio 2001;

Sulla proposta del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e

dell’artigianato e del commercio con l’estero, con il Ministro per le politiche comunitarie e con Il Ministro del

tesoro, del bilancio e della programmazione economica;

EMANA

il seguente decreto legislativo:

CAPO I

RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELL’ENTE

SEZIONE I

Principi generali e criteri di attribuzione della responsabilità amministrativa

Art. 1

Soggetti

1. Il presente decreto legislativo disciplina la responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi

dipendenti da reato.

2. Le disposizioni in esso previste si applicano agli enti forniti di personalità giuridica e alle società

e associazioni anche prive di personalità giuridica.

3. Non si applicano allo Stato, agli enti pubblici territoriali, agli altri enti pubblici non economici

nonché agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale.

Art. 2

Principio di legalità

1. L’ente non può essere ritenuto responsabile per un fatto costituente reato se la sua responsabilità

amministrativa in relazione a quel reato e le relative sanzioni non sono espressamente previste da una legge

entrata in vigore prima della commissione del fatto.

Art. 3

Successione di leggi

1. L’ente non può essere ritenuto responsabile per un fatto che secondo una legge posteriore non costituisce

più reato o in relazione al quale non è più prevista la responsabilità amministrativa dell’ente, e, se vi è stata

condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti giuridici.

2. Se la legge del tempo in cui è stato commesso l’illecito e le successive sono diverse, si applica quella le

cui disposizioni sono più favorevoli, salvo che sia intervenuta pronuncia irrevocabile.

3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 non si applicano se si tratta di leggi eccezionali o temporanee.

Art. 4

Reati commessi all’estero

1. Nei casi e alle condizioni previsti dagli articoli 7, 8, 9 e 10 del codice penale, gli enti aventi nel territorio

dello Stato la sede principale rispondono anche in relazione ai reati commessi all’estero, purché nei loro

confronti non proceda lo Stato del luogo in cui è stato commesso il fatto.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

2. Nei casi in cui la legge prevede che il colpevole sia punito a richiesta del Ministro della giustizia, si

procede contro l’ente solo se la richiesta è formulata anche nei confronti di quest’ultimo.

Art. 5

Responsabilità dell’ente

1. L’ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio:

a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una

sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano,

anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso;

b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a).

2. L’ente non risponde se le persone indicate nel comma 1 hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di

terzi.

Art. 6

Soggetti in posizione apicale e modelli di organizzazione dell’ente

1. Se il reato è stato commesso dalle persone indicate nell’articolo 5, comma 1, lettera a), l’ente non

risponde se prova che:

a) l’organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di

organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;

b) il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento è stato

affidato a un organismo dell’ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo;

c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione;

d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’organismo di cui alla lettera b).

2. In relazione all’estensione dei poteri delegati e al rischio di commissione dei reati, i modelli di cui

alla lettera a), del comma 1, devono rispondere alle seguenti esigenze:

a) individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati;

b) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’ente in

relazione ai reati da prevenire;

c) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati;

d) prevedere obblighi di informazione nei confronti dell’organismo deputato a vigilare sul funzionamento e

l’osservanza dei modelli;

e) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel

modello.

3. I modelli di organizzazione e di gestione possono essere adottati, garantendo le esigenze di cui al comma

2, sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative degli enti, comunicati al

Ministero della giustizia che, di concerto con i Ministeri competenti, può formulare, entro trenta giorni,

osservazioni sulla idoneità dei modelli a prevenire i reati.

4. Negli enti di piccole dimensioni i compiti indicati nella lettera b), del comma 1, possono essere svolti

direttamente dall’organo dirigente.

4-bis. Nelle società di capitali il collegio sindacale, il consiglio di sorveglianza e il comitato per il controllo

della gestione possono svolgere le funzioni dell’organismo di vigilanza di cui al comma 1, lettera b) (1).

5. È comunque disposta la confisca del profitto che l’ente ha tratto dal reato, anche nella forma per

equivalente.

(1) Comma inserito dall’articolo 14, comma 12, della L. 12 novembre 2011, n. 183, a decorrere dal 1° gennaio 2012, ai sensi dell’articolo

36, comma 1, della medesima L. 183/2011.

Art. 7

Soggetti sottoposti all’altrui direzione e modelli di organizzazione dell’ente

1. Nel caso previsto dall’articolo 5, comma 1, lettera b), l’ente é responsabile se la commissione del reato è

stata resa possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

2. In ogni caso, è esclusa l’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza se l’ente, prima della

commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e

controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi.

3. Il modello prevede, in relazione alla natura e alla dimensione dell’organizzazione nonché al tipo di attività

svolta, misure idonee a garantire lo svolgimento dell’attività nel rispetto della legge e a scoprire ed eliminare

tempestivamente situazioni di rischio.

4. L’efficace attuazione del modello richiede:

a) una verifica periodica e l’eventuale modifica dello stesso quando sono scoperte significative violazioni

delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell’organizzazione o nell’attività;

b) un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.

Art. 8

Autonomia delle responsabilità dell’ente

1. La responsabilità dell’ente sussiste anche quando:

a) l’autore del reato non è stato identificato o non è imputabile;

b) il reato si estingue per una causa diversa dall’amnistia.

2. Salvo che la legge disponga diversamente, non si procede nei confronti dell’ente quando è concessa

amnistia per un reato in relazione al quale è prevista la sua responsabilità e l’imputato ha

rinunciato alla sua applicazione.

L’ente può rinunciare all’amnistia.

SEZIONE II

Sanzioni in generale

Art. 9

Sanzioni amministrative

1. Le sanzioni per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato sono:

a) la sanzione pecuniaria;

b) le sanzioni interdittive;

c) la confisca;

d) la pubblicazione della sentenza.

2. Le sanzioni interdittive sono:

a) l’interdizione dall’esercizio dell’attività;

b) la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione

dell’illecito;

c) il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di

un pubblico servizio;

d) l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già

concessi;

e) il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

Art. 10

Sanzione amministrativa pecuniaria

1. Per l’illecito amministrativo dipendente da reato si applica sempre la sanzione pecuniaria.

2. La sanzione pecuniaria viene applicata per quote in un numero non inferiore a cento né superiore a mille.

3. L’importo di una quota va da un minimo di lire cinquecentomila ad un massimo di lire tre milioni.

4. Non è ammesso il pagamento in misura ridotta.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Art. 11

Criteri di commisurazione della sanzione pecuniaria

1. Nella commisurazione della sanzione pecuniaria il giudice determina il numero delle quote tenendo conto

della gravità del fatto, del grado della responsabilità dell’ente nonché dell’attività svolta per eliminare o

attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti.

2. L’importo della quota è fissato sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali dell’ente allo scopo di

assicurare l’efficacia della sanzione.

3. Nei casi previsti dall’articolo 12, comma 1, l’importo della quota è sempre di lire duecentomila.

Art. 12

Casi di riduzione della sanzione pecuniaria

1. La sanzione pecuniaria è ridotta della metà e non può comunque essere superiore a lire duecento milioni

se:

a) l’autore del reato ha commesso il fatto nel prevalente interesse proprio o di terzi e l’ente non ne ha

ricavato vantaggio o ne ha ricavato un vantaggio minimo;

b) il danno patrimoniale cagionato è di particolare tenuità;

2. La sanzione è ridotta da un terzo alla metà se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di

primo grado:

a) l’ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato

ovvero si è comunque efficacemente adoperato in tal senso;

b) è stato adottato e reso operativo un modello organizzativo idoneo a prevenire reati della specie di quello

verificatosi.

3. Nel caso in cui concorrono entrambe le condizioni previste dalle lettere del precedente comma, la

sanzione è ridotta dalla metà ai due terzi.

4. In ogni caso, la sanzione pecuniaria non può essere inferiore a lire venti milioni.

Art. 13

Sanzioni interdittive

1. Le sanzioni interdittive si applicano in relazione ai reati per i quali sono espressamente previste, quando

ricorre almeno una delle seguenti condizioni:

a) l’ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità e il reato è stato commesso da soggetti in posizione

apicale ovvero da soggetti sottoposti all’altrui direzione quando, in questo caso, la commissione del reato è

stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative;

b) in caso di reiterazione degli illeciti.

2.Le sanzioni interdittive hanno una durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni.

3. Le sanzioni interdittive non si applicano nei casi previsti dall’articolo 12, comma 1.

Art. 14

Criteri di scelta delle sanzioni interdittive

1. Le sanzioni interdittive hanno ad oggetto la specifica attività alla quale si riferisce l’illecito dell’ente. Il

giudice ne determina il tipo e la durata sulla base dei criteri indicati nell’articolo 11, tenendo conto

dell’idoneità delle singole sanzioni a prevenire illeciti del tipo di quello commesso.

2. Il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione può anche essere limitato a determinati tipi di

contratto o a determinate amministrazioni. L’interdizione dall’esercizio di un’attività comporta la sospensione

ovvero la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali allo svolgimento dell’attività.

3. Se necessario, le sanzioni interdittive possono essere applicate congiuntamente.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

4. L’interdizione dall’esercizio dell’attività si applica soltanto quando l’irrogazione di altre sanzioni interdittive

risulta inadeguata.

Art. 15

Commissario giudiziale

1. Se sussistono i presupposti per l’applicazione di una sanzione interdittiva che determina l’interruzione

dell’attività dell’ente, il giudice, in luogo dell’applicazione della sanzione, dispone la prosecuzione dell’attività

dell’ente da parte di un commissario per un periodo pari alla durata della pena interdittiva che sarebbe stata

applicata, quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni:

a) l’ente svolge un pubblico servizio o un servizio di pubblica necessità la cui interruzione può provocare un

grave pregiudizio alla collettività;

b) l’interruzione dell’attività dell’ente può provocare, tenuto conto delle sue dimensioni e delle condizioni

economiche del territorio in cui è situato, rilevanti ripercussioni sull’occupazione.

2. Con la sentenza che dispone la prosecuzione dell’attività, il giudice indica i compiti ed i poteri del

commissario, tenendo conto della specifica attività in cui è stato posto in essere l’illecito da parte dell’ente.

3. Nell’ambito dei compiti e dei poteri indicati dal giudice, il commissario cura l’adozione e l’efficace

attuazione dei modelli di organizzazione e di controllo idonei a prevenire reati della specie di quello

verificatosi. Non può compiere atti di straordinaria amministrazione senza autorizzazione del giudice.

4. Il profitto derivante dalla prosecuzione dell’attività viene confiscato.

5. La prosecuzione dell’attività da parte del commissario non può essere disposta quando l’interruzione

dell’attività consegue all’applicazione in via definitiva di una sanzione interdittiva.

Art. 16

Sanzioni interdittive applicate in via definitiva

1. Può essere disposta l’interdizione definitiva dall’esercizio dell’attività se l’ente ha tratto dal reato un profitto

di rilevante entità ed è già stato condannato, almeno tre volte negli ultimi sette anni, alla interdizione

temporanea dall’esercizio dell’attività.

2. Il giudice può applicare all’ente, in via definitiva, la sanzione del divieto di contrattare con la pubblica

amministrazione ovvero del divieto di pubblicizzare beni o servizi quando è già stato condannato alla stessa

sanzione almeno tre volte negli ultimi sette anni.

3. Se l’ente o una sua unità organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente di

consentire o agevolare la commissione di reati in relazione ai quali è prevista la sua responsabilità è sempre

disposta l’interdizione definitiva dall’esercizio dell’attività e non si applicano le disposizioni previste

dall’articolo 17.

Art. 17

Riparazione delle conseguenze del reato

1. Ferma l’applicazione delle sanzioni pecuniarie, le sanzioni interdittive non si applicano quando, prima

della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, concorrono le seguenti condizioni:

a) l’ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato

ovvero si è comunque efficacemente adoperato in tal senso;

b) l’ente ha eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato mediante l’adozione e

l’attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;

c) l’ente ha messo a disposizione il profitto conseguito ai fini della confisca.

Art. 18

Pubblicazione della sentenza di condanna

1. La pubblicazione della sentenza di condanna può essere disposta quando nei confronti dell’ente viene

applicata una sanzione interdittiva.

2. La pubblicazione della sentenza avviene ai sensi dell’articolo 36 del codice penale nonché mediante

affissione nel comune ove l’ente ha la sede principale (1).

3. La pubblicazione della sentenza è eseguita, a cura della cancelleria del giudice, a spese dell’ente.

(1) Comma sostituito dall’articolo 2, comma 218, della L. 23 dicembre 2009, n. 191.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Art. 19

Confisca

1. Nei confronti dell’ente è sempre disposta, con la sentenza di condanna, la confisca del prezzo o del

profitto del reato, salvo che per la parte che può essere restituita al danneggiato. Sono fatti salvi i diritti

acquisiti dai terzi in buona fede.

2. Quando non è possibile eseguire la confisca a norma del comma 1, la stessa può avere ad oggetto

somme di denaro, beni o altre utilità di valore equivalente al prezzo o al profitto del reato.

Art. 20

Reiterazione

1. Si ha reiterazione quando l’ente, già condannato in via definitiva almeno una volta per un illecito

dipendente da reato, ne commette un altro nei cinque anni successivi alla condanna definitiva.

Art. 21

Pluralità di illeciti

1. Quando l’ente è responsabile in relazione ad una pluralità di reati commessi con una unica azione od

omissione ovvero commessi nello svolgimento di una medesima attività e prima che per uno di essi sia stata

pronunciata sentenza anche non definitiva, si applica la sanzione pecuniaria prevista per l’illecito più grave

aumentata fino al triplo. Per effetto di detto aumento, l’ammontare della sanzione pecuniaria non può

comunque essere superiore alla somma delle sanzioni applicabili per ciascun illecito.

2. Nei casi previsti dal comma 1, quando in relazione a uno o più degli illeciti ricorrono le condizioni per

l’applicazione delle sanzioni interdittive, si applica quella prevista per l’illecito più grave.

Art. 22

Prescrizione

1. Le sanzioni amministrative si prescrivono nel termine di cinque anni dalla data di consumazione del reato.

2. Interrompono la prescrizione la richiesta di applicazione di misure cautelari interdittive e la contestazione

dell’illecito amministrativo a norma dell’articolo 59.

3. Per effetto della interruzione inizia un nuovo periodo di prescrizione.

4. Se l’interruzione è avvenuta mediante la contestazione dell’illecito amministrativo dipendente da reato, la

prescrizione non corre fino al momento in cui passa in giudicato la sentenza che definisce il giudizio.

Art. 23

Inosservanza delle sanzioni interdittive

1. Chiunque, nello svolgimento dell’attività dell’ente a cui è stata applicata una sanzione o una misura

cautelare interdittiva trasgredisce agli obblighi o ai divieti inerenti a tali sanzioni o misure, è punito con la

reclusione da sei mesi a tre anni.

2. Nel caso di cui al comma 1, nei confronti dell’ente nell’interesse o a vantaggio del quale il reato è stato

commesso, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da duecento e seicento quote e la confisca del

profitto, a norma dell’articolo 19.

3. Se dal reato di cui al comma 1, l’ente ha tratto un profitto rilevante, si applicano le sanzioni interdittive,

anche diverse da quelle in precedenza irrogate.

SEZIONE III

Responsabilità amministrativa da reato (1)

(1) Rubrica modificata dall’art. 3, D.Lgs. 11 aprile 2002, n. 61.

Art. 24

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello Stato o di un ente pubblico o per il

conseguimento di erogazioni pubbliche e frode informatica in danno dello Stato o di un ente

pubblico

1. In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 316-bis, 316-ter, 640, comma 2, n. 1, 640-bis e

640-ter se commesso in danno dello Stato o di altro ente pubblico, del codice penale, si applica all’ente la

sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote.

2. Se, in seguito alla commissione dei delitti di cui al comma 1, l’ente ha conseguito un profitto di rilevante

entità o è derivato un danno di particolare gravità; si applica la sanzione pecuniaria da duecento a seicento

quote.

3. Nei casi previsti dai commi precedenti, si applicano le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma

2, lettere c), d) ed e).

Art. 24 bis

Delitti informatici e trattamento illecito di dati (1)

1. In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 615-ter, 617-quater, 617-quinquies, 635-bis, 635-

ter, 635-quater e 635-quinquies del codice penale, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da cento a

cinquecento quote.

2. In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 615-quater e 615-quinquies del codice penale, si

applica all’ente la sanzione pecuniaria sino a trecento quote.

3. In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 491-bis e 640-quinquies del codice penale, salvo

quanto previsto dall’articolo 24 del presente decreto per i casi di frode informatica in danno dello Stato o di

altro ente pubblico, si applica all’ente la sanzione pecuniaria sino a quattrocento quote.

4. Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nel comma 1 si applicano le sanzioni interdittive previste

dall’articolo 9, comma 2, lettere a), b) ed e). Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nel comma 2 si

applicano le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, lettere b) ed e). Nei casi di condanna per

uno dei delitti indicati nel comma 3 si applicano le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2,

lettere c), d) ed e).

(1) Articolo aggiunto dall’articolo 7 della L. 18 marzo 2008, n. 48.

Art. 24 ter

Delitti di criminalità organizzata (1)

1. In relazione alla commissione di taluno dei delitti di cui agli articoli 416, sesto comma, 416-bis, 416-ter e

630 del codice penale, ai delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416-bis

ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo, nonchè ai delitti previsti

dall’articolo 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, si

applica la sanzione pecuniaria da quattrocento a mille quote.

2. In relazione alla commissione di taluno dei delitti di cui all’articolo 416 del codice penale, ad esclusione del

sesto comma, ovvero di cui all’articolo 407, comma 2, lettera a), numero 5), del codice di procedura penale,

si applica la sanzione pecuniaria da trecento a ottocento quote.

3. Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nei commi 1 e 2, si applicano le sanzioni interdittive

previste dall’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore ad un anno.

4. Se l’ente o una sua unità organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente di

consentire o agevolare la commissione dei reati indicati nei commi 1 e 2, si applica la sanzione

dell’interdizione definitiva dall’esercizio dell’attività ai sensi dell’articolo 16, comma 3.

(1) Articolo inserito dall’articolo 2, comma 29, della L. 15 luglio 2009, n. 94.

Art. 25

Concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità e corruzione (1)

1. In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 318, 321 e 322, commi 1 e 3, del codice penale,

si applica la sanzione pecuniaria fino a duecento quote.

2. In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 319, 319-ter, comma 1, 321, 322, commi 2 e 4,

del codice penale, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da duecento a seicento quote.

3. In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 317, 319, aggravato ai sensi dell’articolo 319-bis

quando dal fatto l’ente ha conseguito un profitto di rilevante entità, 319-ter, comma 2, 319-quater (2) e 321

del codice penale, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da trecento a ottocento quote.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

4. Le sanzioni pecuniarie previste per i delitti di cui ai commi da 1 a 3, si applicano all’ente anche quando tali

delitti sono stati commessi dalle persone indicate negli articoli 320 e 322-bis.

5. Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nei commi 2 e 3, si applicano le sanzioni interdittive

previste dall’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore ad un anno.

(1) Rubrica modificata dall’articolo 1, comma 77, lettera a), numero 1, della Legge 6 novembre 2012, n.190.

(2) Comma modificato dall’articolo 1, comma 77, lettera a), numero 2, della Legge 6 novembre 2012, n.190.

Art. 25 bis

Falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di

riconoscimento (1) (2)

1. In relazione alla commissione dei delitti previsti dal codice penale in materia di falsità in monete,

in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento, si applicano all’ente le

seguenti sanzioni pecuniarie (3):

a) per il delitto di cui all’articolo 453 la sanzione pecuniaria da trecento a ottocento quote;

b) per i delitti di cui agli articoli 454, 460 e 461 la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote;

c) per il delitto di cui all’articolo 455 le sanzioni pecuniarie stabilite dalla lettera a), in relazione all’articolo

453, e dalla lettera b), in relazione all’articolo 454, ridotte da un terzo alla metà;

d) per i delitti di cui agli articoli 457 e 464, secondo comma, le sanzioni pecuniarie fino a duecento quote;

e) per il delitto di cui all’articolo 459 le sanzioni pecuniarie previste dalle lettere a), c) e d) ridotte di un terzo;

f) per il delitto di cui all’articolo 464, primo comma, la sanzione pecuniaria fino a trecento quote.

f-bis) per i delitti di cui agli articoli 473 e 474, la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote (4).

2. Nei casi di condanna per uno dei delitti di cui agli articoli 453, 454, 455, 459, 460, 461, 473 e 474 del

codice penale, si applicano all’ente le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, per una durata

non superiore ad un anno (5).

(1) Articolo aggiunto dall’art. 6, D.L. 25 settembre 2001, n. 350, conv., con modificazioni, in L. 23 novembre 2001, n. 409.

(2) Rubrica sostituita dall’articolo 17, comma 7, lettera a), numero 4), della L. 23 luglio 2009, n. 99.

(3) Alinea modificato dall’articolo 17, comma 7, lettera a), numero 1), della L. 23 luglio 2009, n. 99.

(4) Lettera inserita dall’articolo 17, comma 7, lettera a), numero 2), della L. 23 luglio 2009, n. 99.

(5) Comma modificato dall’articolo 17, comma 7, lettera a), numero 3), della L. 23 luglio 2009, n. 99.

Art. 25-bis.1

Delitti contro l’industria e il commercio (1)

1. In relazione alla commissione dei delitti contro l’industria e il commercio previsti dal codice penale, si

applicano all’ente le seguenti sanzioni pecuniarie:

a) per i delitti di cui agli articoli 513, 515, 516, 517, 517-ter e 517-quater la sanzione pecuniaria fino a

cinquecento quote;

b) per i delitti di cui agli articoli 513-bis e 514 la sanzione pecuniaria fino a ottocento quote.

2. Nel caso di condanna per i delitti di cui alla lettera b) del comma 1 si applicano all’ente le sanzioni

interdittive previste dall’articolo 9, comma 2.

(1) Articolo inserito dall’articolo 17, comma 7, lettera b), della L. 23 luglio 2009, n. 99.

Art. 25 ter

Reati societari (1) (2)

1. In relazione ai reati in materia societaria previsti dal codice civile, se commessi nell’interesse della società,

da amministratori, direttori generali o liquidatori o da persone sottoposte alla loro vigilanza, qualora il fatto

non si fosse realizzato se essi avessero vigilato in conformità degli obblighi inerenti alla loro carica, si

applicano le seguenti sanzioni pecuniarie:

a) per la contravvenzione di false comunicazioni sociali, prevista dall’articolo 2621 del codice civile, la

sanzione pecuniaria da cento a centocinquanta quote;

b) per il delitto di false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori, previsto dall’articolo 2622,

primo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a trecentotrenta quote;

c) per il delitto di false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori, previsto dall’articolo 2622, terzo

comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da duecento a quattrocento quote;

d) per la contravvenzione di falso in prospetto, prevista dall’articolo 2623, primo comma, del codice civile, la

sanzione pecuniaria da cento a centotrenta quote;

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

e) per il delitto di falso in prospetto, previsto dall’articolo 2623, secondo comma, del codice civile, la sanzione

pecuniaria da duecento a trecentotrenta quote;

f) per la contravvenzione di falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione, prevista

dall’articolo 2624, primo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centotrenta quote;

g) per il delitto di falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione, previsto dall’articolo

2624, secondo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da duecento a quattrocento quote;

h) per il delitto di impedito controllo, previsto dall’articolo 2625, secondo comma, del codice civile, la

sanzione pecuniaria da cento a centottanta quote;

i) per il delitto di formazione fittizia del capitale, previsto dall’articolo 2632 del codice civile, la sanzione

pecuniaria da cento a centottanta quote;

l) per il delitto di indebita restituzione dei conferimenti, previsto dall’articolo 2626 del codice civile, la

sanzione pecuniaria da cento a centottanta quote;

m) per la contravvenzione di illegale ripartizione degli utili e delle riserve, prevista dall’articolo 2627 del

codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centotrenta quote;

n) per il delitto di illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante, previsto

dall’articolo 2628 del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centottanta quote;

o) per il delitto di operazioni in pregiudizio dei creditori, previsto dall’articolo 2629 del codice civile, la

sanzione pecuniaria da centocinquanta a trecentotrenta quote;

p) per il delitto di indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori, previsto dall’articolo 2633 del

codice civile, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a trecentotrenta quote;

q) per il delitto di illecita influenza sull’assemblea, previsto dall’articolo 2636 del codice civile, la sanzione

pecuniaria da centocinquanta a trecentotrenta quote;

r) per il delitto di aggiotaggio, previsto dall’articolo 2637 del codice civile e per il delitto di omessa

comunicazione del conflitto d’interessi previsto dall’articolo 2629-bis del codice civile, la sanzione pecuniaria

da duecento a cinquecento quote (3);

s) per i delitti di ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, previsti dall’articolo

2638, primo e secondo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da duecento a quattrocento quote;

s-bis) per il delitto di corruzione tra privati, nei casi previsti dal terzo comma dell’articolo 2635 del codice

civile, la sanzione pecuniaria da duecento a quattrocento quote (4).

3. Se, in seguito alla commissione dei reati di cui al comma 1, l’ente ha conseguito un profitto di rilevante

entità, la sanzione pecuniaria è aumentata di un terzo.

(1) Articolo inserito dall’articolo 3 del D.Lgs. 11 aprile 2002, n. 61.

(2) A norma dell’articolo 39, comma 5 della L. 28 dicembre 2005, n. 262 le pene pecuniarie previste dal presente articolo sono

raddoppiate.

(3) Lettera modificata dall’articolo 31 della L. 28 dicembre 2005, n. 262.

(4) Lettera aggiunta dall’articolo 1, comma 77, lettera b), della Legge 6 novembre 2012, n.190.

Art. 25 quater

Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico (1)

1. In relazione alla commissione dei delitti aventi finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico,

previsti dal codice penale e dalle leggi speciali, si applicano all’ente le seguenti sanzioni pecuniarie:

a) se il delitto è punito con la pena della reclusione inferiore a dieci anni, la sanzione pecuniaria da duecento

a settecento quote;

b) se il delitto è punito con la pena della reclusione non inferiore a dieci anni o con l’ergastolo, la sanzione

pecuniaria da quattrocento a mille quote.

2. Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nel comma 1, si applicano le sanzioni interdittive previste

dall’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore ad un anno.

3. Se l’ente o una sua unità organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente di

consentire o agevolare la commissione dei reati indicati nel comma 1, si applica la sanzione dell’interdizione

definitiva dall’esercizio dell’attività ai sensi dell’ articolo 16, comma 3.

4. Le disposizioni dei commi 1, 2 e 3 si applicano altresì in relazione alla commissione di delitti, diversi da

quelli indicati nel comma 1, che siano comunque stati posti in essere in violazione di quanto previsto

dall’articolo 2 della Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo fatta a

New York il 9 dicembre 1999.

(1) Articolo inserito dall’articolo 3 della L. 14 gennaio 2003, n. 7.

Art. 25 quater.1

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (1)

1. In relazione alla commissione dei delitti di cui all’articolo 583-bis del codice penale si applicano all’ente,

nella cui struttura è commesso il delitto, la sanzione pecuniaria da 300 a 700 quote e le sanzioni interdittive

previste dall’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore ad un anno. Nel caso in cui si tratti di un ente

privato accreditato è altresì revocato l’accreditamento.

2. Se l’ente o una sua unità organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente di

consentire o agevolare la commissione dei delitti indicati al comma 1, si applica la sanzione dell’interdizione

definitiva dall’esercizio dell’attività ai sensi dell’articolo 16, comma 3.

(1) Articolo inserito dall’articolo 3 della L. 9 gennaio 2006, n. 7.

Art. 25 quinquies

Delitti contro la personalità individuale (1)

1. In relazione alla commissione dei delitti previsti dalla sezione I del capo III del titolo XII del libro II del

codice penale si applicano all’ente le seguenti sanzioni pecuniarie:

a) per i delitti di cui agli articoli 600, 601 e 602, la sanzione pecuniaria da quattrocento a mille quote;

b) per i delitti di cui agli articoli 600-bis, primo comma, 600-ter, primo e secondo comma, anche se relativi al

materiale pornografico di cui all’articolo 600-quater.1, e 600-quinquies, la sanzione pecuniaria da trecento a

ottocento quote (2);

c) per i delitti di cui agli articoli 600-bis, secondo comma, 600-ter, terzo e quarto comma, e 600- quater,

anche se relativi al materiale pornografico di cui all’articolo 600-quater.1, nonché per il delitto di cui

all’articolo 609 – undecies la sanzione pecuniaria da duecento a settecento quote (3).

2. Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nel comma 1, lettere a) e b), si applicano le sanzioni

interdittive previste dall’ articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore ad un anno.

3. Se l’ente o una sua unità organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente di

consentire o agevolare la commissione dei reati indicati nel comma 1, si applica la sanzione dell’interdizione

definitiva dall’esercizio dell’attività ai sensi dell’ articolo 16, comma 3.

(1) Articolo inserito dall’articolo 5 della L. 11 agosto 2003, n. 228.

(2) Lettera modificata dall’articolo 10 della L. 6 febbraio 2006, n. 38.

(3) Lettera modificata dall’articolo 10 della L. 6 febbraio 2006, n. 38 e successivamente dall’articolo 3, comma 1, del D.Lgs. 4 marzo

2014 n.39.

Art. 25 sexies

Abusi di mercato (1)

1. In relazione ai reati di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazione del mercato previsti dalla parte

V, titolo I-bis, capo II, del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, si applica all’ente la

sanzione pecuniaria da quattrocento a mille quote.

2. Se, in seguito alla commissione dei reati di cui al comma 1, il prodotto o il profitto conseguito

dall’ente è di rilevante entità, la sanzione è aumentata fino a dieci volte tale prodotto o profitto

(1) Articolo inserito dall’articolo 9 della L. 18 aprile 2005, n. 62.

Art. 25 septies

Omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela

della salute e sicurezza sul lavoro (1)

1. In relazione al delitto di cui all’articolo 589 del codice penale, commesso con violazione dell’articolo 55,

comma 2, del decreto legislativo attuativo della delega di cui alla legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di

salute e sicurezza sul lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura pari a 1.000 quote. Nel caso di

condanna per il delitto di cui al precedente periodo si applicano le sanzioni interdittive di cui all’articolo 9,

comma 2, per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore ad un anno.

2. Salvo quanto previsto dal comma 1, in relazione al delitto di cui all’articolo 589 del codice penale,

commesso con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, si applica una

sanzione pecuniaria in misura non inferiore a 250 quote e non superiore a 500 quote.

Nel caso di condanna per il delitto di cui al precedente periodo si applicano le sanzioni interdittive di cui

all’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore ad un anno.

3. In relazione al delitto di cui all’articolo 590, terzo comma, del codice penale, commesso con violazione

delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura non

superiore a 250 quote. Nel caso di condanna per il delitto di cui al precedente periodo si applicano le

sanzioni interdittive di cui all’articolo 9, comma 2, per una durata non superiore a sei mesi.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

(1) Articolo inserito dall’articolo 9 della L. 3 agosto 2007, n. 123 e successivamente sostituito dall’articolo 300 del D.Lgs. 9 aprile 2008 n.

81.

Art. 25 octies

Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (1)

1. In relazione ai reati di cui agli articoli 648, 648-bis e 648-ter del codice penale, si applica all’ente la

sanzione pecuniaria da 200 a 800 quote. Nel caso in cui il denaro, i beni o le altre utilità provengono da

delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione superiore nel massimo a cinque anni si applica la

sanzione pecuniaria da 400 a 1000 quote.

2. Nei casi di condanna per uno dei delitti di cui al comma 1 si applicano all’ente le sanzioni interdittive

previste dall’articolo 9, comma 2, per una durata non superiore a due anni.

3. In relazione agli illeciti di cui ai commi 1 e 2, il Ministero della giustizia, sentito il parere dell’UIF, formula le

osservazioni di cui all’articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.

(1) Articolo inserito dall’ articolo 63 del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231.

Art. 25 novies

Delitti in materia di violazione del diritto d’autore (1)

1. In relazione alla commissione dei delitti previsti dagli articoli 171, primo comma, lettera a bis), e terzo

comma, 171-bis, 171-ter, 171- septies e 171-octies della legge 22 aprile 1941, n. 633, si applica all’ente la

sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote.

2. Nel caso di condanna per i delitti di cui al comma 1 si applicano all’ente le sanzioni interdittive previste

dall’articolo 9, comma 2, per una durata non superiore ad un anno. Resta fermo quanto previsto dall’articolo

174- quinquies della citata legge n. 633 del 1941.

(1) Articolo inserito dall’articolo 15, comma 7, lettera c), della L. 23 luglio 2009, n. 99.

Art. 25 decies

Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità

giudiziaria (1)

1. In relazione alla commissione del delitto di cui all’articolo 377-bis del codice penale, si applica all’ente la

sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote.

(1) Articolo inserito dall’articolo 4, comma 1, della L. 3 agosto 2009, n.116, come sostituito dall’art.2 del D.Lgs. 7 luglio 2011, n.121.

Art. 25 undecies

Reati ambientali (1)

1. In relazione alla commissione dei reati previsti dal codice penale, si applicano all’ente le seguenti sanzioni

pecuniarie:

a) per la violazione dell’articolo 727-bis la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote;

b) per la violazione dell’articolo 733-bis la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta

quote.

2. In relazione alla commissione dei reati previsti dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si applicano

all’ente le seguenti sanzioni pecuniarie:

a) per i reati di cui all’articolo 137:

1) per la violazione dei commi 3, 5, primo periodo, e 13, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a

duecentocinquanta quote;

2) per la violazione dei commi 2, 5, secondo periodo, e 11, la sanzione pecuniaria da duecento a trecento

quote.

b) per i reati di cui all’articolo 256:

1) per la violazione dei commi 1, lettera a), e 6, primo periodo, la sanzione pecuniaria fino a

duecentocinquanta quote;

2) per la violazione dei commi 1, lettera b), 3, primo periodo, e 5, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a

duecentocinquanta quote;

3) per la violazione del comma 3, secondo periodo, la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote;

c) per i reati di cui all’articolo 257:

1) per la violazione del comma 1, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote;

2) per la violazione del comma 2, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote;

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

d) per la violazione dell’articolo 258, comma 4, secondo periodo, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a

duecentocinquanta quote;

e) per la violazione dell’articolo 259, comma 1, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a

duecentocinquanta quote;

f) per il delitto di cui all’articolo 260, la sanzione pecuniaria da trecento a cinquecento quote, nel caso

previsto dal comma 1 e da quattrocento a ottocento quote nel caso previsto dal comma 2;

g) per la violazione dell’articolo 260-bis, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta

quote nel caso previsto dai commi 6, 7, secondo e terzo periodo, e 8, primo periodo, e la sanzione

pecuniaria da duecento a trecento quote nel caso previsto dal comma 8,

secondo periodo;

h) per la violazione dell’articolo 279, comma 5, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote.

3. In relazione alla commissione dei reati previsti dalla legge 7 febbraio 1992, n. 150, si applicano all’ente le

seguenti sanzioni pecuniarie:

a) per la violazione degli articoli 1, comma 1, 2, commi 1 e 2, e 6, comma 4, la sanzione pecuniaria fino a

duecentocinquanta quote;

b) per la violazione dell’articolo 1, comma 2, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta

quote;

c) per i reati del codice penale richiamati dall’articolo 3-bis, comma 1, della medesima legge n. 150 del 1992,

rispettivamente:

1) la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote, in caso di commissione di reati per cui è prevista

la pena non superiore nel massimo ad un anno di reclusione;

2) la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote, in caso di commissione di reati per

cui è prevista la pena non superiore nel massimo a due anni di reclusione;

3) la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote, in caso di commissione di reati per cui è prevista la

pena non superiore nel massimo a tre anni di reclusione;

4) la sanzione pecuniaria da trecento a cinquecento quote, in caso di commissione di reati per cui è prevista

la pena superiore nel massimo a tre anni di reclusione.

4. In relazione alla commissione dei reati previsti dall’articolo 3, comma 6, della legge 28 dicembre 1993, n.

549, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote.

5. In relazione alla commissione dei reati previsti dal decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 202, si

applicano all’ente le seguenti sanzioni pecuniarie:

a) per il reato di cui all’articolo 9, comma 1, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote;

b) per i reati di cui agli articoli 8, comma 1, e 9, comma 2, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a

duecentocinquanta quote;

c) per il reato di cui all’articolo 8, comma 2, la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote.

6. Le sanzioni previste dal comma 2, lettera b), sono ridotte della metà nel caso di commissione del

reato previsto dall’articolo 256, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

7. Nei casi di condanna per i delitti indicati al comma 2, lettere a), n. 2), b), n. 3), e f), e al comma 5, lettere

b) e c), si applicano le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, del decreto

legislativo 8 giugno 2001, n. 231, per una durata non superiore a sei mesi.

8. Se l’ente o una sua unità organizzativa vengono stabilmente utilizzati allo scopo unico o prevalente di

consentire o agevolare la commissione dei reati di cui all’articolo 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.

152, e all’articolo 8 del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 202, si applica la sanzione dell’interdizione

definitiva dall’esercizio dell’attività ai sensi dell’art. 16, comma 3, del decreto legislativo 8 giugno 2001 n. 231.

(1) Articolo inserito dall’articolo 2 del D.Lgs. 7 luglio 2011, n. 121.

Art. 25 duodecies

Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (1)

1. In relazione alla commissione del delitto di cui all’articolo 22, comma 12-bis, del decreto legislativo 25

luglio 1998, n.286, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da 100 a 200 quote, entro il limite di 150.000

euro.

(1) Articolo inserito dall’articolo 2 del D.Lgs. 16 luglio 2012, n. 109.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Art. 26

Delitti tentati

1. Le sanzioni pecuniarie e interdittive sono ridotte da un terzo alla metà in relazione alla commissione, nelle

forme del tentativo, dei delitti indicati nel presente capo del decreto.

2. L’ente non risponde quando volontariamente impedisce il compimento dell’azione o la realizzazione

dell’evento.

Capo II

RESPONSABILITA’ PATRIMONIALE E VICENDE MODIFICATIVE DELL’ENTE

SEZIONE I

Responsabilità patrimoniale dell’ente

Art. 27.

Responsabilità patrimoniale dell’ente

1. Dell’obbligazione per il pagamento della sanzione pecuniaria risponde soltanto l’ente con il suo patrimonio

o con il fondo comune.

2. I crediti dello Stato derivanti degli illeciti amministrativi dell’ente relativi a reati hanno privilegio secondo le

disposizioni del codice di procedura penale sui crediti dipendenti da reato. A tale fine, la sanzione pecuniaria

si intende equiparata alla pena pecuniaria.

SEZIONE II

Vicende modificative dell’ente

Art. 28.

Trasformazione dell’ente

1. Nel caso di trasformazione dell’ente, resta ferma la responsabilità per i reati commessi anteriormente alla

data in cui la trasformazione ha avuto effetto.

Art. 29.

Fusione dell’ente

1. Nel caso di fusione, anche per incorporazione, l’ente che ne risulta risponde dei reati dei quali erano

responsabili gli enti partecipanti alla fusione.

Art. 30.

Scissione dell’ente

1. Nel caso di scissione parziale, resta ferma la responsabilità dell’ente scisso per i reati commessi

anteriormente alla data in cui la scissione ha avuto effetto, salvo quanto previsto dal comma 3.

2. Gli enti beneficiari della scissione, sia totale che parziale, sono solidalmente obbligati al pagamento delle

sanzioni pecuniarie dovute dall’ente scisso per i reati commessi anteriormente alla data dalla quale la

scissione ha avuto effetto. L’obbligo e’ limitato al valore effettivo del patrimonio netto trasferito al singolo

ente, salvo che si tratti di ente al quale e’ stato trasferito, anche in parte il ramo di attività nell’ambito del

quale e’ stato commesso il reato.

3. Le sanzioni interdittive relative ai reati indicati nel comma 2, si applicano agli enti cui e’ rimasto o e’ stato

trasferito, anche in parte, il ramo di attività nell’ambito del quale il reato e’ stato commesso.

Art. 31.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Determinazione delle sanzioni nel caso di fusione o scissione

1. Se la fusione o la scissione e’ avvenuta prima della conclusione del giudizio, il giudice, nella

commisurazione della sanzione pecuniaria a norma dell’articolo 11, comma 2, tiene conto delle

condizioni economiche e patrimoniali dell’ente originariamente responsabile.

2. Salvo quanto previsto dall’articolo 17, l’ente risultante dalla fusione e l’ente al quale, nel caso di scissione,

e’ applicabile la sanzione interdittiva possono chiedere al giudice la sostituzione della medesima con la

sanzione pecuniaria, qualora, a seguito della fusione o della scissione, si sia realizzata la condizione

prevista dalla lettera b) del comma 1 dell’articolo 17, e ricorrano le ulteriori condizioni di cui alle lettere a) e c)

del medesimo articolo.

3. Se accoglie la richiesta, il giudice, nel pronunciare sentenza di condanna, sostituisce la sanzione

interdittiva con una sanzione pecuniaria di ammontare pari da una a due volte quello della sanzione

pecuniaria inflitta all’ente in relazione al medesimo reato.

4. Resta salva la facoltà dell’ente, anche nei casi di fusione o scissione successiva alla conclusione del

giudizio, di chiedere la conversione della sanzione interdittiva in sanzione pecuniaria.

Art. 32.

Rilevanza della fusione o della scissione ai fini della reiterazione

1. Nei casi di responsabilità dell’ente risultante dalla fusione o beneficiario della scissione per reati commessi

successivamente alla data dalla quale la fusione o la scissione ha avuto effetto, il giudice può ritenere la

reiterazione, a norma dell’articolo 20, anche in rapporto a condanne pronunciate nei confronti degli enti

partecipanti alla fusione o dell’ente scisso per reati commessi anteriormente a tale data.

2. A tale fine, il giudice tiene conto della natura delle violazioni e dell’attività’ nell’ambito della quale sono

state commesse nonché delle caratteristiche della fusione o della scissione.

3. Rispetto agli enti beneficiari della scissione, la reiterazione può essere ritenuta, a norma dei commi 1 e 2,

solo se ad essi e’ stato trasferito, anche in parte, il ramo di attività nell’ambito del quale e’ stato commesso il

reato per cui e’ stata pronunciata condanna nei confronti dell’ente scisso.

Art. 33.

Cessione di azienda

1. Nel caso di cessione dell’azienda nella cui attività e’ stato commesso il reato, il cessionario e’ solidalmente

obbligato, salvo il beneficio della preventiva escussione dell’ente cedente e nei limiti del valore dell’azienda,

al pagamento della sanzione pecuniaria.

2. L’obbligazione del cessionario e’ limitata alle sanzioni pecuniarie che risultano dai libri contabili

obbligatori, ovvero dovute per illeciti amministrativi dei quali egli era comunque a conoscenza.

3. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche nel caso di conferimento di azienda.

Capo III

PROCEDIMENTO DI ACCERTAMENTO E DI APPLICAZIONE DELLE

SANZIONI AMMINISTRATIVE

SEZIONE I

Disposizioni generali

Art. 34.

Disposizioni processuali applicabili

1. Per il procedimento relativo agli illeciti amministrativi dipendenti da reato, si osservano le norme di questo

capo nonché, in quanto compatibili, le disposizioni del codice di procedura penale e del decreto legislativo

28 luglio 1989, n. 271.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Art. 35.

Estensione della disciplina relativa all’imputato

1. All’ente si applicano le disposizioni processuali relative all’imputato, in quanto compatibili.

SEZIONE II

Soggetti, giurisdizione e competenza

Art. 36.

Attribuzioni del giudice penale

1. La competenza a conoscere gli illeciti amministrativi dell’ente appartiene al giudice penale competente per

i reati dai quali gli stessi dipendono.

2. Per il procedimento di accertamento dell’illecito amministrativo dell’ente si osservano le disposizioni sulla

composizione del tribunale e le disposizioni processuali collegate relative ai reati

dai quali l’illecito amministrativo dipende.

Art. 37.

Casi di improcedibilità

1. Non si procede all’accertamento dell’illecito amministrativo dell’ente quando l’azione penale non può

essere iniziata o proseguita nei confronti dell’autore del reato per la mancanza di una condizione di

procedibilità.

Art. 38.

Riunione e separazione dei procedimenti

1. Il procedimento per l’illecito amministrativo dell’ente e’ riunito al procedimento penale instaurato nei

confronti dell’autore del reato da cui l’illecito dipende.

2. Si procede separatamente per l’illecito amministrativo dell’ente soltanto quando:

a) e’ stata ordinata la sospensione del procedimento ai sensi dell’articolo 71 del codice di procedura penale;

b) il procedimento e’ stato definito con il giudizio abbreviato o con l’applicazione della pena ai sensi

dell’articolo 444 del codice di procedura penale, ovvero e’ stato emesso il decreto penale di condanna;

c) l’osservanza delle disposizioni processuali lo rende necessario.

Art. 39.

Rappresentanza dell’ente

1. L’ente partecipa al procedimento penale con il proprio rappresentante legale, salvo che questi sia

imputato del reato da cui dipende l’illecito amministrativo.

2. L’ente che intende partecipare al procedimento si costituisce depositando nella cancelleria dell’autorità

giudiziaria procedente una dichiarazione contenente a pena di inammissibilità:

a) la denominazione dell’ente e le generalità del suo legale rappresentante;

b) il nome ed il cognome del difensore e l’indicazione della procura;

c) la sottoscrizione del difensore;

d) la dichiarazione o l’elezione di domicilio.

3. La procura, conferita nelle forme previste dall’articolo 100, comma 1, del codice di procedura penale, e’

depositata nella segreteria del pubblico ministero o nella cancelleria del giudice ovvero e’ presentata in

udienza unitamente alla dichiarazione di cui al comma 2.

4. Quando non compare il legale rappresentante, l’ente costituito e’ rappresentato dal difensore.

Art. 40.

Difensore di ufficio

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

1. L’ente che non ha nominato un difensore di fiducia o ne e’ rimasto privo e’ assistito da un difensore di

ufficio.

Art. 41.

Contumacia dell’ente

1. L’ente che non si costituisce nel processo e’ dichiarato contumace.

Art. 42.

Vicende modificative dell’ente nel corso del processo

1. Nel caso di trasformazione, di fusione o di scissione dell’ente originariamente responsabile, il

procedimento prosegue nei confronti degli enti risultanti da tali vicende modificative o beneficiari della

scissione, che partecipano al processo, nello stato in cui lo stesso si trova, depositando la dichiarazione di

cui all’articolo 39, comma 2.

Art. 43.

Notificazioni all’ente

1. Per la prima notificazione all’ente si osservano le disposizioni dell’articolo 154, comma 3, del codice di

procedura penale.

2. Sono comunque valide le notificazioni eseguite mediante consegna al legale rappresentante, anche se

imputato del reato da cui dipende l’illecito amministrativo.

3. Se l’ente ha dichiarato o eletto domicilio nella dichiarazione di cui all’articolo 39 o in altro atto comunicato

all’autorità giudiziaria, le notificazioni sono eseguite ai sensi dell’articolo 161 del codice di procedura penale.

4. Se non e’ possibile eseguire le notificazioni nei modi previsti dai commi precedenti, l’autorità giudiziaria

dispone nuove ricerche. Qualora le ricerche non diano esito positivo, il giudice, su richiesta del pubblico

ministero, sospende il procedimento.

SEZIONE III

P r o v e

Art. 44.

Incompatibilità con l’ufficio di testimone

1. Non puo’ essere assunta come testimone:

a) la persona imputata del reato da cui dipende l’illecito amministrativo;

b) la persona che rappresenta l’ente indicata nella dichiarazione di cui all’articolo 39, comma 2, e che

rivestiva tale funzione anche al momento della commissione del reato.

Nel caso di incompatibilità la persona che rappresenta l’ente può essere interrogata ed esaminata nelle

forme, con i limiti e con gli effetti previsti per l’interrogatorio e per l’esame della persona imputata in un

procedimento connesso.

SEZIONE IV

Misure cautelari

Art. 45.

Applicazione delle misure cautelari

1. Quando sussistono gravi indizi per ritenere la sussistenza della responsabilità dell’ente per un illecito

amministrativo dipendente da reato e vi sono fondati e specifici elementi che fanno ritenere concreto il

pericolo che vengano commessi illeciti della stessa indole di quello per cui si procede, il pubblico ministero

può richiedere l’applicazione quale misura cautelare di una delle sanzioni interdittive previste dall’articolo 9,

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

comma 2, presentando al giudice gli elementi su cui la richiesta si fonda, compresi quelli a favore dell’ente e

le eventuali deduzioni e memorie difensive già depositate.

2. Sulla richiesta il giudice provvede con ordinanza, in cui indica anche le modalità applicative della misura.

Si osservano le disposizioni dell’articolo 292 del codice di procedura penale.

3. In luogo della misura cautelare interdittiva, il giudice può nominare un commissario giudiziale a norma

dell’articolo 15 per un periodo pari alla durata della misura che sarebbe stata applicata.

Art. 46.

Criteri di scelta delle misure

1. Nel disporre le misure cautelari, il giudice tiene conto della specifica idoneità di ciascuna in relazione alla

natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto.

2. Ogni misura cautelare deve essere proporzionata all’entità’ del fatto e alla sanzione che si ritiene possa

essere applicata all’ente.

3. L’interdizione dall’esercizio dell’attività può essere disposta in via cautelare soltanto quando ogni altra

misura risulti inadeguata.

4. Le misure cautelari non possono essere applicate congiuntamente.

Art. 47.

Giudice competente e procedimento di applicazione

1. Sull’applicazione e sulla revoca delle misure cautelari nonché sulle modifiche delle loro modalità

esecutive, provvede il giudice che procede. Nel corso delle indagini provvede il giudice per le indagini

preliminari. Si applicano altresì le disposizioni di cui all’articolo 91 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n.

271.

2. Se la richiesta di applicazione della misura cautelare e’ presentata fuori udienza, il giudice fissa la data

dell’udienza e ne fa dare avviso al pubblico ministero, all’ente e ai difensori. L’ente e i difensori sono altresì

avvisati che, presso la cancelleria del giudice, possono esaminare la richiesta dal pubblico ministero e gli

elementi sui quali la stessa si fonda.

3. Nell’udienza prevista dal comma 2, si osservano le forme dell’articolo 127, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6

e 10, del codice di procedura penale; i termini previsti ai commi 1 e 2 del medesimo articolo sono ridotti

rispettivamente a cinque e a tre giorni. Tra il deposito della richiesta e la data dell’udienza non puo’

intercorrere un termine superiore a quindici giorni.

Art. 48.

Adempimenti esecutivi

1. L’ordinanza che dispone l’applicazione di una misura cautelare e’ notificata all’ente a cura del pubblico

ministero.

Art. 49.

Sospensione delle misure cautelari

1. Le misure cautelari possono essere sospese se l’ente chiede di poter realizzare gli adempimenti cui la

legge condiziona l’esclusione di sanzioni interdittive a norma dell’articolo 17. In tal caso, il giudice, sentito il

pubblico ministero, se ritiene di accogliere la richiesta, determina una somma di denaro a titolo di cauzione,

dispone la sospensione della misura e indica il termine per la realizzazione delle condotte riparatorie di cui al

medesimo articolo 17.

2. La cauzione consiste nel deposito presso la Cassa delle ammende di una somma di denaro che non può

comunque essere inferiore alla metà della sanzione pecuniaria minima prevista per l’illecito per cui si

procede. In luogo del deposito, e’ ammessa la prestazione di una garanzia

mediante ipoteca o fideiussione solidale.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

3. Nel caso di mancata, incompleta o inefficace esecuzione delle attività nel termine fissato, la

misura cautelare viene ripristinata e la somma depositata o per la quale e’ stata data garanzia e’ devoluta

alla Cassa delle ammende.

4. Se si realizzano le condizioni di cui all’articolo 17 il giudice revoca la misura cautelare e ordina la

restituzione della somma depositata o la cancellazione dell’ipoteca; la fideiussione prestata si estingue.

Art. 50.

Revoca e sostituzione delle misure cautelari

1. Le misure cautelari sono revocate anche d’ufficio quando risultano mancanti, anche per fatti sopravvenuti,

le condizioni di applicabilità previste dall’articolo 45 ovvero quando ricorrono le ipotesi previste dall’articolo

17.

2. Quando le esigenze cautelari risultano attenuate ovvero la misura applicata non appare più proporzionata

all’entità del fatto o alla sanzione che si ritiene possa essere applicata in via definitiva, il giudice, su richiesta

del pubblico ministero o dell’ente, sostituisce la misura con un’altra meno grave ovvero ne dispone

l’applicazione con modalità meno gravose, anche stabilendo una minore durata.

Art. 51.

Durata massima delle misure cautelari

1. Nel disporre le misure cautelari il giudice ne determina la durata, che non può superare la metà del

termine massimo indicato dall’articolo 13, comma 2.

2. Dopo la sentenza di condanna di primo grado, la durata della misura cautelare può avere la stessa durata

della corrispondente sanzione applicata con la medesima sentenza. In ogni caso, la durata della misura

cautelare non può superare i due terzi del termine massimo indicato dall’articolo 13, comma 2.

3. Il termine di durata delle misure cautelari decorre dalla data della notifica dell’ordinanza.

4. La durata delle misure cautelari e’ computata nella durata delle sanzioni applicate in via definitiva.

Art. 52.

Impugnazione dei provvedimenti che applicano le misure cautelari

1. Il pubblico ministero e l’ente, per mezzo del suo difensore, possono proporre appello contro tutti i

provvedimenti in materia di misure cautelari, indicandone contestualmente i motivi. Si osservano le

disposizioni di cui all’articolo 322-bis, commi 1-bis e 2, del codice di procedura penale.

2. Contro il provvedimento emesso a norma del comma 1, il pubblico ministero e l’ente, per mezzo del suo

difensore, possono proporre ricorso per cassazione per violazione di legge. Si osservano le disposizioni di

cui all’articolo 325 del codice di procedura penale.

Art. 53.

Sequestro preventivo

1. Il giudice può disporre il sequestro delle cose di cui e’ consentita la confisca a norma dell’articolo 19. Si

osservano le disposizioni di cui agli articoli 321, commi 3, 3-bis e 3-ter, 322, 322-bis e 323 del codice di

procedura penale, in quanto applicabili.

Art. 54.

Sequestro conservativo

1. Se vi e’ fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie per il pagamento della

sanzione pecuniaria, delle spese del procedimento e di ogni altra somma dovuta all’erario dello Stato, il

pubblico ministero, in ogni stato e grado del processo di merito, chiede il sequestro conservativo dei beni

mobili e immobili dell’ente o delle somme o cose allo stesso dovute. Si osservano le disposizioni di cui agli

articoli 316, comma 4, 317, 318, 319 e 320 del codice di procedura penale, in quanto applicabili.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

SEZIONE V

Indagini preliminari e udienza preliminare

Art. 55.

Annotazione dell’illecito amministrativo

1. Il pubblico ministero che acquisisce la notizia dell’illecito amministrativo dipendente da reato commesso

dall’ente annota immediatamente, nel registro di cui all’articolo 335 del codice di procedura penale, gli

elementi identificativi dell’ente unitamente, ove possibile, alle generalità del suo legale rappresentante

nonché il reato da cui dipende l’illecito.

2. L’annotazione di cui al comma 1 e’ comunicata all’ente o al suo difensore che ne faccia richiesta negli

stessi limiti in cui e’ consentita la comunicazione delle iscrizioni della notizia di reato alla persona alla quale il

reato e’ attribuito.

Art. 56.

Termine per l’accertamento dell’illecito amministrativo nelle indagini preliminari

1. Il pubblico ministero procede all’accertamento dell’illecito amministrativo negli stessi termini previsti per le

indagini preliminari relative al reato da cui dipende l’illecito stesso.

2. Il termine per l’accertamento dell’illecito amministrativo a carico dell’ente decorre dalla annotazione

prevista dall’articolo 55.

Art. 57.

Informazione di garanzia

1. L’informazione di garanzia inviata all’ente deve contenere l’invito a dichiarare ovvero eleggere domicilio

per le notificazioni nonché l’avvertimento che per partecipare al procedimento deve depositare la

dichiarazione di cui all’articolo 39, comma 2.

Art. 58.

Archiviazione

1. Se non procede alla contestazione dell’illecito amministrativo a norma dell’articolo 59, il pubblico ministero

emette decreto motivato di archiviazione degli atti, comunicandolo al procuratore generale presso la corte

d’appello. Il procuratore generale può svolgere gli accertamenti indispensabili e, qualora ritenga ne ricorrano

le condizioni, contesta all’ente le violazioni amministrative conseguenti al reato entro sei mesi dalla

comunicazione.

Art. 59.

Contestazione dell’illecito amministrativo

1. Quando non dispone l’archiviazione, il pubblico ministero contesta all’ente l’illecito amministrativo

dipendente dal reato. La contestazione dell’illecito e’ contenuta in uno degli atti

indicati dall’articolo 405, comma 1, del codice di procedura penale.

2. La contestazione contiene gli elementi identificativi dell’ente, l’enunciazione, in forma chiara e precisa, del

fatto che può comportare l’applicazione delle sanzioni amministrative, con l’indicazione del reato da cui

l’illecito dipende e dei relativi articoli di legge e delle fonti di prova.

Art. 60.

Decadenza dalla contestazione

1. Non può procedersi alla contestazione di cui all’articolo 59 quando il reato da cui dipende l’illecito

amministrativo dell’ente e’ estinto per prescrizione.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Art. 61.

Provvedimenti emessi nell’udienza preliminare

1. Il giudice dell’udienza preliminare pronuncia sentenza di non luogo a procedere nei casi di estinzione o di

improcedibilità della sanzione amministrativa, ovvero quando l’illecito stesso non sussiste o gli elementi

acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere in giudizio la responsabilità

dell’ente. Si applicano le disposizioni dell’articolo 426 del codice di procedura penale.

2. Il decreto che, a seguito dell’udienza preliminare, dispone il giudizio nei confronti dell’ente, contiene, a

pena di nullità, la contestazione dell’illecito amministrativo dipendente dal reato, con l’enunciazione, in forma

chiara e precisa, del fatto che può comportare l’applicazione delle sanzioni e l’indicazione del reato da cui

l’illecito dipende e dei relativi articoli di legge e delle fonti di prova nonché gli elementi identificativi dell’ente.

SEZIONE VI

Procedimenti speciali

Art. 62.

Giudizio abbreviato

1. Per il giudizio abbreviato si osservano le disposizioni del titolo I del libro sesto del codice di procedura

penale, in quanto applicabili.

2. Se manca l’udienza preliminare, si applicano, secondo i casi, le disposizioni degli articoli 555, comma 2,

557 e 558, comma 8.

3. La riduzione di cui all’articolo 442, comma 2, del codice di procedura penale e’ operata sulla durata della

sanzione interdittiva e sull’ammontare della sanzione pecuniaria.

4. In ogni caso, il giudizio abbreviato non e’ ammesso quando per l’illecito amministrativo e’ prevista

l’applicazione di una sanzione interdittiva in via definitiva.

Art. 63.

Applicazione della sanzione su richiesta

1. L’applicazione all’ente della sanzione su richiesta e’ ammessa se il giudizio nei confronti dell’imputato e’

definito ovvero definibile a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale nonché in tutti i casi in cui

per l’illecito amministrativo e’ prevista la sola sanzione pecuniaria. Si osservano le disposizioni di cui al titolo

II del libro sesto del codice di procedura penale, in quanto applicabili.

2. Nei casi in cui e’ applicabile la sanzione su richiesta, la riduzione di cui all’articolo 444, comma 1, del

codice di procedura penale e’ operata sulla durata della sanzione interdittiva e sull’ammontare della

sanzione pecuniaria.

3. Il giudice, se ritiene che debba essere applicata una sanzione interdittiva in via definitiva, rigetta la

richiesta.

Art. 64.

Procedimento per decreto

1. Il pubblico ministero, quando ritiene che si debba applicare la sola sanzione pecuniaria, può presentare al

giudice per le indagini preliminari, entro sei mesi dalla data dell’annotazione dell’illecito amministrativo nel

registro di cui all’articolo 55 e previa trasmissione del fascicolo, richiesta motivata di emissione del decreto di

applicazione della sanzione pecuniaria, indicandone la misura.

2. Il pubblico ministero può chiedere l’applicazione di una sanzione pecuniaria diminuita sino alla metà

rispetto al minimo dell’importo applicabile.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

3. Il giudice, quando non accoglie la richiesta, se non deve pronunciare sentenza di esclusione della

responsabilità dell’ente, restituisce gli atti al pubblico ministero.

4. Si osservano le disposizioni del titolo V del libro sesto e dell’articolo 557 del codice di procedura penale, in

quanto compatibili.

SEZIONE VII

Giudizio

Art. 65.

Termine per provvedere alla riparazione delle conseguenze del reato

1. Prima dell’apertura del dibattimento di primo grado, il giudice può disporre la sospensione del

processo se l’ente chiede di provvedere alle attività di cui all’articolo 17 e dimostra di essere stato

nell’impossibilita’ di effettuarle prima. In tal caso, il giudice, se ritiene di accogliere la richiesta, determina una

somma di denaro a titolo di cauzione. Si osservano le disposizioni di cui all’articolo 49.

Art. 66.

Sentenza di esclusione della responsabilità dell’ente

1. Se l’illecito amministrativo contestato all’ente non sussiste, il giudice lo dichiara con sentenza, indicandone

la causa nel dispositivo. Allo stesso modo procede quando manca, e’ insufficiente o e’ contraddittoria la

prova dell’illecito amministrativo.

Art. 67.

Sentenza di non doversi procedere

1. Il giudice pronuncia sentenza di non doversi procedere nei casi previsti dall’articolo 60 e quando la

sanzione e’ estinta per prescrizione.

Art. 68.

Provvedimenti sulle misure cautelari

1. Quando pronuncia una delle sentenza di cui agli articoli 66 e 67, il giudice dichiara la cessazione delle

misure cautelari eventualmente disposte.

Art. 69.

Sentenza di condanna

1. Se l’ente risulta responsabile dell’illecito amministrativo contestato il giudice applica le sanzioni

previste dalla legge e lo condanna al pagamento delle spese processuali.

2. In caso di applicazione delle sanzioni interdittive la sentenza deve sempre indicare l’attività o le strutture

oggetto della sanzione.

Art. 70.

Sentenza in caso di vicende modificative dell’ente

1. Nel caso di trasformazione, fusione o scissione dell’ente responsabile, il giudice da’ atto nel dispositivo

che la sentenza e’ pronunciata nei confronti degli enti risultanti dalla trasformazione o fusione ovvero

beneficiari della scissione, indicando l’ente originariamente responsabile.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

2. La sentenza pronunciata nei confronti dell’ente originariamente responsabile ha comunque effetto anche

nei confronti degli enti indicati nel comma 1.

SEZIONE VIII

Impugnazioni

Art. 71.

Impugnazioni delle sentenze relative alla responsabilità

amministrativa dell’ente

1. Contro la sentenza che applica sanzioni amministrative diverse da quelle interdittive l’ente può proporre

impugnazione nei casi e nei modi stabiliti per l’imputato del reato dal quale dipende l’illecito amministrativo.

2. Contro la sentenza che applica una o più sanzioni interdittive, l’ente può sempre proporre appello anche

se questo non e’ ammesso per l’imputato del reato dal quale dipende l’illecito amministrativo.

3. Contro la sentenza che riguarda l’illecito amministrativo il pubblico ministero può proporre le stesse

impugnazioni consentite per il reato da cui l’illecito amministrativo dipende.

Art. 72.

Estensione delle impugnazioni

1. Le impugnazioni proposte dall’imputato del reato da cui dipende l’illecito amministrativo e dall’ente,

giovano, rispettivamente, all’ente e all’imputato, purché non fondate su motivi esclusivamente personali.

Art. 73.

Revisione delle sentenze

1. Alle sentenze pronunciate nei confronti dell’ente si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del

titolo IV del libro nono del codice di procedura penale ad eccezione degli articoli 643, 644, 645, 646 e 647.

SEZIONE IX

Esecuzione

Art. 74.

Giudice dell’esecuzione

1. Competente a conoscere dell’esecuzione delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e’ il giudice

indicato nell’articolo 665 del codice di procedura penale.

2. Il giudice indicato nel comma 1 e’ pure competente per i provvedimenti relativi:

a) alla cessazione dell’esecuzione delle sanzioni nei casi previsti dall’articolo 3;

b) alla cessazione dell’esecuzione nei casi di estinzione del reato per amnistia;

c) alla determinazione della sanzione amministrativa applicabile nei casi previsti dall’articolo 21, commi 1 e

2;

d) alla confisca e alla restituzione delle cose sequestrate.

3. Nel procedimento di esecuzione si osservano le disposizioni di cui all’articolo 666 del codice di

procedura penale, in quanto applicabili. Nei casi previsti dal comma 2, lettere b) e d) si osservano le

disposizioni di cui all’articolo 667, comma 4, del codice di procedura penale.

4. Quando e’ applicata l’interdizione dall’esercizio dell’attività’, il giudice, su richiesta dell’ente, può

autorizzare il compimento di atti di gestione ordinaria che non comportino la prosecuzione dell’attività

interdetta. Si osservano le disposizioni di cui all’articolo 667, comma 4, del codice di procedura penale.

Art. 75.

Esecuzione delle sanzioni pecuniarie

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

1. Le condanne al pagamento delle sanzioni amministrative pecuniarie sono eseguite nei modi stabiliti per

l’esecuzione delle pene pecuniarie.

2. Per il pagamento rateale, per la dilazione del pagamento e per la sospensione della riscossione delle

sanzioni amministrative pecuniarie si osservano le disposizioni di cui agli articoli 19 e 19-bis del decreto del

Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, come modificato dall’articolo 7 del decreto

legislativo 26 febbraio 1999, n. 46.

Art. 76.

Pubblicazione della sentenza applicativa della condanna

1. La pubblicazione della sentenza di condanna e’ eseguita a spese dell’ente nei cui confronti e’ stata

applicata la sanzione. Si osservano le disposizioni di cui all’articolo 694, commi 2, 3 e 4, del codice di

procedura penale.

Art. 77.

Esecuzione delle sanzioni interdittive

1. L’estratto della sentenza che ha disposto l’applicazione di una sanzione interdittiva e’ notificata all’ente a

cura del pubblico ministero.

2. Ai fini della decorrenza del termine di durata delle sanzioni interdittive si ha riguardo alla data

della notificazione.

Art. 78.

Conversione delle sanzioni interdittive

1. L’ente che ha posto in essere tardivamente le condotte di cui all’articolo 17, entro venti giorni dalla notifica

dell’estratto della sentenza, può richiedere la conversione della sanzione amministrativa interdittiva in

sanzione pecuniaria.

2. La richiesta e’ presentata al giudice dell’esecuzione e deve contenere la documentazione attestante

l’avvenuta esecuzione degli adempimenti di cui all’articolo 17.

3. Entro dieci giorni dalla presentazione della richiesta, il giudice fissa l’udienza in camera di consiglio e ne fa

dare avviso alle parti e ai difensori; se la richiesta non appare manifestamente infondata, il giudice può

sospendere l’esecuzione della sanzione. La sospensione e’ disposta con

decreto motivato revocabile.

4. Se accoglie la richiesta il giudice, con ordinanza, converte le sanzioni interdittive, determinando l’importo

della sanzione pecuniaria in una somma non inferiore a quella già applicata in sentenza e non superiore al

doppio della stessa. Nel determinare l’importo della somma il giudice tiene conto della gravità dell’illecito

ritenuto in sentenza e delle ragioni che hanno determinato il tardivo adempimento delle condizioni di cui

all’articolo 17.

Art. 79.

Nomina del commissario giudiziale e confisca del profitto

1. Quando deve essere eseguita la sentenza che dispone la prosecuzione dell’attività’ dell’ente ai sensi

dell’articolo 15, la nomina del commissario giudiziale e’ richiesta dal pubblico ministero al

giudice dell’esecuzione, il quale vi provvede senza formalità.

2. Il commissario riferisce ogni tre mesi al giudice dell’esecuzione e al pubblico ministero sull’andamento

della gestione e, terminato l’incarico, trasmette al giudice una relazione sull’attività svolta nella quale rende

conto della gestione, indicando altresì l’entità del profitto da sottoporre a confisca e le modalità con le quali

sono stati attuati i modelli organizzativi.

3. Il giudice decide sulla confisca con le forme dell’articolo 667, comma 4, del codice di procedura penale.

4. Le spese relative all’attività svolta dal commissario e al suo compenso sono a carico dell’ente.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Art. 80.

Anagrafe nazionale delle sanzioni amministrative

1. Presso il casellario giudiziale centrale e’ istituita l’anagrafe nazionale delle sanzioni amministrative di cui al

capo II.

2. Nell’anagrafe sono iscritti, per estratto, le sentenze e i decreti che hanno applicato agli enti

sanzioni amministrative dipendenti da reato appena divenuti irrevocabili nonché i provvedimenti emessi dagli

organi giurisdizionali dell’esecuzione non più soggetti ad impugnazione che riguardano le sanzioni

amministrative.

3. Le iscrizioni dell’anagrafe sono eliminate trascorsi cinque anni dal giorno in cui hanno avuto

esecuzione se e’ stata applicata la sanzione pecuniaria o dieci anni se e’ stata applicata una sanzione

diversa sempre che nei periodi indicati non e’ stato commesso un ulteriore illecito amministrativo.

Art. 81.

Certificati dell’anagrafe

1. Ogni organo avente giurisdizione, ai sensi del presente decreto legislativo, in ordine all’illecito

amministrativo dipendente da reato ha diritto di ottenere, per ragioni di giustizia, il certificato di tutte le

iscrizioni esistenti nei confronti dell’ente. Uguale diritto appartiene a tutte le pubbliche amministrazioni e agli

enti incaricati di pubblici servizi quando il certificato e’ necessario per provvedere ad un atto delle loro

funzioni, in relazione all’ente cui il certificato stesso si riferisce.

2. Il pubblico ministero può richiedere, per ragioni di giustizia, il predetto certificato dell’ente sottoposto a

procedimento di accertamento della responsabilità amministrativa dipendente da reato.

3. L’ente al quale le iscrizioni si riferiscono ha diritto di ottenere il relativo certificato senza motivare la

domanda.

4. Nel certificato di cui al comma 3 non sono riportate le iscrizioni relative alle sentenze di applicazione della

sanzione su richiesta e ai decreti di applicazione della sanzione pecuniaria.

Art. 82.

Questioni concernenti le iscrizioni e i certificati

1. Sulle questioni relative alle iscrizioni e ai certificati dell’anagrafe e’ competente il Tribunale di Roma, che

decide in composizione monocratica osservando le disposizioni di cui all’articolo 78.

Capo IV

DISPOSIZIONI DI ATTUAZIONE E DI COORDINAMENTO

Art. 83.

Concorso di sanzioni

1. Nei confronti dell’ente si applicano soltanto le sanzioni interdittive stabilite nel presente decreto legislativo

anche quando diverse disposizioni di legge prevedono, in conseguenza della sentenza di condanna per il

reato, l’applicazione nei confronti dell’ente di sanzioni amministrative di contenuto identico o analogo.

2. Se, in conseguenza dell’illecito, all’ente e’ stata già applicata una sanzione amministrativa di contenuto

identico o analogo a quella interdittiva prevista dal presente decreto legislativo, la durata della sanzione già

sofferta e’ computata ai fini della determinazione della durata della sanzione amministrativa dipendente da

reato.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Art. 84.

Comunicazioni alle autorità di controllo o di vigilanza

1. Il provvedimento che applica misure cautelari interdittive e la sentenza irrevocabile di condanna sono

comunicati, a cura della cancelleria del giudice che li ha emessi, alle autorità che esercitano il controllo o la

vigilanza sull’ente.

Art. 85.

Disposizioni regolamentari

1. Con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro

sessanta giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto legislativo, il Ministro della giustizia adotta le

disposizioni regolamentari relative al procedimento di accertamento dell’illecito amministrativo che

concernono:

a) le modalità di formazione e tenuta dei fascicoli degli uffici giudiziari;

b) i compiti ed il funzionamento dell’Anagrafe nazionale;

c) le altre attività necessarie per l’attuazione del presente decreto legislativo.

2. Il parere del Consiglio di Stato sul regolamento previsto dal comma 1 e’ reso entro trenta giorni dalla

richiesta.

4. ALLEGATO B)

4.1.GLI ILLECITI RILEVANTI AI SENSI DEL D.LGS. 8 GIUGNO 2001, N. 231

1) REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

ARTT. 24 E 25 DEL DECRETO LEGISLATIVO

Art. 316 bis c.p. Malversazione a danno dello Stato: Chiunque, estraneo alla pubblica amministrazione, avendo

ottenuto dallo Stato o da altro ente pubblico o dalle Comunità europee contributi, sovvenzioni o finanziamenti destinati a

favorire iniziative dirette alla realizzazione di opere od allo svolgimento di attività di pubblico interesse, non li destina alle

predette finalità, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

_____________________

Questo reato presuppone che l’Ente abbia precedentemente conseguito in modo regolare, dallo Stato o da altro ente

pubblico o dalle Comunità Europee contributi sovvenzioni o finanziamenti che abbiano una finalità pubblica predefinita

(ed espressa nel provvedimento di concessione). Tutte queste erogazioni sono contraddistinte dall’essere concesse a

condizioni più favorevoli di quelle di mercato, fino all’assoluta gratuità. In particolare, i contributi sono dei concorsi in

spese per attività e iniziative e possono essere in conto capitale (erogazioni a fondo perduto che vengono assegnati a

chi si trova in determinate situazioni), e/o in conto interessi (lo Stato o l’Ente pubblico si accolla una parte o la totalità

degli interessi dovuti per operazioni di credito). Le sovvenzioni sono attribuzioni pecuniarie a fondo perduto a carattere

periodico o una tantum. I finanziamenti sono atti negoziali, con i quali vengono erogate ad un soggetto, a condizioni di

favore, somme che devono essere restituite a medio e/o a lungo termine con pagamento degli interessi, in parte o

totalmente, ad opera dello Stato o di altro Ente pubblico.

Commette reato il beneficiario della sovvenzione non “amministra” correttamente il denaro ricevuto in quanto non

realizza la finalità pubblica prevista nel provvedimento amministrativo che dispone l’erogazione. Anche la parziale

distrazione delle somme ottenute dalla finalità prevista comporta la commissione del reato, senza che rilevi che l’attività

programmata si sia comunque svolta.

* * *

Art. 316 ter c.p. Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato: Salvo che il fatto costituisca il reato previsto

dall’articolo 640-bis, chiunque mediante l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose

non vere, ovvero mediante l’omissione di informazioni dovute, Consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi,

finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato,

da altri enti pubblici o dalle Comunità europee è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Quando la somma indebitamente percepita è pari o inferiore a € 3.999,96 si applica soltanto la sanzione amministrativa

del pagamento di una somma di denaro da € 5.164,57 a € 25.822,84. Tale sanzione non può comunque superare il

triplo del beneficio conseguito.

_____________________

Questa fattispecie accanto a quella analoga, più grave, prevista dall’art. 640 bis c.p. (v. oltre), costituisce uno strumento

per colpire le frodi commesse nella fase propedeutica alla concessione delle erogazioni pubbliche.

Lo schema di questo reato prevede che il contributo sia percepito a seguito dell’utilizzo oppure della presentazione di

dichiarazioni o di documenti falsi oppure, ancora a causa dell’omissione di informazioni dovute.

Rispetto all’ipotesi prevista dall’art. 640 bis c.p. (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche) “l’indebita

percezione di erogazioni” è svincolata, per la sua consumazione, sia dall’induzione in errore dell’ente erogatore sia dalla

causazione di un evento dannoso al medesimo.

Il legislatore ha inteso colpire con questo reato le semplici falsità o le omissioni informative che hanno consentito

all’agente di ottenere il finanziamento.

* * *

Art. 640, comma 2, n. 1, c.p. Truffa commessa a danno dello Stato o di altro ente pubblico: Chiunque, con artifizi o

raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno è punito con la reclusione

da sei mesi a tre anni e con la multa da € 51 a € 1.032.

La pena è della reclusione da 1 a 5 anni e della multa da € 309 a € 1.549 se il fatto è commesso a danno dello Stato o

di altro ente pubblico.

_____________________

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Lo schema di questo reato è quello tradizionale della truffa (induzione in errore del soggetto attraverso una difforme

rappresentazione della realtà, con ottenimento di un indebito beneficio e danno altrui) e si caratterizza per il soggetto

raggirato: lo Stato o un altro ente pubblico.

* * *

Art. 640 bis c.p. Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche: La pena è della reclusione da uno

a sei anni e si procede d’ufficio se il fatto di cui all’articolo 640 riguarda contributi, finanziamenti, mutui agevolati ovvero

altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o

delle Comunità europee

_____________________

Questa fattispecie può ormai qualificarsi una circostanza aggravante della truffa contemplata dall’art.. 640 c.p. dopo che

di recente si sono pronunziate in tal senso le Sezioni Unite della Suprema Corte, ponendo così fine ad un contrasto

giurisprudenziale; si contraddistingue per l’oggetto specifico dell’attività illecita: contributi, finanziamenti, mutui agevolati

o altre erogazioni di carattere pubblico.

La condotta di cui all’art. 640 bis c.p. possiede un “quid pluris” rispetto alla tipicità descritta nell’art. 316 ter c.p.. Il reato si

realizza allorquando i comportamenti falsi o reticenti, per le concrete modalità realizzative, per il contesto in cui

avvengono, e per le circostanze che li accompagnano, sono connotati da una particolare carica di artificiosità e di

inganno nei confronti dell’ente erogatore.

La fattispecie si considera compiuta nel momento e nel luogo in cui l’agente consegue la materiale disponibilità

dell’erogazione.

L’attività fraudolenta deve sfociare in una serie di eventi: l’induzione di altri in errore, il compimento di un atto di

disposizione patrimoniale da parte dell’ingannato, il conseguimento di un ingiusto profitto da parte dell’agente o di un

terzo con altrui danno.

* * *

Art. 640 ter c.p. Frode informatica ai danni dello Stato: Chiunque, alterando in qualsiasi modo il funzionamento di un

sistema informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi

contenuti in un sistema informatico o telematico ad esso pertinenti, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui

danno è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da € 51 a € 1.032.

La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da € 309 a € 1.549 se ricorre una delle circostanze

previste dal numero 1 del secondo comma dell’art. 640, ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di

operatore del sistema.

Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze di cui al secondo comma o

un’altra circostanza aggravante.

_____________________

L’elemento oggettivo di questo reato, che rientra nello schema tipico sopra descritto della truffa, ai fini del D.Lgs 231/01 è

caratterizzato dalla illecita alterazione del funzionamento di un sistema informatico commesso in danno dello Stato o di

altro ente pubblico.

L’attività fraudolenta dell’agente investe non la persona, di cui difetta l’induzione in errore, bensì il sistema informatico di

pertinenza della medesima, attraverso la sua manipolazione.

Tra le condotte previste dalla norma rientrano le alterazioni dei registri informatici della Pubblica Amministrazione per far

risultare esistenti condizioni essenziali per la partecipazioni a gare ovvero per la successiva produzione di documenti

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

attestanti fatti e circostanze inesistenti o, ancora, per modificare dati fiscali / previdenziali di interesse dell’azienda (es.

modello 770) già trasmessi all’amministrazione.

* * *

Art. 317 c.p. Concussione: Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei

suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro o altra utilità, è

punito con la reclusione da quattro a dodici anni.

_____________________

Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio determina lo stato di soggezione della volontà della persona offesa

attraverso l’abuso della sua qualità (indipendentemente dalle sue competenze specifiche ma strumentalizzando la sua

posizione di preminenza) o dei suoi poteri (condotte che rappresentano manifestazioni delle sue potestà funzionali per

scopi diversi da quello di cui è stato investito).

Soggetti passivi di questo reato (persone offese) sono, al contempo, la pubblica amministrazione e il privato concusso.

Il privato potrà partecipare alla commissione del reato nel momento in cui, con la propria condotta, concorra

materialmente con il pubblico ufficiale a coartare, con minacce o altri mezzi fraudolenti, la volontà del soggetto passivo

per indurlo all’indebita promessa, ovvero concorra moralmente con il pubblico ufficiale mediante qualsiasi attività o

atteggiamento che, agendo sulla volontà di quest’ultimo, faccia sorgere o rafforzi il proposito delittuoso. (es.: nel corso di

una verifica fiscale della Guardia di Finanza, il soggetto anche dipendente, può realizzare una condotta che, unitamente

alla coartazione posta in essere dal pubblico ufficiale e in accordo con questi, contribuisce alla commissione del reato

determinando il soggetto passivo alla dazione o ovvero alla promessa indebita).

* * *

Art. 318 c.p. Corruzione per un atto d’ufficio: Il pubblico ufficiale, che, per compiere un atto del suo ufficio, riceve, per

sé o per un terzo, in denaro od altra utilità, una retribuzione che non gli è dovuta, o ne accetta la promessa, è punito con

la reclusione da sei mesi a tre anni.

Se il pubblico ufficiale riceve la retribuzione per un atto d’ufficio da lui già compiuto, la pena è della reclusione fino a un

anno.

_____________________

Il reato in esame può essere commesso, oltre che dal pubblico ufficiale, anche dall’incaricato di un pubblico servizio

“qualora rivesta la qualità di pubblico impiegato” (art. 320 c.p.). Rispetto alla concussione, la corruzione sia propria (art.

319 c.p.) che impropria (art. 318 c.p.) si caratterizza per l’accordo illecito raggiunto tra i diversi soggetti.

Questa fattispecie si caratterizza per il rapporto paritetico che intercorre tra il soggetto pubblico e il privato corruttore.

Nell’ipotesi ora esaminata (corruzione impropria), il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio si accorda con

il dipendente per compiere un atto comunque del suo ufficio. Tale deve intendersi qualunque atto che costituisca

concreto esercizio di poteri inerenti all’ufficio di appartenenza del funzionario.

La differenza tra questa ipotesi di corruzione (impropria) e quella successiva “per atto contrario ai doveri d’ufficio” di cui

all’art. 319 c.p. (propria) si ravvisa nel fatto che, nel primo caso, si realizza (a seguito dell’accordo con il privato) da parte

del pubblico ufficiale una violazione del principio di correttezza e, in qualche modo, del dovere di imparzialità, senza

tuttavia che la parzialità si trasferisca nell’atto. Nel secondo caso, la parzialità colpisce l’atto che non realizza la finalità

pubblica ad esso sottesa e viene compiuto ad uso privato.

Secondo la giurisprudenza più recente, la mancata individuazione dell’atto dell’ufficio che il pubblico ufficiale ha

compiuto, non fa venir meno il delitto in esame ove, comunque, venga accertato che la consegna del denaro venne

effettuata in ragione delle funzioni esercitate dal p.u. e per retribuirne i favori.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

* * *

Art. 319 c.p. Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio: Il pubblico ufficiale, che, per omettere o ritardare o

per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di

ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da due a

cinque anni.

_____________________

Il privato corruttore nella corruzione “propria” si assicura con la promessa o la dazione indebita un atto del pubblico

ufficiale che contrasta con i doveri del suo ufficio.

Per stabilire se un atto sia contrario o meno ai doveri d’ufficio occorre avere riguardo non soltanto all’atto in sé per

verificarne la legittimità o l’illegittimità, ma anche alla sua conformità a tutti i doveri d’ufficio o di servizio che possono

venire in considerazione, con il risultato che un atto può essere in se stesso non illegittimo e ciò nondimeno essere

contrario ai doveri d’ufficio. La verifica deve essere fatta non in relazione a singoli atti, ma tenendo presente l’insieme del

servizio reso al privato.

* * *

Art. 319 bis c.p. Circostanze aggravanti: La pena è aumentata se il fatto di cui all’articolo 319 ha per oggetto il

conferimento di pubblici impieghi o stipendi o pensioni o la stipulazione di contratti nei quali sia interessata

l’amministrazione alla quale il pubblico ufficiale appartiene.

* * *

Art. 319 ter c.p. Corruzione in atti giudiziari: Se i fatti indicati negli articoli 318 e 319 sono commessi per favorire o

danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo, si applica la pena della reclusione da tre a otto

anni.

Se dal fatto deriva l’ingiusta condanna di taluno alla reclusione non superiore a cinque anni, la pena è della reclusione

da quattro a dodici anni; se deriva l’ingiusta condanna alla reclusione superiore a cinque anni o all’ergastolo, la pena è

della reclusione da sei a venti anni.

_____________________

L’art. 319 ter configura un reato autonomo rispetto alle ipotesi di corruzione previste dagli artt. 318 e 319 c.p.. Lo scopo

della norma è quello di garantire che l’attività giudiziale sia svolta imparzialmente.

Sebbene la rubrica della norma indichi espressamente il riferimento ad atti giudiziari, quest’ultimo non è stato ritenuto

elemento qualificante della fattispecie. Secondo l’orientamento della Suprema Corte, infatti, persino il corrispettivo

versato dal privato ad appartenente alla polizia giudiziaria per agevolare l’accoglimento di una istanza di dissequestro

rientra “nella sfera di operatività” dell’incriminazione in oggetto.

Non è, pertanto, necessario, ai fini della configurazione del reato, che gli atti incriminati siano direttamente riconducibili

all’esercizio di una funzione giudiziaria, rientrando nella sfera di operatività della norma incriminatrice non solo le attività

propriamente giurisdizionali, ma anche quelle più latamente espressione dell’esercizio dell’attività giudiziaria e

riconducibili anche a soggetti

diversi dal giudice ovvero del pubblico ministero.

* * *

Art. 320 c.p. Corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio: Le disposizioni dell’articolo 319 si applicano

anche all’incaricato di un pubblico servizio; quelle di cui all’articolo 318 si applicano anche alla persona incaricata di un

pubblico servizio, qualora rivesta la qualità di pubblico impiego.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

In ogni caso, le pene sono ridotte in misura non superiore ad un terzo.

_____________________

Si tratta di un’ipotesi autonoma di reato e non di una forma degradata della corruzione del pubblico ufficiale.

* * *

Art. 321 c.p. Pene per il corruttore: Le pene stabilite nel primo comma dell’articolo 318, nell’articolo 319, nell’articolo

319 bis, nell’articolo 319 ter e nell’articolo 320 in relazione alle suddette ipotesi degli articoli 318 e 319, si applicano

anche a chi dà o promette al pubblico ufficiale o all’incaricato di un pubblico servizio il denaro od altra utilità.

* * *

Art. 322 c.p. Istigazione alla corruzione: Chiunque offre o promette denaro od altra utilità non dovuti ad un pubblico

ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio che riveste la qualità di pubblico impiegato, per indurlo a compiere un

atto del suo ufficio, soggiace, qualora l’offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma

dell’articolo 318, ridotta di un terzo.

Se l’offerta o la promessa è fatta per indurre un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio ad omettere o a

ritardare un atto del suo ufficio, ovvero a fare un atto contrario ai suoi doveri, il colpevole soggiace, qualora l’offerta o la

promessa non sia accettata, alla pena stabilita nell’articolo 319, ridotta di un terzo.

La pena di cui al primo comma si applica al pubblico ufficiale o all’incaricato di un pubblico servizio che riveste la qualità

di pubblico impiegato che sollecita una promessa o dazione di denaro od altra utilità da parte di un privato per le finalità

indicate dall’articolo 318.

La pena di cui al secondo comma su applica al pubblico ufficiale o all’incaricato di un pubblico servizio che sollecita una

promessa o dazione di denaro od altra utilità da parte di un privato per le finalità indicate dall’articolo 319.

_____________________

Il delitto in esame si configura come reato di mera condotta. E’ sufficiente per l’integrazione del reato la semplice offerta

o promessa, purchè sia caratterizzata da adeguata serietà e sia in grado di turbare psicologicamente il p.u. o l’incaricato

di pubblico servizio così da far sorgere il pericolo che lo stesso accetti l’offerta o la promessa.

* * *

Art. 322 bis – (Peculato, concussione, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi delle

Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri)

Le disposizioni degli articoli 314, 316, da 317 a 320 e 322, terzo e quarto comma, si applicano

anche:

1) ai membri della Commissione delle Comunità europee, del Parlamento europeo, della Corte di Giustizia e della Corte

dei conti delle Comunità europee;

2) ai funzionari e agli agenti assunti per contratto a norma dello statuto dei funzionari delle Comunità europee o del

regime applicabile agli agenti delle Comunità europee;

3) alle persone comandate dagli Stati membri o da qualsiasi ente pubblico o privato presso le Comunità europee, che

esercitino funzioni corrispondenti a quelle dei funzionari o agenti delle Comunità europee;

4) ai membri e agli addetti a enti costituiti sulla base dei Trattati che istituiscono le Comunità europee;

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

5) a coloro che, nell’ambito di altri Stati membri dell’Unione europea, svolgono funzioni o attività corrispondenti a quelle

dei pubblici ufficiali e degli incaricati di un pubblico servizio.

Le disposizioni degli articoli 321 e 322, primo e secondo comma, si applicano anche se il denaro o altra utilità è dato,

offerto o promesso:

1) alle persone indicate nel primo comma del presente articolo;

2) a persone che esercitano funzioni o attività corrispondenti a quelle dei pubblici ufficiali e degli incaricati di un pubblico

servizio nell’ambito di altri Stati esteri o organizzazioni pubbliche internazionali, qualora il fatto sia commesso per

procurare a sé o ad altri un indebito vantaggio in operazioni economiche internazionali.

Le persone indicate nel primo comma sono assimilate ai pubblici ufficiali, qualora esercitino funzioni corrispondenti, e

agli incaricati di un pubblico servizio negli altri casi.

_____________________

Si tratta di tipologie di reato che possono essere realizzate in molte aree aziendali ed a tutti i livelli organizzativi.

Ovviamente sussistono alcuni ambiti (attività, funzioni, processi) ove il rischio si può presentare in misura maggiore.

È opportuno ricordare che la corruzione rileva anche nel caso sia realizzata nei confronti di soggetti stranieri i quali,

secondo la legge italiana, sono pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio.

* * *

2) REATI SOCIETARI

ART. 25 TER DEL DECRETO LEGISLATIVO

Art. 2621 c.c. False comunicazioni sociali. Salvo quanto previsto dall’articolo 2622, gli amministratori, i direttori

generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, con

l’intenzione di ingannare i soci o il pubblico e al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle

relazioni, nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, dirette ai soci o al pubblico, espongono fatti materiali non

rispondenti al vero, ancorché oggetto di valutazioni, ovvero omettono informazioni la cui comunicazione è imposta dalla

legge sulla situazione economica, patrimoniale, o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene, in

modo idoneo a indurre in errore i destinatari sulla predetta situazione, sono puniti con l’arresto fino a due anni.

La punibilità è estesa anche al caso in cui le informazioni riguardino beni posseduti o amministrati dalla società per conto

di terzi.

La punibilità è esclusa se le falsità o le omissioni non alterano in modo sensibile la rappresentazione della situazione

economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene. La punibilità è, comunque,

esclusa se le falsità o le omissioni determinano una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle

imposte, non superiore al 5 per cento o una variazione del patrimonio netto non superiore all’1 per cento.

In ogni caso il fatto non è punibile se conseguenza di valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono

in misura non superiore al 10 per cento da quella corretta.

Nei casi previsti dai commi terzo e quarto, ai soggetti di cui al primo comma sono irrogate la sanzione amministrativa da

dieci a cento quote e l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese da sei mesi a tre anni,

dall’esercizio dell’ufficio di amministratore, sindaco, liquidatore, direttore generale e dirigente preposto alla redazione dei

documenti contabili societari, nonché da ogni altro ufficio con potere di rappresentanza della persona giuridica o

dell’impresa.

_____________________

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Non è richiesta una lesività specifica degli interessi patrimoniali di determinati soggetti, principalmente dei soci (a

differenza della più rilevante fattispecie di cui all’art. 2622 c.c.).

Soggetti attivi del reato possono essere gli amministratori, i direttori generali, i sindaci, i liquidatori e i dirigenti preposti

alla redazione dei documenti contabili societari.

La condotta penalmente rilevante colpisce la falsa descrizione di fatti materiali, anche se oggetto di valutazioni (si pensi

alle stime che caratterizzano molte voci di bilancio), nonché le omissioni di informazioni la cui comunicazione è imposta

dalla legge.

Le informazioni false od omesse devono essere rilevanti e tali da alterare sensibilmente la rappresentazione della

situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo di

appartenenza.

Accanto al bilancio, costituiscono l’oggetto materiale del reato soltanto quelle comunicazioni sociali previste dalla legge e

dirette ai soci o al pubblico. Restano fuori da questo ambito le comunicazioni interorganiche (tra diversi organi della

società), e quelle con unico destinatario, pubblico o privato (si pensi al caso di amministratori che falsificano la situazione

patrimoniale della società allo scopo di ottenere da un istituto di credito un finanziamento).

La fattispecie delle false comunicazioni sociali di cui al presente articolo è un’ipotesi contravvenzionale caratterizzata

dall’assenza di danno patrimoniale alla società, ai soci o ai creditori, a cui è riservata un trattamento sanzionatorio più

lieve rispetto all’articolo successivo.

E’ richiesta la consapevole volontà di ingannare, ossia di determinare un errore nei soci o nel pubblico in ordine alla

effettiva situazione patrimoniale della società e di procurare attraverso l’inganno un ingiusto profitto all’agente o ad altri.

Sono previste delle soglie di esclusione della punibilità nel caso in cui le falsità o le omissioni determinano una

variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5 per cento o una variazione del

patrimonio netto non superiore all’1 per cento.

In ogni caso, la punibilità è esclusa se il dato fornito è frutto di valutazioni che non differiscono da quella corretta in

misura non superiore al 10 per cento.

Ai soggetti penalmente responsabili, nei casi di esclusione della punibilità (ossia nei casi in cui non sia stato ritenuto

superato il limite dell’alterazione sensibile e delle soglie quantitative), viene comunque irrogata una sanzione

amministrativa ed interdittiva (le regole applicabili sono quelle contenute nella L. 689/1981).

* * *

Art. 2622 c.c. False comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori. Gli amministratori, i direttori generali, i

dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, con l’intenzione di

ingannare i soci o il pubblico e al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni e nelle

altre comunicazioni sociali previste dalla legge, dirette ai soci o al pubblico, esponendo fatti materiali non rispondenti al

vero ancorché oggetto di valutazioni ovvero omettendo informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla

situazione economica, patrimoniale, o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene, in modo idoneo a

indurre in errore i destinatari sulla predetta situazione, cagionando un danno patrimoniale alla società, ai soci o ai

creditori sono puniti, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Si procede a querela anche se il fatto integra altro delitto, ancorché aggravato a danno del patrimonio di soggetti diversi

dai soci e dai creditori, salvo che sia commesso in danno dello Stato, di altri Enti pubblici o delle Comunità europee.

Nel caso di società soggette alle disposizioni della parte IV, titolo III, capo II, del decreto legislativo 24 febbraio 1988, n.

58, la pena per i fatti previsti al primo comma è da uno a quattro anni e il delitto è procedibile d’ufficio.

La pena è da due a sei anni se, nelle ipotesi di cui al terzo comma, il fatto cagiona un grave nocumento ai risparmiatori.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Il nocumento si considera grave quando abbia riguardato un numero di risparmiatori superiore allo 0,1 per mille della

popolazione risultante dall’ultimo censimento ISTAT ovvero se sia consistito nella distruzione o riduzione del valore di

titoli di entità complessiva superiore allo 0,1 per mille del prodotto interno lordo.

La punibilità per i fatti previsti dal primo e terzo comma è estesa anche al caso in cui le informazioni riguardino beni

posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.

La punibilità per i fatti previsti dal primo e terzo comma è esclusa se le falsità o omissioni non alterano in modo sensibile

la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa

appartiene. La punibilità è comunque esclusa se le falsità o le omissioni determinano una variazione del risultato

economico di esercizio, al lordo delle imposte non superiore al 5per cento o una variazione del patrimonio netto non

superiore all’1 per cento.

In ogni caso il fatto non è punibile se conseguenza di valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono

in misura non superiore al 10 per cento da quella corretta.

Nei casi previsti dai commi settimo e ottavo, ai soggetti di cui al primo comma sono irrogate la sanzione amministrativa

da dieci a cento quote e l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese da sei mesi a tre anni,

dall’esercizio dell’ufficio di amministratore, sindaco, liquidatore, direttore generale e dirigente preposto alla redazione dei

documenti contabili societari, nonché da ogni altro ufficio con potere di rappresentanza della persona giuridica o

dell’impresa.

_____________________

La differenza tra questa seconda fattispecie e la precedente è nella circostanza che la falsità delle comunicazioni sociali

determina un danno di natura patrimoniale per la società, i soci o per i creditori.

Questa ipotesi di reato, infatti, è costruita come reato di danno in quanto si consuma quando la comunicazione falsa

cagioni un danno patrimoniale alla società, ai soci o al pubblico cui è diretta.

La conseguenza più evidente è che occorrerà accertare la sussistenza di un nesso causale tra la comunicazione falsa

volta a trarre in inganno e il danno patito dalla società, dai soci o dal pubblico.

Lo schema della disposizione ricalca la struttura dell’articolo precedente.

Essa si differenzia nel trattamento sanzionatorio e nella procedibilità, a seconda che la società sia quotata in borsa

oppure no. Nel caso di società quotata si procede d’ufficio e la pena è della reclusione da uno a quattro anni (da due a

sei anni nel caso di “grave nocumento ai risparmiatori”, ossia di un danno che abbia superato le soglie quantitative

prestabilite in funzione del numero di risparmiatori coinvolti o della perdita di valore dei titoli).

Nel secondo caso si procede a querela della persona offesa (socio o creditore o altro destinatario appartenente a quel

“pubblico” cui è indirizzata la comunicazione sociale, in quanto concretamente danneggiati sul piano economico) e la

pena prevista è la reclusione da sei mesi a tre anni.

La rinuncia alla procedibilità a querela nel caso di società quotate in borsa si spiega in quanto queste sono caratterizzate

da una estrema frantumazione del capitale sociale, che si riflette sulla titolarità del diritto di querela, il quale si verrebbe a

configurare in capo ad una moltitudine disparata di soggetti, molto spesso estranei alle vicissitudini della vita sociale.

In relazione alla procedibilità nelle ipotesi in cui il fatto integri un delitto commesso in danno dello Stato, di altri enti

pubblici o delle Comunità Europee, si procede d’ufficio.

* * *

Art. 2623 c.c. Falso in prospetto. La legge 28 dicembre 2005 n. 262 ha abrogato la precedente fattispecie di cui all’art.

2623 c.c. e contestualmente ha inserito il reato di “falso in prospetto” all’interno del D. Lgs. 24 febbraio 1998 n. 58 (art.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

173-bis). In seguito alla citata traslazione, il reato non è più compreso nel novero delle fattispecie autonomamente

rilevanti ai fini dell’applicazione del D. Lgs. 231/01.

Le falsità nei prospetti informativi e negli altri documenti richiamati dall’abrogato art. 2623 c.c. possono, peraltro, ora

assumere rilevanza quali “false comunicazioni sociali” di cui agli art. 2621 e 2622 c.c., qualora ne ricorrano tutti i

presupposti richiesti da tali articoli.

* * *

Art.2624 c.c. Falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione. I responsabili della revisione i

quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nelle relazioni o in altre comunicazioni, con la

consapevolezza della falsità e l’intenzione di ingannare i destinatari delle comunicazioni, attestano il falso od occultano

informazioni concernenti la situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società, ente o soggetto sottoposto a

revisione, in modo idoneo a indurre in errore i destinatari delle comunicazioni sulla predetta situazione, sono puniti, se la

condotta non ha loro cagionato un danno patrimoniale, con l’arresto fino a un anno.

Se la condotta di cui al primo comma ha cagionato un danno patrimoniale ai destinatari del prospetto, la pena è della

reclusione da uno a tre anni.

_____________________

Le ipotesi criminose introdotte dall’articolo in esame puniscono “i responsabili della revisione” delle società diverse da

quelle quotate, dalle società da queste controllate e da quelle che emettono strumenti finanziari ex art. 116 del T.U.F. che

“con consapevolezza della falsità” e “intenzione di ingannare i destinatari delle comunicazioni … conseguono per sé o

per altri un ingiusto profitto”.

A seconda che dalla stessa condotta intenzionale derivi o no l’evento materiale del danno patrimoniale ai destinatari

delle comunicazioni sono previste due distinte ipotesi di reato, una contravvenzionale, l’altra delittuosa. Per entrambe

valgono, evidentemente, le stesse considerazioni sugli schemi comportamentali già svolte negli articoli precedenti.

Per le società quotate, le società da queste controllate e le società che emettono strumenti finanziari ex art. 116 del

T.U.F., ai responsabili della revisione della società che pongono in essere il medesimo comportamento si applica la

fattispecie di cui all’art. 174 bis T.U.F.(introdotta dalla legge n. 262/2005) che prevede autonome sanzioni amministrative

a carico della società, irrogate dalla CONSOB, ma non prevede l’applicazione del Decreto Legislativo.

* * *

Art. 2625 c.c. Impedito controllo. Gli amministratori che, occultando documenti o con altri idonei artifici, impediscono o

comunque ostacolano lo svolgimento delle attività di controllo o di revisione legalmente attribuite ai soci, ad altri organi

sociali o alle società di revisione, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria fino a € 10.329. Se la condotta

ha cagionato un danno ai soci, si applica la reclusione fino a un anno e si procede a querela della persona offesa La

pena è raddoppiata se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell’Unione

Europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell’articolo 116 del testo unico di cui al D.Lgs. 24 febbraio

1998, n. 58.

_____________________

La fattispecie di impedito controllo contiene due distinte ipotesi di illecito, l’una di natura amministrativa (sanzione

amministrativa pecuniaria fino a € 10.329), l’altra di natura penale (reclusione fino a 1 anno e si procede a querela della

persona offesa).

Il soggetto attivo è sempre l’amministratore che nella prima ipotesi, impedisce o in ogni modo ostacola l’esercizio delle

funzioni di controllo attribuite dalla legge ai soci, agli organi sociali o alle società di revisione (figura introdotta con

l’attuale normativa); nella seconda fattispecie, invece, presupposto per la sussistenza del reato è il danno patrimoniale

che deriva ai soci dall’operato illecito degli amministratori. E’ prevista la procedibilità a querela di parte.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

* * *

Art. 2626 c.c. Indebita restituzione dei conferimenti. Gli amministratori che, fuori dei casi di legittima riduzione del

capitale sociale, restituiscono, anche simultaneamente, i conferimenti ai soci o li liberano dall’obbligo di eseguirli, sono

puniti con la reclusione fino a un anno.

_____________________

E’ una fattispecie generale volta a salvaguardare l’integrità e l’effettività del capitale sociale.

* * *

Art. 2627 c.c. Illegale ripartizione degli utili e delle riserve. Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, gli

amministratori che ripartiscono utili o acconti su utili non effettivamente conseguiti o destinati per legge a riserva, ovvero

che ripartiscono riserve, anche non costituite con utili, che non possono per legge essere distribuite, sono puniti con

l’arresto fino a un anno. La restituzione degli utili o la ricostituzione delle riserve prima del termine previsto per

l’approvazione del bilancio estingue il reato.

_____________________

La norma prevede la clausola “Salvo che il fatto non costituisca più grave reato”. L’illegale ripartizione di utili o riserve da

parte degli amministratori può integrare un reato più grave (l’appropriazione indebita, ex art. 646 c.p.). L’illecito, di natura

contravvenzionale, è posto a tutela dell’integrità del capitale e delle riserve obbligatorie per legge.

I soggetti attivi sono i soli amministratori, la norma si preoccupa di tutelare le riserve obbligatorie per legge.

E’ prevista l’ estinzione del reato sia nel caso che gli utili siano restituiti, sia che le riserve siano ricostituite prima del

termine previsto per l’approvazione del bilancio.

* * *

Art. 2628 c.c. Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante. Gli amministratori che,

fuori dei casi consentiti dalla legge, acquistano o sottoscrivono, azioni o quote sociali, cagionando una lesione

all’integrità del capitale sociale o delle riserve non distribuibili per legge, sono puniti con la reclusione fino a un anno.

La stessa pena si applica agli amministratori che, fuori dei casi consentiti dalla legge, acquistano o sottoscrivono azioni o

quote emesse dalla società controllante, cagionando una lesione del capitale sociale o delle riserve non distribuibili per

legge.

Se il capitale sociale o le riserve sono ricostituiti prima del termine previsto per l’approvazione del bilancio relativo

all’esercizio in relazione al quale è stata posta in essere la condotta, il reato è estinto.

_____________________

Il reato si configura qualora gli amministratori, attraverso l’acquisto o la sottoscrizione di azioni o quote, sociali o della

società controllante, cagionino un’effettiva lesione dell’integrità del capitale sociale o delle riserve non distribuibili per

legge.

L’ultimo comma prevede una causa di estinzione del reato nel caso in cui il capitale sociale o le riserve vengono

ricostituite prima del termine previsto per l’approvazione del bilancio.

* * *

Art. 2629 c.c. Operazioni in pregiudizio dei creditori. Gli amministratori che, in violazione delle disposizioni di legge a

tutela dei creditori, effettuano riduzioni del capitale sociale o fusioni con altra società o scissioni, cagionando danno ai

creditori, sono puniti, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a tre anni. Il risarcimento del danno ai

creditori prima del giudizio estingue il reato.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

_____________________

Il reato, procedibile a querela della persona offesa, è diretto a tutelare l’integrità del patrimonio sociale. Si tratta di un

reato di danno.

Il risarcimento del danno ai creditori prima del giudizio è causa di estinzione del reato.

* * *

Art. 2629-bis c.c. Omessa comunicazione del conflitto d’interessi. L’amministratore o il componente del consiglio di

gestione di una società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altro Stato dell’Unione europea o diffusi tra il

pubblico in misura rilevante ai sensi dell’articolo 116 del Testo Unico di cui al D. Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, e

successive modificazioni, ovvero di un soggetto sottoposto a vigilanza ai sensi del Testo Unico di cui al decreto

legislativo 1° settembre 1993, n. 385, del citato testo unico di cui al D. Lgs. n. 58 del 1998, della Legge 12 agosto 1982,

n. 576, o del D.Lgs. 21 aprile 1993 n. 124, che vìola gli obblighi previsti dall’articolo 2391, primo comma, è punito con la

reclusione da uno a tre anni, se dalla violazione siano derivati danni alla società o a terzi.

_____________________

La condotta delittuosa consiste nell’omessa comunicazione, da parte dell’amministratore o del componente del consiglio

di gestione, dei propri interessi personali nelle operazioni della società ove lo stesso opera e che, comunque, deve

essere quotata; tale comunicazione, ai sensi dell’art. 2391, 1° comma c.c., deve essere indirizzata agli altri

amministratori e al collegio sindacale per la valutazione della convenienza dell’operazione per la società.

L’ipotesi di reato è costruita come reato di danno, in quanto si consuma quando dalla mancata comunicazione derivino

danni alla società o a terzi.

* * *

Art. 2632 c.c. Formazione fittizia del capitale. Gli amministratori e i soci conferenti che, anche in parte, formano o

aumentano fittiziamente il capitale della società mediante attribuzione di azioni o quote sociali per somma inferiore al

loro valore nominale, sottoscrizione reciproca di azioni o quote, sopravvalutazione rilevante dei conferimenti di beni in

natura o di crediti ovvero del patrimonio della società nel caso di trasformazione, sono puniti con la reclusione fino a un

anno.

_____________________

Questa disposizione, di natura delittuosa, procedibile d’ufficio, è posta a tutela della effettività ed integrità del capitale

sociale. Sono colpite una serie di condotte poste in essere dagli amministratori o dai soci conferenti in modo fittizio che

assumono rilevanza nel momento della costituzione della società o dell’aumento del capitale.

Le tre condotte rilevanti sono: l’attribuzione di azioni o quote sociali per somma inferiore al loro valore nominale; la

sottoscrizione reciproca di azioni o quote; la sopravvalutazione rilevante dei conferimenti dei beni in natura o di crediti

ovvero del patrimonio della società nel caso di trasformazione.

Indipendentemente dal tipo di condotta concretizzatasi, è prevista la reclusione fino a un anno.

* * *

Art. 2633 c.c. Indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori. I liquidatori che, ripartendo i beni sociali

tra i soci prima del pagamento dei creditori sociali o dell’accantonamento delle somme necessario a soddisfarli,

cagionano danno ai creditori, sono puniti, a querela della persona offesa con la reclusione da sei mesi a tre anni. Il

risarcimento del danno ai creditori prima del giudizio estingue il reato.

Gli amministratori che emettono obbligazioni convertibili senza le indicazioni prescritte nell’ultimo comma dell’articolo

2420-bis c.c. sono puniti con l’ammenda da lire 2 milioni a lire 10 milioni.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

_____________________

La norma intende tutelare i creditori in sede di liquidazione.

E’ contemplata la previsione dell’evento di danno per i creditori. I liquidatori ripartiscono beni sociali tra i soci prima del

pagamento dei creditori sociali o dell’accantonamento delle somme necessarie a soddisfarli e cagionano un danno agli

stessi.

Come per l’ipotesi prevista nell’art. 2629 “Operazioni in pregiudizio dei creditori”, è prevista la procedibilità a querela. Il

risarcimento del danno ai creditori prima del giudizio è causa di estinzione del reato.

* * *

Art. 2636 c.c. Illecita influenza sull’assemblea. Chiunque, con atti simulati o fraudolenti, determina la maggioranza in

assemblea, allo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

_____________________

La condotta illecita, posta in essere da chiunque, si perfeziona con la formazione irregolare di una maggioranza che

altrimenti non si sarebbe avuta, attraverso il compimento di atti simulati o fraudolenti. E’ necessario un concreto risultato

lesivo che sia strumentale al conseguimento della finalità espressa dal dolo specifico.

* * *

Art. 2637 c.c. Aggiotaggio. Chiunque diffonde notizie false, ovvero pone in essere operazioni simulate o altri artifici

concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari non quotati o per i quali

non è stata presentata una richiesta di ammissione alle negoziazioni in un mercato regolamentato, ovvero a incidere in

modo significativo sull’affidamento che il pubblico ripone nella stabilità patrimoniale di banche o di gruppi bancari, è

punito con la pena della reclusione da uno a cinque anni.

_____________________

La legge 28 dicembre 2005 n. 262 ha modificato la precedente fattispecie di cui all’art. 2637 c.c. limitando l’applicazione

della medesima agli strumenti finanziari non quotati o per i quali non è sia stata presentata una richiesta di ammissione

alle negoziazioni in un mercato regolamentato.

La scelta del Legislatore nasce dal fatto di aver disciplinato l’analoga fattispecie criminosa avente ad oggetto strumenti

finanziari quotati, con la previsione di cui al reato di manipolazione del mercato.

Il reato si configura come fattispecie di pericolo concreto, in quanto è necessario che le notizie mendaci, o le operazioni

simulate o gli altri artifici, siano concretamente idonee a provocare una effettiva lesione. Oggetto materiale del reato

sono gli strumenti finanziari non quotati (o per i quali non è stata presentata richiesta di quotazione).

* * *

Art. 2638 c.c. Ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza. Gli amministratori, i direttori

generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari,i sindaci e i liquidatori di società o enti e gli

altri soggetti sottoposti per legge alle autorità pubbliche di vigilanza, o tenuti ad obblighi nei loro confronti, i quali nelle

comunicazioni alle predette autorità previste in base alla legge, al fine di ostacolare l’esercizio delle funzioni di vigilanza,

espongono fatti materiali non rispondenti al vero, ancorché oggetto di valutazioni, sulla situazione economica,

patrimoniale o finanziaria dei sottoposti alla vigilanza, ovvero allo stesso fine, occultano con altri mezzi fraudolenti, in

tutto o in parte fatti che avrebbero dovuto comunicare, concernenti la situazione medesima, sono punibili con la

reclusione da uno a quattro anni. La punibilità è estesa anche al caso in cui le informazioni riguardino beni posseduti o

amministrati dalla società per conto di terzi.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Sono puniti con la stessa pena gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti

contabili societari, i sindaci e i liquidatori di società, o enti e gli altri soggetti sottoposti per legge alle autorità pubbliche di

vigilanza o tenuti ad obblighi nei loro confronti, i quali, in qualsiasi forma, anche omettendo le comunicazioni dovute alle

predette autorità, consapevolmente ne ostacolano le funzioni.

La pena è raddoppiata se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell’Unione

europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell’articolo 116 del testo unico di cui al D.Lgs. 24 febbraio

1998, n. 58

_____________________

L’articolo prevede fattispecie delittuose diverse per modalità di condotta e momento offensivo: la prima centrata sul falso

commesso al fine di ostacolare le funzioni di vigilanza; la seconda sulla realizzazione intenzionale dell’evento di ostacolo

attraverso qualsiasi condotta (attiva o omissiva).

Il Legislatore ha previsto la stessa pena per entrambe le ipotesi, pur non essendo equivalente il disvalore fra la più grave

condotta di falso e le condotte meno gravi di ostacolo alle funzioni di vigilanza.

In ultimo è prevista una fattispecie contravvenzionale a carattere residuale, per l’ipotesi in cui l’ostacolo sia determinato

non intenzionalmente o anche solo per colpa.

* * *

Art. 2639 c.c. Estensione di qualifiche soggettive. Per i reati previsti dal presente titolo al soggetto formalmente

investito della qualifica o titolare della funzione prevista dalla legge civile è equiparato sia chi è tenuto a svolgere la

stessa funzione, diversamente qualificata, sia chi esercita in modo continuativo e significativo i poteri tipici inerenti alla

qualifica o alla funzione.

Fuori dei casi di applicazione delle norme riguardanti i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, le

disposizioni sanzionatorie relative agli amministratori si applicano anche a coloro che sono legalmente incaricati

dall’autorità giudiziaria o dall’autorità pubblica di vigilanza di amministrare la società o i beni dalla stessa posseduti o

gestiti per conto di terzi.

_____________________

Il primo comma della disposizione in esame tipicizza la figura dell’“amministratore di fatto”.

L’equiparazione di codesta figura ai soggetti formalmente investiti delle qualifiche o titolari delle funzioni è però

circoscritta, ai fini della responsabilità, ai casi di esercizio di fatto, ma con carattere di “continuità” e di “significatività”

rispetto ai poteri tipici di quelle specifiche qualifiche o funzioni.

Il secondo comma prevede espressamente ed in via generale che le disposizioni sanzionatorie relative agli

amministratori si applichino anche ai soggetti che sono legalmente incaricati dall’autorità giudiziaria o dall’autorità

pubblica di vigilanza di amministrare la società o i beni dalla stessa posseduti o gestiti per conto di terzi (commissari);

salva la possibilità di applicare la disciplina dei reati dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione in tutti gli altri

casi.

L. 6 novembre 2012, n. 190 (“Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella

pubblica amministrazione”), apporta alcune integrazioni al c.d. “catalogo dei reati presupposto” della responsabilità

amministrativa degli enti, ex D. Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, e, più precisamente:

• all’art. 25, comma 3, viene inserito il richiamo al nuovo art. 319-quater codice penale;

• all’art. 25-ter, comma 1, viene aggiunta la lettera s-bis), che richiama il nuovo delitto di corruzione tra privati,

nei casi di cui al nuovo terzo comma dell’art. 2635 codice civile.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

I nuovi reati introdotti nel D. Lgs. 231/2001 sono, dunque:

Art. 319-quater c.p.,“induzione indebita a dare o promettere utilità”: “1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato,

il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a

dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la reclusione da tre a otto anni. 2.

Nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità è punito con la reclusione fino a tre anni”.

Art. 2635 c.c.,“corruzione tra privati”: “1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli amministratori, i direttori

generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, che, a seguito della

dazione o della promessa di denaro o altra utilità, per sé o per altri, compiono od omettono atti, in violazione degli

obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, cagionando nocumento alla società, sono puniti con la

reclusione da uno a tre anni. 2. Si applica la pena della reclusione fino a un anno e sei mesi se il fatto è commesso da

chi è sottoposto alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati al primo comma. 3. Chi dà o promette denaro o

altra utilità alle persone indicate nel primo e nel secondo comma è punito con le pene ivi previste. 4. Le pene stabilite nei

commi precedenti sono raddoppiate se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati

dell’Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell’articolo 116 del testo unico delle disposizioni

in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni.

5. Si procede a querela della persona offesa, salvo che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza nella

acquisizione di beni o servizi”.

Art. 25-Ter – Reati societari

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

1. In relazione ai reati in materia societaria previsti dal codice civile, se commessi

nell’interesse della società, da amministratori, direttori generali o liquidatori o da persone

sottoposte alla loro vigilanza, qualora il fatto non si fosse realizzato se essi avessero

vigilato in conformità degli obblighi inerenti alla loro carica, si applicano le seguenti

sanzioni pecuniarie:

a) per la contravvenzione di false comunicazioni sociali, prevista dall’articolo 2621 del

codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centocinquanta quote;

b) per il delitto di false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori, previsto

dall’articolo 2622, primo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da

centocinquanta a trecentotrenta quote;

c) per il delitto di false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori, previsto

dall’articolo 2622, terzo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da duecento a

quattrocento quote;

d) per la contravvenzione di falso in prospetto, prevista dall’articolo 2623, primo comma,

del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centotrenta quote;

e) per il delitto di falso in prospetto, previsto dall’articolo 2623, secondo comma, del

codice civile, la sanzione pecuniaria da duecento a trecentotrenta quote;

f) per la contravvenzione di falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di

revisione, prevista dall’articolo 2624, primo comma, del codice civile, la sanzione

pecuniaria da cento a centotrenta quote;

g) per il delitto di falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione,

previsto dall’articolo 2624, secondo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da

duecento a quattrocento quote;

h) per il delitto di impedito controllo, previsto dall’articolo 2625, secondo comma, del

codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centottanta quote;

i) per il delitto di formazione fittizia del capitale, previsto dall’articolo 2632 del codice

civile, la sanzione pecuniaria da cento a centottanta quote;

l) per il delitto di indebita restituzione dei conferimenti, previsto dall’articolo 2626 del

codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centottanta quote;

m) per la contravvenzione di illegale ripartizione degli utili e delle riserve, prevista

dall’articolo 2627 del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centotrenta quote;

n) per il delitto di illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società

controllante, previsto dall’articolo 2628 del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento

a centottanta quote;

o) per il delitto di operazioni in pregiudizio dei creditori, previsto dall’articolo 2629 del

codice civile, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a trecentotrenta quote;

p) per il delitto di indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori, previsto

dall’articolo 2633 del codice civile, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a

trecentotrenta quote;

q) per il delitto di illecita influenza sull’assemblea, previsto dall’articolo 2636 del codice

civile, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a trecentotrenta quote;

r) per il delitto di aggiotaggio, previsto dall’articolo 2637 del codice civile e per il delitto di

omessa comunicazione del conflitto d’interessi previsto dall’articolo 2629-bis del codice

civile, la sanzione pecuniaria da duecento a cinquecento quote;

s) per i delitti di ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza,

previsti dall’articolo 2638, primo e secondo comma, del codice civile, la sanzione

pecuniaria da duecento a quattrocento quote;

s-bis) per il delitto di corruzione tra privati, nei casi previsti dal terzo comma

dell’articolo 2635 del codice civile, la sanzione pecuniaria da duecento a

quattrocento quote.

3*. Se, in seguito alla commissione dei reati di cui al comma 1, l’ente ha conseguito un

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

* * *

3) ABUSI DI MERCATO

ART. 25 SEXIES DEL DECRETO LEGISLATIVO

Art. 184 D. Lgs. 24 febbraio 1998 n. 58 (“TUF” o “Testo Unico”). Abuso di informazioni privilegiate.

È punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro ventimila a euro tre milioni chiunque, essendo in

possesso di informazioni privilegiate in ragione della sua qualità di membro di organi di amministrazione, direzione o

controllo dell’emittente, della partecipazione al capitale dell’emittente, ovvero dell’esercizio di un’attività lavorativa, di una

professione o di una funzione, anche pubblica, o di un ufficio:

a) acquista, vende o compie altre operazioni, direttamente o indirettamente, per conto proprio o per conto di terzi, su

strumenti finanziari utilizzando le informazioni medesime;

b) comunica tali informazioni ad altri, al di fuori del normale esercizio del lavoro, della professione, della funzione o

dell’ufficio;

c) raccomanda o induce altri, sulla base di esse, al compimento di taluna delle operazioni indicate nella lettera a).

La stessa pena di cui al comma 1 si applica a chiunque essendo in possesso di informazioni privilegiate a motivo della

preparazione o esecuzione di attività delittuose compie taluna delle azioni di cui al medesimo comma 1.

Il giudice può aumentare la multa fino al triplo o fino al maggiore importo di dieci volte il prodotto o il profitto conseguito

dal reato quando, per la rilevante offensività del fatto, per le qualità personali del colpevole o per l’entità del prodotto o

del profitto conseguito dal reato, essa appare inadeguata anche se applicata nel massimo.

Ai fini del presente articolo per strumenti finanziari si intendono anche gli strumenti finanziari di cui all’articolo 1, comma

2, il cui valore dipende da uno strumento finanziario di cui all’articolo 180, comma 1, lettera a).

_____________________

Il reato si perfeziona nei confronti di chi, in ragione del proprio rapporto funzionale, acquisisce o cede strumenti finanziari

dovendo ragionevolmente sapere che le informazioni detenute sono di natura privilegiata (sono esclusi coloro i quali

ottengono occasionalmente o fortuitamente la conoscenza della notizia).

La fattispecie ha natura di reato istantaneo, che prescinde – nei casi di cui alle lettere b) e c) – sia dall’accoglimento del

suggerimento sia dal compimento dell’operazione e la cui idoneità concreta a violare gli interessi tutelati della

trasparenza e del corretto funzionamento dei mercati finanziari, deve essere valutata tenendo conto solo delle

circostanze individuabili nel momento in cui l’operazione viene posta in essere.

La condanna comporta l’applicazione delle pene accessorie previste dagli artt. 28 c.p. (interdizione dai pubblici uffici), 30

c.p. (interdizione da una professione o un’arte), 32 bis c.p. (interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone

giuridiche e delle imprese) e 32 ter c.p. (incapacità di contrattare con la P.A.) per una durata non inferiore a 6 mesi e non

superiore a 2 anni, nonché la pubblicazione della sentenza su almeno due quotidiani a diffusione nazionale.

* * *

Art. 187-bis D. Lgs. 24 febbraio 1998 n. 58. Abuso di informazioni privilegiate. Salve le sanzioni penali quando il

fatto costituisce reato, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro ventimila a euro tre milioni chiunque,

essendo in possesso di informazioni privilegiate in ragione della sua qualità di membro di organi di amministrazione,

direzione o controllo dell’emittente, della partecipazione al capitale dell’emittente, ovvero dell’esercizio di un’attività

lavorativa, di una professione o di una funzione, anche pubblica, o di un ufficio:

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

a) acquista, vende o compie altre operazioni, direttamente o indirettamente, per conto proprio o per conto di terzi su

strumenti finanziari utilizzando le informazioni medesime;

b) comunica informazioni ad altri, al di fuori del normale esercizio del lavoro, della professione, della funzione o

dell’ufficio;

c) raccomanda o induce altri, sulla base di esse, al compimento di taluna delle operazioni indicate nella lettera a).

La stessa sanzione di cui al comma 1 si applica a chiunque essendo in possesso di informazioni privilegiate a motivo

della preparazione o esecuzione di attività delittuose compie taluna delle azioni di cui al medesimo comma 1.

Ai fini del presente articolo per strumenti finanziari si intendono anche gli strumenti finanziari di cui all’articolo 1, comma

2, il cui valore dipende da uno strumento finanziario di cui all’articolo 180, comma 1, lettera a).

La sanzione prevista al comma 1 si applica anche a chiunque, in possesso di informazioni privilegiate, conoscendo o

potendo conoscere in base ad ordinaria diligenza il carattere privilegiato delle stesse, compie taluno dei fatti ivi descritti.

Le sanzioni amministrative pecuniarie previste dai commi 1, 2 e 4 sono aumentate fino al triplo o fino al maggiore

importo di dieci volte il prodotto o il profitto conseguito dall’illecito quando, per le qualità personali del colpevole ovvero

per l’entità del prodotto o del profitto conseguito dall’illecito, esse appaiono inadeguate anche se applicate nel massimo.

Per le fattispecie previste dal presente articolo il tentativo è equiparato alla consumazione.

______________________________

L’abuso di informazioni privilegiate può integrare sia un illecito penale (art 184 T.U.F.) che un illecito amministrativo (art

187 bis T.U.F.) che prevede una sanzione pecuniaria di importo compreso tra € . 100.000 e € 15.000.000.

Con l’introduzione di queste nuove figure di illeciti amministrativi è stato previsto nel TUF un sistema a “doppio binario”,

in cui le ipotesi di reato, di competenza della magistratura penale, possono sommarsi alle ipotesi di illecito

amministrativo accertate dalla CONSOB a cui è demandata competenza esclusiva.

L’illecito amministrativo riprende nei tratti essenziali la definizione delineata nella rispettiva fattispecie penale ma se ne

distingue innanzitutto in quanto per il primo il tentativo è equiparato alla consumazione e, soprattutto, in quanto per

l’illecito amministrativo è sufficiente, quale elemento soggettivo, anche la sola colpa (non necessariamente il dolo).

L’art 187-bis, infatti, punisce con l’illecito amministrativo per “abuso di informazioni privilegiate” anche chiunque

commetta la condotta ivi prevista “potendo conoscere in base ad ordinaria diligenza il carattere privilegiato delle

informazioni”; assumono pertanto rilevanza, a differenza di quanto statuito nella fattispecie penale, le ipotesi di illecito

commesso da colui il quale (c.d. insider secondario), anche incidentalmente, venga in possesso di informazioni riservate

(c.d. tippee trading).

Da segnalare che in ordine a tale illecito si è ritenuto eccezionalmente rilevante il tentativo – previsto dal codice penale

solo in relazione ai delitti – che, a differenza della successiva ipotesi di cui all’art..187 ter, è stato equiparato alla

consumazione.

* * *

Art. 185 D. Lgs. 24 febbraio 1998 n. 58. Manipolazione del mercato. Chiunque diffonde notizie false o pone in essere

operazioni simulate o altri artifizi concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti

finanziari, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro ventimila a euro cinque milioni.

Il giudice può aumentare la multa fino al triplo o fino al maggiore importo di dieci volte il prodotto o il profitto conseguito

dal reato quando, per la rilevante offensività del fatto, per le qualità personali del colpevole o per l’entità del prodotto o

del profitto conseguito dal reato, essa appare inadeguata anche se applicata nel massimo.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

_____________________

La fattispecie ipotizza un reato comune (può essere commesso da “chiunque”) la cui realizzazione della condotta

acquista rilievo penale indipendentemente dalle caratteristiche del soggetto attivo che le pone in essere.

Sono diverse ed alternative le modalità in cui si articola la condotta. La prima, più generale, esclude le semplici voci, gli

apprezzamenti e le opinioni rese come tali; inoltre l’esigenza della loro diffusione esclude la sussistenza del reato in caso

di comunicazioni ad una sola persona o ad una ristretta cerchia.

La seconda modalità consiste nella realizzazione di operazioni simulate (azioni in apparenza diverse dalle operazioni

effettivamente volute) o di altri artifici (atti o comportamenti dotati di capacità fraudolenta o di connotazione ingannatoria

desumibili dalle modalità di realizzazione) con la consapevolezza della loro idoneità ad alterare sensibilmente il prezzo

degli strumenti finanziari (dolo generico).

E’ ammesso il dolo eventuale che prevede la responsabilità per chiunque divulghi una notizia pur essendosi

rappresentato la possibilità che essa sia falsa senza svolgere i possibili approfondimenti e rappresentandosi quindi un

risultato potenzialmente ingiusto, che viene accettato. La condanna prevede l’applicazione delle medesime pene

accessorie previste per l’art. 184.

* * *

Art. 187-ter D. Lgs. 24 febbraio 1998 n. 58. Manipolazione del mercato. Salve le sanzioni penali quando il fatto

costituisce reato, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro ventimila a euro cinque milioni chiunque,

tramite mezzi di informazione, compreso internet o ogni altro mezzo, diffonde informazioni, voci o notizie false o

fuorvianti che forniscano o siano suscettibili di fornire indicazioni false ovvero fuorvianti in merito agli strumenti finanziari.

Per i giornalisti che operano nello svolgimento della loro attività professionale la diffusione delle informazioni va valutata

tenendo conto delle norme di autoregolamentazione proprie di detta professione, salvo che tali soggetti traggano,

direttamente o indirettamente, un vantaggio o un profitto dalla diffusione delle informazioni.

Salve le sanzioni penali quando il fatto costituisce reato, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria di cui al

comma 1 chiunque pone in essere:

a) operazioni od ordini di compravendita che forniscano o siano idonei a fornire indicazioni false o fuorvianti in merito

all’offerta, alla domanda o al prezzo di strumenti finanziari;

b) operazioni od ordini di compravendita che consentono, tramite l’azione di una o di più persone che agiscono di

concerto, di fissare il prezzo di mercato di uno o più strumenti finanziari ad un livello anomalo o artificiale;

c) operazioni od ordini di compravendita che utilizzano artifizi od ogni altro tipo di inganno o di espediente;

d) altri artifizi idonei a fornire indicazioni false o fuorvianti in merito all’offerta, alla domanda o al prezzo di strumenti

finanziari.

Per gli illeciti indicati al comma 3, lettere a) e b), non può essere assoggettato a sanzione amministrativa chi dimostri di

avere agito per motivi legittimi e in conformità alle prassi di mercato ammesse nel mercato interessato.

Le sanzioni amministrative pecuniarie previste dai commi precedenti sono aumentate fino al triplo o fino al maggiore

importo di dieci volte il prodotto o il profitto conseguito dall’illecito quando, per le qualità personali del colpevole, per

l’entità del prodotto o del profitto conseguito dall’illecito ovvero per gli effetti prodotti sul mercato, esse appaiono

inadeguate anche se applicate nel massimo.

Il Ministero dell’economia e delle finanze, sentita la CONSOB ovvero su proposta della medesima, può individuare, con

proprio regolamento, in conformità alle disposizioni di attuazione della Direttiva 2003/6/CE adottate dalla Commissione

europea, secondo la procedura di cui all’articolo 17, paragrafo 2, della stessa direttiva, le fattispecie, anche ulteriori

rispetto a quelle previste nei commi precedenti, rilevanti ai fini dell’applicazione del presente articolo.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

La CONSOB rende noti, con proprie disposizioni, gli elementi e le circostanze da prendere in considerazione per la

valutazione dei comportamenti idonei a costituire manipolazioni di mercato, ai sensi della Direttiva 2003/6/CE e delle

disposizioni di attuazione della stessa.

______________________________

L’art. 187-ter sanziona, con la pena pecuniaria da € 100.000 a € 25.000.000, chi diffonde informazioni o voci che “siano

suscettibili di fornire indicazioni false o fuorvianti in merito agli strumenti finanziari”, mentre l’omonimo illecito penale ex

art. 185 TUF richiede che le notizie debbano essere “concretamente idonee” ad alterare i prezzi per integrare il reato.

Ne consegue una più ampia portata applicativa degli illeciti amministrativi rispetto a quelli penali, che discende non solo

dalla formulazione più ampia delle fattispecie considerate, ma anche dalla circostanza che il dolo non è richiesto come

requisito soggettivo generale (è punibile la sola colpa).

Sebbene la definizione prevista per l’illecito amministrativo risulti più dettagliata rispetto a quella fornita per l’illecito

penale sono, comunque, fatte salve specifiche ipotesi di non punibilità che escludono la perseguibilità di colui il quale

dimostri di aver agito per motivi legittimi ed in conformità alle prassi di mercato ammesse nel mercato interessato (art.

187-ter, comma 4).

* * *

Al fine della corretta individuazione delle condotte sanzionabili occorre tener presente che l’art. 1 della Direttiva 2003/6/

CE (in tema di market abuse) riporta una serie di esempi di condotte le quali, anche ai sensi del comma 4 dell’art. 62 del

Regolamento Mercati, sono idonee a configurare manipolazione del mercato, sia informativa sia operativa).

[Omissis]

* * *

Regolamento Mercati Consob delib. 15233

CAPO III

Manipolazioni del mercato

Art. 62 (Elementi e circostanze da valutare per l’identificazione di manipolazioni del

mercato)

1. Al fine di valutare se un comportamento sia idoneo a costituire manipolazione del mercato ai sensi dell’articolo 187-ter,

comma 3, lettere a) e b) del Testo Unico, sono da prendere in considerazione i seguenti elementi e circostanze:

a) la misura in cui gli ordini di compravendita impartiti o le operazioni eseguite rappresentano una quota significativa del

volume giornaliero degli scambi dello strumento finanziario pertinente nel mercato regolamentato interessato, in

particolare quando tali ordini o operazioni conducono ad una significativa variazione del prezzo dello strumento

finanziario;

b) la misura in cui gli ordini di compravendita impartiti o le operazioni eseguite da soggetti con una significativa

posizione in acquisto o in vendita su uno strumento finanziario conducono a significative variazioni del prezzo dello

strumento finanziario o dello strumento derivato collegato o dell’attività sottostante ammessi alla negoziazione in un

mercato regolamentato;

c) se le operazioni eseguite non determinano alcuna variazione nella proprietà ovvero non comportano alcun

trasferimento effettivo della proprietà di uno strumento finanziario ammesso alla negoziazione in un mercato

regolamentato;

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

d) la misura in cui gli ordini di compravendita impartiti o le operazioni eseguite prevedono inversioni di posizione in

acquisto o in vendita nel breve periodo e rappresentano una quota significativa del volume giornaliero di scambi dello

strumento finanziario pertinente nel mercato regolamentato interessato e possono associarsi a significative variazioni del

prezzo di uno strumento finanziario ammesso alla negoziazione in un mercato regolamentato;

e) la misura in cui gli ordini di compravendita impartiti o le operazioni eseguite sono concentrati in un breve lasso di

tempo nel corso della sessione di negoziazione e conducono a una variazione del prezzo che successivamente si

inverte;

f) la misura in cui gli ordini di compravendita impartiti modificano la rappresentazione dei migliori prezzi delle proposte di

acquisto o di vendita di uno strumento finanziario ammesso alla negoziazione in un mercato regolamentato o, più in

generale, la misura in cui essi modificano la rappresentazione del book di negoziazione a disposizione dei partecipanti al

mercato e sono revocati prima della loro esecuzione;

g) la misura in cui gli ordini vengono impartiti e le operazioni eseguite nei momenti o intorno ai momenti utili per il calcolo

dei prezzi delle aste di apertura o di chiusura, dei prezzi di controllo, dei prezzi di riferimento, dei prezzi di regolamento o

di valutazione di strumenti finanziari, conducendo a variazioni di tali prezzi.

2. Al fine di valutare se un comportamento sia idoneo a costituire manipolazione del mercato ai sensi dell’articolo 187-ter,

comma 3, lettera c) del Testo Unico, sono da prendere in considerazione i seguenti elementi e circostanze:

a) se gli ordini di compravendita impartiti o le operazioni eseguite sono preceduti o seguiti dalla diffusione di informazioni

false o fuorvianti da parte delle persone che hanno impartito gli ordini o eseguito le operazioni o da persone ad esse

collegate;

b) se vengono impartiti ordini di compravendita o eseguite operazioni da parte di persone prima o dopo che le stesse

persone o persone ad esse collegate abbiano elaborato o diffuso ricerche o raccomandazioni di investimento errate o

tendenziose o manifestamente influenzate da interessi rilevanti.

3. Gli elementi e le circostanze indicati nei commi 1 e 2 non sono da considerare esaustivi e non costituiscono di per sé

necessariamente una manipolazione del mercato ai sensi dell’articolo 187-ter, comma 3, del Testo unico.

4. Costituiscono comportamenti idonei a configurare manipolazione di mercato gli esempi previsti dall’articolo 1 della

direttiva 2003/6/CE e contenuti nell’Allegato 4.

5. La valutazione dei comportamenti idonei a costituire manipolazione del mercato è effettuata prendendo anche in

considerazione gli esempi elaborati a livello comunitario.

* * *

Ne consegue una più ampia portata applicativa degli illeciti amministrativi rispetto a quelli penali, che discende non solo

dalla formulazione più ampia delle fattispecie considerate, ma anche dalla circostanza che il dolo non e’ richiesto come

requisito soggettivo generale (e’ punibile la sola colpa).

Sebbene la definizione prevista per l’illecito amministrativo risulti più dettagliata rispetto quella fornita per l’illecito penale

sono, comunque, fatte salve le specifiche ipotesi di non punibilità che escludono la perseguibilità di colui il quale dimostri

di aver agito per motivi legittimi ed in conformità alle prassi di mercato ammesse nel mercato interessato (art. 187 ter, co.

4).

* * *

Ai fini della concreta individuazione delle condotte sanzionabili occorre tener presente che l’art. 1 della Direttiva 2003/06/

CE (in tema di market abuse) riporta una serie di esempi di condotte le quale, (anche) ai sensi del comma 4 dell’art. 62

del Regolamento Mercati, sono idonee a configurare manipolazione del mercato (sia informativa che operativa).

In particolare, la Direttiva elenca:

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

a) il comportamento di una persona o di più persone che agiscono in collaborazione per acquisire una posizione

dominante sulla offerta o sulla domanda di uno strumento finanziario che abbia l’effetto di fissare, direttamente o

indirettamente, i prezzi di acquisto o di vendita o altre condizioni commerciali non corrette;

b) l’acquisto o la vendita di strumenti finanziari alla chiusura del mercato con l’effetto di ingannare gli investitori che

agiscono sulla base dei prezzi di chiusura;

c) l’avvantaggiarsi di un accesso occasionale o regolare ai mezzi di informazione tradizionali o elettronici diffondendo

una valutazione su uno strumento finanziario (o indirettamente sul suo emittente) dopo aver precedentemente preso

posizione su quello strumento finanziario, beneficiando di conseguenza dell’impatto della valutazione diffusa sul prezzo

di detto strumento, senza aver allo stesso tempo comunicato al pubblico, in modo corretto ed efficace, l’esistenza di tale

conflitto di interessi.

Muovendo dalle esemplificazioni della Direttiva, inoltre, il CESR (Committee of European Secutities Regulators –

Comitato indipendente che riunisce gli entri di regolamentazione finanziaria europei), ha elaborato delle linee guida

contenenti una serie di ipotesi pratiche rivelatrici di condotte di manipolazioni del mercato raggruppate in quattro

categorie.

Si tratta di ipotesi, peraltro, che ai sensi dell’art. 62, comma 5 del Regolamento Mercati, possono servire agli operatori

per l’identificazione di variabili importanti (c.d. “diagnostic flags” o “signals”) nel monitoraggio della propria attività.

La prima categoria di esempi e’ rappresentata dalle operazioni simulate o fuorvianti (riferibili al comma 3, lett. a dell’art.

187-ter), ove figurano le compravendite di strumenti finanziari che non comportano una reale modifica della proprietà

beneficiaria o del rischio di marcato (c.d. wash trades);

le transazioni orchestrate al fine di dare l’impressione di fluttuazioni del prezzo di uno strumento finanziario (c.d. painting

the tape); l’immissione contemporanea nel sistema di ordini di vendita e di acquisto (aventi gli stessi prezzi e gli stesi

quantitativi) da parte di soggetti in collusione tra loro (c.d. improper matched orders); il piazzamento di ordini

notevolmente superiori (o inferiori, a seconda del risultato desiderato) all’ultima offerta disponibile, che tuttavia vengono

ritirati prima di essere eseguiti.

La seconda categoria riguarda le ipostesi di price positioning, ovverosia quelle operazioni che consentono di fissare il

prezzo di uno strumento finanziario ad un livello artificiosamente differente da quello di mercato; si tratta, in particolare,

delle seguenti ipotesi riconducibili al comma 3, lett. B dell’art. 187-ter: marketing the close, ovverossia la vendita o

l’acquisto di titoli al termine delle negoziazioni di mercato al fine di modificarne il prezzo di chiusura; colludere sul

mercato secondario dopo un collocamento effettuato nell’ambito di un’offerta al pubblico; abusive squeeze; creation of a

floor in the price market; excessive bid-ask spread; operazioni effettuate in un mercato per influenzare impropriamente i

prezzi di uno strumento finanziario in un mercato correlato.

La terza categoria comprende quelle operazioni che fanno ricorso ad artifici o inganni (riferite al comma 3, lett c, all’art.

187-ter), ovverosia: gli acquisti finalizzati all’occultamento del reale proprietario di strumenti finanziari mediante una falsa

disclosure; la diffusione di informazioni false o ingannevoli al fine di influenzare il prezzo di un titolo (ipotesi di c.d. pump

and dump e trash and cash, ove le false informazioni mirano al rialzo od al ribasso del titolo che verrà poi venduto o

acquistato);

l’apertura di una posizione e la sua immediata chiusura dopo averla divulgata, sottolineando il carattere di lungo periodo

della posizione (spiazzando così gli altri operatori).

L’ultima categoria e’ costituita dalla diffusione di informazioni false od ingannevoli non necessariamente accompagnate

da transazioni finanziarie. Ne fanno parte le ipotesi in cui vengono diffuse informazioni, oppure poste in essere attività

ingannevoli con riferimento a merci sottostanti a contratti derivati, che possono così influenzare l’andamento dei titoli

negoziati.

In particolare, nella guida del CESR si fa riferimento all’inserimento di informazioni su Internet o la diffusione di un

comunicato stampa che contengono affermazioni false o fuorvianti su una società emittente e a tutte le condotte

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

progettate per fornire indicazioni false o fuorvianti tramite canali diversi dai mezzi di comunicazione di massa (ad

esempio, il movimento fisico di merci che crea un’apparenza fuorviante sulla domanda o sull’offerta di una merce o sulla

consegna per un contratto future su merci).

Adeguandosi alla Direttiva 2003/124/CE, la CONSOB ha poi provveduto (come già si e’ accennato poco sopra) alle

necessarie modifiche del Regolamento Mercati (Delibera n. 15233 del 29 novembre 2005) elencando, all’art. 62, gli

elementi e le circostanze da valutare per l’identificazione di manipolazioni operativa di cui al comma 3, lett. a) e b)

dell’art. 187-ter.

4) REATI CON FINALITA’ DI TERRORISMO O DI EVERSIONE DELL’ORDINE DEMOCRATICO

ART. 25 QUATER DEL DECRETO LEGISLATIVO

L’art. 25 quater del D. Lgs. 231/01 non elenca specificamente i reati con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine

democratico per i quali è prevista la responsabilità dell’ente, limitandosi a richiamare, al comma 1, i delitti previsti dal

Codice penale e dalle leggi speciali e, al comma 3, i delitti diversi da quelli disciplinati al primo comma ma posti in essere

in violazione di quanto stabilito dalla Convenzione Internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo

sottoscritta a New York il 9 dicembre 1999.

Tra i reati previsti dal Codice penale, in particolare, si ricordano le seguenti fattispecie:

Art. 270 c.p. – Associazioni sovversive

Chiunque nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni dirette e idonee a sovvertire

violentemente gli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato ovvero a sopprimere violentemente l’ordinamento

politico e giuridico dello Stato, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.

Chiunque partecipa alle associazioni di cui al primo comma è punito con la reclusione da uno a tre anni.

Le pene sono aumentate per coloro che ricostituiscono, anche sotto falso nome o forma simulata, le associazioni di cui

al primo comma, delle quali sia stato ordinato lo scioglimento.

Art. 270 bis c.p. – Associazioni con finalità di terrorismo e di versione dell’ordine democratico Chiunque

promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con

finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico è punito con la reclusione da sette a quindici anni.

Chiunque partecipa a tali associazioni è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.

Ai fini della legge penale, la finalità di terrorismo ricorre anche quando gli atti di violenza sono rivolti contro uno Stato

estero, un’istituzione o un organismo internazionale.

Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere

il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego.

Art. 270 ter c.p. – Assistenza agli associati Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato o di favoreggiamento, dà

rifugio o fornisce vitto, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione a taluna delle persone che partecipano

alle associazioni indicate negli articoli 270 e 270-bis è punito con la reclusione fino a quattro anni.

La pena è aumentata se l’assistenza è prestata continuativamente.

Non è punibile chi commette il fatto in favore di un prossimo congiunto.

Art. 280 c.p. – Attentato per finalità terroristiche o di eversione Chiunque per finalità di terrorismo o di eversione

dell’ordine democratico attenta alla vita od alla incolumità di una persona, è punito, nel primo caso, con la reclusione non

inferiore ad anni venti e, nel secondo caso, con la reclusione non inferiore ad anni sei.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Se dall’attentato alla incolumità di una persona deriva una lesione gravissima, si applica la pena della reclusione non

inferiore ad anni diciotto; se ne deriva una lesione grave, si applica la pena della reclusione non inferiore ad anni dodici.

Se i fatti previsti nei commi precedenti sono rivolti contro persone che esercitano funzioni giudiziarie o penitenziarie

ovvero di sicurezza pubblica nell’esercizio o a causa delle loro funzioni, le pene sono aumentate di un terzo.

Se dai fatti di cui ai commi precedenti deriva la morte della persona si applicano nel caso di attentato alla vita, l’ergastolo

e, nel caso di attentato alla incolumità, la reclusione di anni trenta.

Le circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 114, concorrenti con le aggravanti di cui al

secondo e al quarto comma, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni di

pena si operano sulla quantità di pena risultante dall’aumento conseguente alle predette aggravanti.

Art. 289 bis c.p. – Sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione Chiunque, per finalità di terrorismo o

di eversione dell’ordine democratico sequestra una persona è punito con la reclusione da venticinque a trenta anni.

Se dal sequestro deriva comunque la morte, quale conseguenza non voluta dal reo, della persona sequestrata, il

colpevole è punito con la reclusione di anni trenta.

Se il colpevole cagiona la morte del sequestrato si applica la pena dell’ergastolo.

Il concorrente che, dissociandosi dagli altri, si adopera in modo che il soggetto passivo riacquisti la libertà è punito con la

reclusione da due a otto anni; se il soggetto passivo muore, in conseguenza del sequestro, dopo la liberazione, la pena

è della reclusione da otto a diciotto anni.

Quando ricorre una circostanza attenuante, alla pena prevista dal secondo comma è sostituita la reclusione da venti a

ventiquattro anni; alla pena prevista dal terzo comma è sostituita la reclusione da ventiquattro a trenta anni. Se

concorrono più circostanze attenuanti, la pena da applicare per effetto delle diminuzioni non può essere inferiore a dieci

anni, nell’ipotesi prevista dal secondo comma, ed a quindici anni, nell’ipotesi prevista dal terzo comma.

Art. 302 c.p. – Istigazione a commettere alcuno dei delitti preveduti dai capi primo e secondo

Chiunque istiga taluno a commettere uno dei delitti, non colposi, preveduti dai capi primo e secondo di questo titolo, per i

quali la legge stabilisce l’ergastolo o la reclusione, è punito, se l’istigazione non è accolta, ovvero se l’istigazione è

accolta ma il delitto non è commesso, con la reclusione da uno a otto anni.

Tuttavia, la pena da applicare è sempre inferiore alla metà della pena stabilita per il delitto al quale si riferisce

l’istigazione.

Art. 304 c.p. – Cospirazione politica mediante accordo Quando più persone si accordano al fine di commettere uno

dei delitti indicati nell’articolo 302, coloro che partecipano all’accordo sono puniti, se il delitto non è commesso, con la

reclusione da uno a sei anni.

Per i promotori la pena è aumentata.

Tuttavia, la pena da applicare è sempre inferiore alla metà della pena stabilita per il delitto al quale si riferisce l’accordo.

Art. 305 c.p. – Cospirazione politica mediante associazione Quando tre o più persone si associano al fine di

commettere uno dei delitti indicati nell’articolo 302, coloro che promuovono, costituiscono od organizzano l’associazione

sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da cinque a dodici anni.

Per il solo fatto di partecipare all’associazione, la pena è della reclusione da due a otto anni.

I capi dell’associazione soggiacciono alla stessa pena stabilita per i promotori.

Le pene sono aumentate se l’associazione tende a commettere due o più delitti sopra indicati.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Art. 306 c.p. – Banda armata: formazione e partecipazione Quando, per commettere uno dei delitti indicati

nell’articolo 302, si forma una banda armata, coloro che la promuovono o costituiscono od organizzano, soggiacciono,

per ciò solo alla pena della reclusione da cinque a quindici anni.

Per il solo fatto di partecipare alla banda armata la pena è della reclusione da tre a nove anni.

I capi o i sovventori della banda armata soggiacciono alla stessa pena stabilita per i promotori.

Art. 307 c.p. – Assistenza ai partecipi di cospirazione o di banda armata Chiunque, fuori dei casi di concorso nel

reato o di favoreggiamento, dà rifugio o fornisce vitto, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione a taluna

delle persone che partecipano all’associazione o alla banda indicate nei due articoli precedenti, è punito con la

reclusione fino a due anni.

La pena è aumentata se l’assistenza è prestata continuativamente.

Non è punibile chi commette il fatto in favore di un prossimo congiunto.

Agli effetti della legge penale, s’intendono per i prossimi congiunti gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, i fratelli, le

sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti: nondimeno, nella denominazione di prossimi congiunti, non si

comprendono gli affini, allorché sia morto il coniuge e non vi sia prole.

* * *

I delitti di terrorismo previsti dalle leggi speciali consistono in tutta quella parte della legislazione italiana, emanata negli

anni ’70 e ’80, volta a combattere il terrorismo.

I reati rientranti nell’ambito di applicazione della Convenzione di New York, invece, sono quelli diretti a fornire,

direttamente o indirettamente, ma ad ogni modo volontariamente, fondi a favore di soggetti che intendano porre in

essere reati di terrorismo, tra i quali il dirottamento di aeromobili, gli attentati contro personale diplomatico, il sequestro di

ostaggi, l’illecita realizzazione di ordigni nucleari, i dirottamenti di navi, l’esplosione di ordigni, etc..

In questi casi chi (persona fisica o ente fornito o meno di personalità giuridica) fornisce i fondi o comunque collabora al

loro reperimento deve essere a conoscenza dell’utilizzo che di essi verrà successivamente fatto.

* * *

5) REATI CONTRO LA PERSONALITA’ INDIVIDUALE

ART. 25 QUINQUIES DEL DECRETO LEGISLATIVO

L’art. 5 della legge n. 228/2003, in tema di misure contro la tratta delle persone, aggiunge al decreto 231 un articolo 25-

quinquies che prevede l’applicazione di sanzioni amministrative alle persone giuridiche, società e associazioni per la

commissione di delitti contro la personalità individuale.

L’art. 25- quinquies, e’ stato successivamente integrato ad opera dell’art. 10, Legge n. 38 del 6 febbraio 2006,

contenente “Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a

mezzo Internet”, che modifica l’ambito di applicazione dei delitti di pornografia minorile e detenzione di materiale

pornografico (artt. 600-ter e 600-quater c.p.), includendo anche le ipotesi in cui tali illeciti siano commessi mediante

l’utilizzo di materiale pornografico raffigurante immagini virtuali di minori degli anni diciotto o parti di esse (c.d.

“pedopornografia virtuale”, ai sensi del rinvio al nuovo art. 600-quater. 1, c.p.).

La citata legge n. 38/2006 e’ intervenuta anche a modificare le disposizioni di cui agli articoli 600-bis, 600-ter e 600-

quater, relativi ai delitti di prostituzione minorile, pornografia minorile e detenzione di materiale pornografico, per i quali

era già prevista la responsabilità amministrativa degli enti.

* * *

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

L’art. 25-quinquies – Delitti contro la personalità individuale:

In relazione alla commissione dei delitti previsti dalla sezione I del capo III del titolo XII del libro II del codice penale si

applicano all’ente le seguenti sanzioni pecuniarie:

a) per i delitti di cui agli articoli 600, 601 e 602, la sanzione pecuniaria da quattrocento a mille quote;

b) per i delitti di cui agli articoli 600-bis, primo comma, 600-ter, primo e secondo comma, anche se relativi al materiale

pornografico di cui all’articolo 600-quater. 1, e 600-quinquies, la sanzione pecuniaria da trecento a ottocento quote;

c) per i delitti di cui agli articoli 600-bis, secondo comma, 600-ter, terzo e quarto comma, e 600- quater, anche se relativi

al materiale pornografico di cui all’articolo 600-quater. 1, la sanzione

pecuniaria da duecento a settecento quote.

Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nel comma 1, lettere a) e b), si applicano le sanzioni interdittive previste

all’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore ad un anno.

Se l’ente o una sua unità organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente di consentire o

agevolare la commissione dei reati indicati nel comma 1, si applica la sanzione dell’interdizione definitiva dall’esercizio

dell’attività’ ai sensi dell’articolo 16, comma 3.

I delitti sanzionati sono:

Art. 600 del codice penale – Riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù Chiunque esercita su una persona

poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà ovvero chiunque riduce o mantiene una persona in uno stato di

soggezione continuativa, costringendola a prestazioni lavorative o sessuali ovvero all’accattonaggio o comunque a

prestazioni che ne comportino lo sfruttamento, e’ punito con la reclusione da otto a venti anni.

La riduzione o il mantenimento nello stato di soggezione ha luogo quando la condotta e’ attuata mediante violenza,

minaccia, inganno, abuso di autorità o approfittamento di una situazione di inferiorità fisica o psichica o di una situazione

di necessità, o mediante la promessa o la datazione di somme di denaro o di altri vantaggi a chi ha autorità sulla

persona.

La pena e’ aumentata da un terzo alla metà se i fatti di cui al primo comma sono commessi in danno a minore degli anni

diciotto o sono diretti allo sfruttamento della prostituzione o al fine di sottoporre la persona offesa al prelievo di organi.

Art. 600-bis del codice penale – Prostituzione minorile Chiunque induce alla prostituzione una persona di età inferiore

agli anni diciotto ovvero ne favorisce o sfrutta la prostituzione è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la

multa da euro 15.493 a euro 154.937.

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i

quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre

anni e con la multa non inferiore a euro 5.164.

Nel caso in cui il fatto di cui al secondo comma sia commesso nei confronti di persona che non abbia compiuto gli anni

sedici, si applica la pena della reclusione da due a cinque anni.

Se l’autore del fatto di cui al secondo comma è persona minore di anni diciotto si applica la pena della reclusione o della

multa, ridotta da un terzo a due terzi.

Art. 600-ter del codice penale – Pornografia minorile Chiunque, utilizzando minori degli anni diciotto, realizza

esibizioni pornografiche o produce materiale pornografico ovvero induce minori di anni diciotto a partecipare ad

esibizioni pornografiche è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 25.822 a euro 258.228.

Alla stessa pena soggiace chi fa commercio del materiale pornografico di cui al primo comma.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui al primo e al secondo comma, con qualsiasi mezzo, anche per via

telematica, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza il materiale pornografico di cui al primo comma, ovvero

distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni

diciotto, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 2.582 a euro 51.645.

Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui ai commi primo, secondo e terzo, offre o cede ad altri, anche a titolo gratuito, il

materiale pornografico di cui al primo comma, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 1.549 a

euro 5.164.

Nei casi previsti dal terzo e dal quarto comma la pena è aumentata in misura non eccedente i due terzi ove il materiale

sia di ingente quantità.

Art. 600-quater del codice penale – Detenzione di materiale pornografico Chiunque, al di fuori delle ipotesi previste

dall’articolo 600-ter, consapevolmente si procura o detiene materiale pornografico realizzato utilizzando minori degli anni

diciotto, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa non inferiore a euro 1.549.

La pena è aumentata in misura non eccedente i due terzi ove il materiale detenuto sia di ingente quantità.

Art. 600-quater.1 del codice penale – Pornografia virtuale Le disposizioni di cui agli articoli 600-ter e 600-quater si

applicano anche quando il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori

degli anni diciotto o parti di esse, ma la pena è diminuita di un terzo.

Per immagini virtuali si intendono immagini realizzate con tecniche di elaborazione grafica non associate in tutto o in

parte a situazioni reali, la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali.

Art. 600-quinquies del codice penale – Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile

Chiunque organizza o propaganda viaggi finalizzati alla fruizione di attività di prostituzione a danno di minori o comunque

comprendenti tale attività è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.493 e euro 154.937.

Art. 601 del codice penale – Tratta di persone Chiunque commette tratta di persona che si trova nelle condizioni di cui

all’articolo 600 ovvero, al fine di commettere i delitti di cui al primo comma del medesimo articolo, la induce mediante

inganno o la costringe mediante violenza, minaccia, abuso di autorità o approfittamento di una situazione di inferiorità

fisica o psichica o di una situazione di necessità, o mediante promessa o dazione di somme di denaro o di altri vantaggi

alla persona che su di essa ha autorità, a fare ingresso o a soggiornare o a uscire dal territorio dello Stato o a trasferirsi

al suo interno, è punito con la reclusione da otto a venti anni.

La pena è aumentata da un terzo alla metà se i delitti di cui al presente articolo sono commessi in danno di minore degli

anni diciotto o sono diretti allo sfruttamento della prostituzione o al fine di sottoporre la persona offesa al prelievo di

organi.

Art. 602 del codice penale – Acquisto e alienazione di schiavi Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo 601,

acquista o aliena o cede una persona che si trova in una delle condizioni di cui all’articolo 600 è punito con la reclusione

da otto a venti anni.

La pena è aumentata da un terzo alla metà se la persona offesa è minore degli anni diciotto ovvero se i fatti di cui al

primo comma sono diretti allo sfruttamento della prostituzione o al fine di sottoporre la persona offesa al prelievo di

organi.

* * *

Così come per le altre fattispecie di reato con riguardo alle quali sorge la responsabilità dell’ente, anche i delitti sopra

richiamati devono essere commessi nell’interesse o a vantaggio dell’impresa.

Per alcuni dei reati sopra richiamati e’ difficile individuare la sussistenza di un interesse o vantaggio per l’ente (es.

prostituzione minorile).

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Vi sono tuttavia ipotesi in cui l’ente può trarre beneficio dall’illecito. E’ il caso, ad esempio, della pornografia minorile o

delle iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile.

Il primo reato potrebbe essere posto in essere, ad esempio, da un’impresa che, operando nel settore editoriale o

dell’audiovisivo, pubblichi materiale pornografico attinente a minori, o, ancora, da imprese che gestiscono siti Internet su

cui siano presenti tali materiali o che pubblichino annunci pubblicitari riguardanti i materiali descritti.

Al riguardo, e’ importante considerare che l’introduzione della nuova fattispecie di “pedopornografia virtuale” prevista

dall’art. 600-quater, comma 1, c.p., estendendo l’ambito di applicazione dei delitti di pornografia minorile e detenzione di

materiale pornografico alle ipotesi in cui tali illeciti siano commessi mediante l’utilizzo di materiale pornografico

raffigurante immagini virtuali di minori degli anni diciotto o parti di esse, amplia anche l’ambito delle aree aziendali di

attività a rischio di commissione di reati di questo tipo.

La società che svolgono attività per via telematica (ad es., nei settori dell’editoria, della pubblicità, del commercio

elettronico, ecc.) sono quindi particolarmente esposte a fattispecie criminose di questo specie, per cui sono tenute ad

analizzare con maggiore attenzione il contesto aziendale interno al fine di individuare le aree, i processi ed i soggetti a

rischio e predisporre un sistema di controlli idoneo a contrastare efficacemente, cioè ridurre ad un livello accettabile, i

rischi così identificati.

Nella pratica, il nuovo reato di “pedopornografia virtuale” si verifica quando il materiale pornografico utilizzato nella

commissione di uno degli illeciti di pornografia minorile o di detenzione di materiale pornografico rappresenta immagini

relative a minori, realizzate con tecniche di elaborazione grafica non associate a situazioni reali, la cui qualità di

rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali (c.d. immagini virtuali).

Pertanto, a seguito della modifica introdotta dalla Legge n. 38/2006, l’ente può rispondere per i delitti di pornografia

minorile e di detenzione di materiale pornografico commessi, nel suo interesse o a suo vantaggio, da persone in

posizione apicale o subordinata, anche se relativi al materiale pornografico virtuale che ha ad oggetto minori.

Le pene – di natura esclusivamente pecuniaria – applicabili all’ente per le ipotesi delittuose in esame variano in

considerazione delle concrete modalità di realizzazione degli illeciti, per cui si avrà una sanzione pecuniaria:

# da trecento a ottocento quote nei casi previsti dall’art. 600-ter, comma 1 e 2, c.p. (esibizioni pornografiche o materiale

pornografico realizzati utilizzando minori;

commercio di materiali di pornografia minorile), anche se relativi al materiale di “pornografia virtuale” di cui all’art. 600-

quater, comma 1, c.p.;

# da duecento a settecento quote nelle ipotesi previste dall’art. 600-ter, comma 3 e 4, c.p. (distribuzione, diffusione o

pubblicizzazione del materiale pornografico relativo a minori; divulgazione di notizie finalizzate all’adescamento o allo

sfruttamento sessuale di minori; offerta o cessione, anche a titolo gratuito, di materiale di pornografia minorile) e dell’art.

600-quater c.p. (detenzione di materiale pornografico), anche se relativi al materiale di “pornografia virtuale” di cui all’art.

600- quater, comma 1, c.p..

Quanto all’altra fattispecie di reato, quello delle iniziative turistiche per lo sfruttamento della prostituzione minorile, si

tratta di un’ipotesi che potrebbe riguardare imprese operanti nel settore dell’organizzazione di viaggi.

Anche in questi casi le imprese devono attuare tutte le cautele necessarie per evitare che siano poste in

essere le condotte concretanti le ipotesi di reato richiamate. A questo proposito sarà opportuno svolgere controlli sulle

aree aziendali a rischio (ad esempio, produzione e distribuzione o gestione dei siti Internet, per richiamarne alcune) e

predisporre misure sanzionatorie nei confronti dei soggetti coinvolti negli illeciti descritti.

Quanto invece ai reati connessi alla schiavitù, oltre a ricordare che tali ipotesi di reato si estendono non solo al soggetto

che direttamente realizza la fattispecie illecita, ma anche a chi consapevolmente agevola anche solo finanziariamente la

medesima condotta, e’ anche qui opportuno prevedere specifiche misure di prevenzione.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

La condotta rilevante in questi casi e’ costituita dal procacciamento illegale della forza lavoro attraverso il traffico di

migranti e la tratta degli schiavi.

6) REATI TRANSNAZIONALI

ART. 10 LEGGE 16 MARZO 2006, N. 146

Legge 16 Marzo 2006, n. 146 “Ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il

crimine organizzato transnazionale, adottati dall’Assemblea generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001”,

pubblicata nella G.U. n. 85 dell’11 aprile 2006 – Supplemento Ordinario n. 91 (entrata in vigore il 12 aprile 2006).

Art. 3 L. n. 146/2006. Definizione di reato transnazionale. Ai fini della presente legge si considera reato

transnazionale il reato punito con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni, qualora sia coinvolto

un gruppo criminale organizzato, nonché:

a) sia commesso in più di uno Stato;

b) ovvero sia commesso in uno Stato, ma una parte sostanziale della sua preparazione, pianificazione, direzione o

controllo avvenga in un altro Stato;

c) ovvero sia commesso in uno Stato, ma in esso sia implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività

criminali in più di uno Stato;

d) ovvero sia commesso in uno Stato ma abbia effetti sostanziali in un altro Stato.

* * *

Art. 10 L. n. 146/2006. Responsabilità amministrativa degli enti. 1. In relazione alla responsabilità amministrativa

degli enti per i reati previsti dall’articolo 3, si applicano le disposizioni di cui ai commi seguenti.

2. Nel caso di commissione dei delitti previsti dagli articoli 416 e 416-bis del codice penale, dall’articolo 291- quater del

testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, e dall’articolo 74 del testo unico di

cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, si applica all’ente la sanzione amministrativa

pecuniaria da quattrocento a mille quote.

3. Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nel comma 2, si applicano all’ente le sanzioni interdittive previste

dall’articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, per una durata non inferiore ad un anno.

4. Se l’ente o una sua unità organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente di consentire o

agevolare la commissione dei reati indicati nel comma 2, si applica all’ente la sanzione amministrativa dell’interdizione

definitiva dall’esercizio dell’attività ai sensi dell’articolo 16, comma 3, del

decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.

5. (11) Nel caso di reati concernenti il riciclaggio, per i delitti di cui agli articoli 648-bis e 648-ter del codice

penale, si applica all’ente la sanzione amministrativa pecuniaria da duecento a ottocento quote.

6. (12) Nei casi di condanna per i reati di cui al comma 5 del presente articolo si applicano all’ente le sanzioni interdittive

previste dall’articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, per una durata non superiore a due anni.

7. Nel caso di reati concernenti il traffico di migranti, per i delitti di cui all’articolo 12, commi 3, 3-bis, 3-ter e 5, del testo

unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, si applica all’ente la sanzione

amministrativa pecuniaria da duecento a mille quote.

8. Nei casi di condanna per i reati di cui al comma 7 del presente articolo si applicano all’ente le sanzioni interdittive

previste dall’articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, per una durata

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

non superiore a due anni.

9. Nel caso di reati concernenti intralcio alla giustizia, per i delitti di cui agli articoli 377-bis e 378 del codice penale, si

applica all’ente la sanzione amministrativa pecuniaria fino a cinquecento quote.

10. Agli illeciti amministrativi previsti dal presente articolo si applicano le disposizioni di cui al decreto legislativo 8 giugno

2001, n. 231.

Le fattispecie di reato previste dall’art. 10 sopra trascritto sono le seguenti:

Art. 416 c.p. – Associazione per delinquere.

Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti, coloro che promuovono o costituiscono od

organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da tre a sette anni.

Per il solo fatto di partecipare all’associazione, la pena è della reclusione da uno a cinque anni.

I capi soggiacciono alla stessa pena stabilita per i promotori.

Se gli associati scorrono in armi le campagne o le pubbliche vie si applica la reclusione da cinque a quindici anni.

La pena è aumentata se il numero degli associati è di dieci o più.

Se l’associazione è diretta a commettere taluno dei delitti di cui agli articoli 600, 601 e 602, si applica la reclusione da

cinque a quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da quattro a nove anni nei casi previsti dal secondo comma.

___________________________

Perchè possa configurarsi un’ipotesi di associazione per delinquere e’ necessario che sussista un minimo di

organizzazione a carattere stabile, ma non anche una distribuzione gerarchia di funzione.

La stabilità postula la presenza di un’unione permanente, che risulti idonea allo svolgimento di un programma

delinquenziale.

L’interesse tutelato dalla norma e’ l’ordine pubblico (messo in pericolo anche dalla semplice esistenza

____________________________

(11) Comma abrogato dall’art. 64, comma 1, lett. f) del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231.

(12) Comma abrogato dall’art. 64, comma 1, lett. f) del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231.

di stabili organizzazioni dedite alla realizzazione di programmi criminosi).

L’elemento soggettivo previsto e’ il dolo specifico (la volontà di entrare a far parte di un’associazione con lo scopo di

contribuire alla realizzazione del piano criminoso).

Il delitto si consuma con la costituzione dell’associazione, indipendentemente dalla commissione dei c.dd. “reati-fine” del

programma illecito.

Il semplice accordo tra tre o più persone diretto alla realizzazione di una serie indeterminata di delitti fermatosi allo stato

embrionale di mero accordo viene ricompresso nell’ambito di operatività della diversa fattispecie di cui all’art. 115 c.p.

(“Accordo per commettere un reato”).

Art. 416-bis c.p. – Associazione di tipo mafioso Chiunque fa parte di un’associazione di tipo mafioso formata da tre o

più persone, è punito con la reclusione da sette a dodici anni.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da nove a

quattordici anni.

L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgano della forza di intimidazione del vincolo

associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in

modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni,

appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od

ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.

Se l’associazione è armata si applica la pena della reclusione da nove (1) a quindici anni nei casi previsti dal primo

comma e da dodici (1) a ventiquattro anni nei casi previsti dal secondo comma.

L’associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la disponibilità, per il conseguimento della finalità

dell’associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito.

Se le attività economiche di cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate in tutto o in

parte con il prezzo, il prodotto, o il profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti sono aumentate da un terzo

alla metà.

Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere

il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego.

Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alla camorra e alle altre associazioni, comunque localmente

denominate, anche straniere (1), che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi

corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso.

_____________________

Lo schema del delitto in esame riproduce la fattispecie dell’associazione semplice di cui all’art. 416 c.p.. Un’associazione

può definirsi mafiosa ove sia caratterizzata dal c.d. “metodo mafioso”, ovvero dalla forza intimidatrice nascente dal

vincolo utilizzato dagli associati, nonché dalla condizione di assoggettamento e omertà nei confronti dell’associazione

per effetto dell’intimidazione da questa esercitata.

La forza intimidatrice consiste nella capacità di suscitare nei consociati il terrore, tale da provocare nel soggetto passivo

uno stato di sudditanza psicologica.

Non e’ necessario, ai fini della configurabilità del reato, che l’obiettivo criminoso sia stato raggiunto. E’ sufficiente la

costituzione del vincolo associativo tra almeno tre persone in vista della realizzazione di una pluralità di illeciti.

L’associazione armata rappresenta una circostanza aggravante del reato base e si caratterizza esclusivamente per

l’elemento accessorio della disponibilità, da parte degli associati, di armi e materie

esplodenti (anche se occultate o depositate in specifici luoghi).

Ulteriore circostanza aggravante e’ rappresentata dal “riciclaggio”.

* * *

Art. 291 quater D.P.R. 23 gennaio 1973 n. 43 – Associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di

tabacchi lavorati esteri

1. Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti tra quelli previsti dall’articolo 291 bis, coloro

che promuovono, costituiscono, dirigono, organizzano o finanziano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la

reclusione da tre a otto anni.

2. Chi partecipa all’associazione e’ punito con la reclusione da un anno a sei anni.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

3. La pena e’ aumentata se il numero degli associati e’ di dieci o più.

4. Se l’associazione e’ armata ovvero se ricorrono le circostanze previste dalla lettera d) od e) del comma 2 dell’articolo

291 ter, si applica la pena della reclusione da cinque a quindici anni nei casi previsti dal comma 1 del presente articolo, e

da quattro a dieci anni nei casi previsti dal comma 2. L’associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la

disponibilità, per il conseguimento delle finalità dell’associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o

tenute in luogo di deposito.

5. Le pene previste dagli articoli 291 bis, 291 ter e dal presente articolo sono diminuite da un terzo alla metà nei confronti

dell’imputato che, dissociandosi dagli altri, si adopera per evitare che l’attività delittuosa sia portata ad ulteriori

conseguenze anche aiutando concretamente l’Autorità di polizia o l’Autorità giudiziaria nella raccolta degli elementi

decisivi per la ricostruzione dei fatti e per l’individuazione o la cattura degli autori del reato o per la individuazione di

risorse rilevanti per la commissione dei delitti.

_____________________

Anche per questa ipotesi di reato e’ richiesta l’esistenza di una sottostante struttura organizzativa stabile ed articolata. Il

numero minimo di partecipanti e’ fissato in tre unità.

Questa disposizione, oltre a quelle introdotte dalla L. 19 marzo 2001, n. 92 (artt. 291 bis e 291 ter), intende dare ulteriore

incisività alla lotta al contrabbando di tabacchi esteri.

E’ stata introdotta una nuova condotta di partecipazione “qualificata”, consistente nel “finanziare” l’organizzazione

(accanto a quelle già contemplate della promozione, costituzione, direzione e organizzazione).

Sono previste due ipotesi aggravate in relazione al numero dei partecipanti all’associazione (uno o più) e alla circostanza

che l’organizzazione criminosa si avvalga di armi o materie esplodenti.

In caso di dissociazione di uno dei componenti sono previste specifiche riduzioni di pena per chi contribuisce a

smobilitare l’associazione.

* * *

Art. 74 D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 – Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o

psicotrope

1. Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti tra quelli previsti dall’articolo 73, chi

promuove, costituisce, dirige, organizza o finanzia l’associazione e’ punito per ciò solo con la reclusione non inferiore a

venti anni.

2. Chi partecipa all’associazione e’ punito con la reclusione non inferiore a dieci anni.

3. La pena e’ aumentata se il numero degli associati e’ di dieci o più o se tra i partecipanti vi sono persone dedite all’uso

di sostanze stupefacenti o psicotrope.

4. Se l’associazione e’ armata, la pena nei casi indicati nei commi 1 e 3, non può essere inferiore a ventiquattro anni di

reclusione e, nel caso previsto dal comma 2, a dodici anni di reclusione. L’associazione si considera armata quando i

partecipanti hanno la disponibilità di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito.

5. La pena e’ aumentata se ricorre la circostanza di cui alla lett. e) del comma 1 dell’art. 80.

6. Se l’associazione e’ costituita per commettere i fatti descritti dal comma 5 dell’art. 73, si applicano il primo e il

secondo comma dell’art. 416 c.p..

7. Le pene previste dai commi da 1 a 6 sono diminuite dalla metà a due terzi per chi si sia efficacemente adoperato per

assicurare le prove del reato o per sottrarre all’associazione risorse decisive per la commissione dei delitti.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

8. Quando in leggi e decreti e’ richiamato il reato previsto dall’art. 75 della legge 22 dicembre 1975, n. 685, abrogato

dall’art. 38, comma 1, della legge 26 giugno 1990 n. 162, il richiamo si intende riferito al presente articolo.

_____________________

L’articolo in esame delinea le fattispecie associative nell’ambito dei reati di produzione e commercio degli stupefacenti.

Rispetto alla precedente normativa (art. 75 L. n. 685/75 ora abrogato), si assiste ad un inasprimento delle pene,

all’individuazione della figura di colui che dirige l’associazione, alla previsione di una associazione “attenuata”, rivolta

cioè al traffico illecito di lieve entità, all’individuazione di una nuova circostanza aggravante quando l’attività illecita e’

rivolta al commercio di sostanze stupefacenti adulterate o tagliate in modo pericoloso ed alla introduzione della

diminuente del ravvedimento operoso.

Si tratta di un’ipotesi speciale rispetto a quella più generale della associazione prevista dall’art. 416 c.p. e ne riproduce,

pertanto, lo schema e la disciplina.

* * *

Art. 12, co. 3, 3 bis, 3 ter, 5, D.L.G.S. 25 luglio 1998 n. 289 – Traffico di migranti

3. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarre profitto anche indiretto, compie atti diretti a

procurare l’ingresso di taluno nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni del presente testo unico, ovvero a

procurare l’ingresso illegale in altro Stato del quale la persona non e’ cittadina o non ha titolo di residenza permanente, e’

punito con la reclusione da quattro a quindici anni e con la multa di 15.000 euro per ogni persona.

3bis. Le pene di cui ai commi 1 e 3 sono aumentate se:

a. il fatto riguarda l’ingresso o la permanenza illegale nel territorio dello Stato di cinque o più persone;

b. per procurare l’ingresso o la permanenza illegale la persona e’ stata esposta a pericolo per la sua vita o la sua

incolumità;

c. per procurare l’ingresso o la permanenza illegale la persona e’ stata sottoposta a trattamento inumano o degradante;

c bis. il fatto e’ commesso da tre o più persone in concorso tra loro o utilizzando servizi internazionali di trasporto ovvero

documenti contraffatti o alterati o comunque illegalmente ottenuti.

3ter. Se i fatti di cui al comma 3 sono compiuti al fine di reclutare persone da destinare alla prostituzione o comunque

allo sfruttamento sessuale ovvero riguardano l’ingresso di minori da impiegare in attività illecite al fine di favorirne lo

sfruttamento, la pena detentiva e’ aumentata da un terzo alla metà e si applica la multa di 25.000 euro per ogni persona.

5. Fuori dei casi previsti dai commi precedenti, e salvo che il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, al fine di

trarre un ingiusto profitto dalla condizione di illegalità dello straniero o nell’ambito delle attività punite a norma dal

presente articolo, favorisce la permanenza di questi nel territorio dello Stato in violazione delle norme del presente testo

unico, e’ punito con la reclusione fino a quattro anni e con la multa fino a lire trenta milioni.

_____________________

Si tratta di reati comuni, a forma libera, la cui previsione e’ diretta a tutelare le norme sull’immigrazione e a contrastare il

fenomeno della clandestinità.

L’ipotesi base e’ costituita da qualsiasi atto che, finalizzato al profitto (anche indiretto) del soggetto agente, sia diretto a

procurare l’ingresso illegale di taluno nel territorio italiano, oppure nel territorio di uno Stato estero di cui egli non abbia

ne’ la cittadinanza, ne’ la residenza (permanente).

Sono previste circostanze aggravanti legate al numero dei soggetti coinvolti, alla modalità della condotta, al successivo

sfruttamento dei soggetti introdotti (prostituzione e sfruttamento minorile).

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

E’ punita quale condotta autonoma, sempre che non integri un reato più grave, l’ipotesi in cui sia favorita la permanenza

illegale nel territorio dello Stato dei soggetti illegalmente introdotti.

Le condotte previste dall’articolo in esame hanno carattere sussidiario, in virtù della clausola di riserva a favore di

eventuali reati più gravi.

Art. 377 bis c.p. – Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, con violenza o minaccia, o con offerta o promessa di denaro o di

altra utilità, induce a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci la persona chiamata a rendere davanti

alla autorità giudiziaria dichiarazioni utilizzabili in un procedimento penale, quando questa ha la facoltà di non

rispondere, è punito con la reclusione da due a sei anni.

_____________________

Si tratta di un reato comune, a forma vincolata (violenza, minaccia, offerta o promessa di utilità), che punisce l’induzione

a non rendere dichiarazioni o a dichiarare il falso nell’ambito di un procedimento penale.

Soggetto passivo del reato e’ soltanto chi, chiamato davanti all’autorità giudiziaria (giudice o pubblico ministero) e

rendere dichiarazioni utilizzabili in un procedimento penale, ha la facoltà di non rispondere ai sensi della normativa

processuale.

Ai fini dell’integrazione del reato non e’ sufficiente la potenziale idoneità della condotta del soggetto agente, ma e’

necessario che si verifichi l’evento previsto (il comportamento del soggetto chiamato a rendere le dichiarazioni).

Trattasi di reato a carattere sussidiario, essendo inserita la clausola di riserva a favore di reati più gravi (ad esempio,

qualora ne ricorrano tutti i presupposti, la corruzione in atti giudiziari prevista dall’art. 319 ter c.p.).

E’ richiesto il dolo generico ed e’ configurabile il tentativo.

* * *

Art. 378 c.p. – Favoreggiamento personale Chiunque, dopo che fu commesso un delitto per il quale la legge stabilisce

l’ergastolo o la reclusione, e fuori dei casi di concorso nel medesimo, aiuta taluno a eludere le investigazioni dell’autorità,

o a sottrarsi alle ricerche di questa, è punito con la reclusione fino a quattro anni.

Quando il delitto commesso è quello previsto dall’art. 416-bis, si applica, in ogni caso, la pena della reclusione non

inferiore a due anni.

Se si tratta di delitti per i quali la legge stabilisce una pena diversa, ovvero di contravvenzioni, la pena è della multa fino

a euro 516.

Le disposizioni di questo articolo si applicano anche quando la persona aiutata non è imputabile o risulta che non ha

commesso il delitto.

_____________________

Presupposto del reato in esame e’ che sia già stato commesso un reato, a cui il soggetto che attua il favoreggiamento

non abbia concorso, ne’ sia per esso ricercato o indagato.

Il reato e’ comune, potendo essere commesso da chiunque.

La condotta di favoreggiamento consiste in qualsiasi attività tendente a ostacolare l’attività investigativa diretta

all’accertamento del reato presupposto. La persona favorita non deve necessariamente essere quella che ha commesso

il reato presupposto.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Non precludono la configurabilità del favoreggiamento, ne’ le cause soggettive di non punibilità dell’autore del reato

presupposto, ne’ la mancanza di condizioni di procedibilità dello stesso ne’ l’estinzione del reato presupposto intervenuta

dopo la condotta favoreggiatrice.

A seconda della pena prevista per il reato presupposto – ergastolo o reclusione da un lato; multa, arresto o ammenda

dall’altro – sono previsti due diverse specie di pene di reato in esame (reclusione o multa).

Il favoreggiamento personale e’ un reato di pericolo, a forma libera, per il quale e’ richiesto il dolo generico.

7) REATI IN MATERIA DI SICUREZZA E SALUTE SUL LAVORO

ART. 25 SEPTIES DEL DECRETO LEGISLATIVO

Art. 589 c.p. – Omicidio colposo Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei

mesi a cinque anni.

Se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la

prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni.

Si applica la pena della reclusione da tre a dieci anni se il fatto e’ commesso con violazione delle norme sulla disciplina

della circolazione stradale da:

1) soggetto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell’articolo 186, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 aprile

1992, n. 285, e successive modificazioni;

2) soggetto sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope.

Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone e di lesioni di una o più persone, si applica la

pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può

superare gli anni quindici.

_____________________

L’omicidio colposo sussiste in tutti i casi in cui l’agente, nel tenere un comportamento lecito, compie per negligenza,

imprudenza, imperizia o violazione di leggi o regolamenti, un atto da cui deriva la morte di una persona.

Elemento soggettivo e’ quindi la colpa e, con specifico al richiamo all’aggravante di cui all’art. 589, comma 2 c.p., la

colpa del datore di lavoro in materia infortunistica.

Con riferimento a tale forma di colpa, la giurisprudenza ha precisato che essa può configurarsi sia nel caso di violazione

di specifiche norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro (negligenza specifica), sia in ipotesi di omissione

dell’adozione di misure o accorgimenti per la più efficace tutela della integrità fisica dei lavoratori, in violazione dell’art.

2087 c.c..

* * *

Art. 590 c.p. – Lesioni personali colpose Chiunque cagiona ad altri per colpa una lesione personale è punito con la

reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a euro 309.

Se la lesione è grave la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da euro 123 a euro 619, se è gravissima,

della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da euro 309 a euro 1.239.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale

o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena per le lesioni gravi è della reclusione da tre mesi a un

anno o della multa da euro 500 a euro 2.000 e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da uno a tre anni. Nei

casi di violazione delle norme sulla circolazione stradale, se il fatto e’ commesso da soggetto in stato di ebbrezza

alcolica ai sensi dell’articolo 186, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive

modificazioni, ovvero da soggetto sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope, la pena per le lesioni gravi e’ della

reclusione da sei mesi a due anni e la pena per le lesioni gravissime e’ della reclusione da un anno e sei mesi a quattro

anni.

Nel caso di lesioni di più persone si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse,

aumentata fino al triplo; ma la pena della reclusione non può superare gli anni cinque.

Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo nei casi previsti nel primo e secondo capoverso, limitatamente ai

fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro o

che abbiano determinato una malattia professionale.

_____________________

Si ha lesione di colpa quando si cagiona una lesione personale in conseguenza di negligenza, imprudenza, imperizia o

violazione di leggi o regolamenti.

Le lesioni possono essere:

– lieve: se da essa deriva una malattia od un’incapacità ad attendere alle ordinarie occupazioni che non superi i quaranta

giorni;

– grave: se dal fatto deriva una malattia che metta in pericolo la vita della persona offesa, ovvero una malattia od

un’incapacità ad attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni, oppure se il fatto

produce l’indebolimento permanente di un senso o di un organo o, ancora, se la persona offesa e’ una donna incinta e

dal fatto deriva l’acceleramento del parto;

– gravissima: se dal fatto deriva una malattia certamente o probabilmente insanabile, la perdita di un senso, la perdita di

un arto, o una mutilazione che renda l’arto inservibile, ovvero la perdita dell’uso di un organo o della capacità di

procreare, ovvero una permanente e grave difficoltà della favella. Ed ancora, nei casi in cui essa determini la

deformazione ovvero lo sfregio permanente del viso o l’aborto della persona offesa.

8) REATI DI RICETTAZIONE, RICICLAGGIO E IMPIEGO DI DENARO, BENI O UTILITA’ DI

PROVENIENZA ILLECITA

ART. 25 OCTIES DEL DECRETO LEGISLATIVO

D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231 (G.U. n. 290 del 14 dicembre 2007 – Suppl. Ordinario n. 268/L)

”Attuazione della direttiva 2005/60/CE concernente la prevenzione dell’utilizzo del sistema

finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del

terrorismo nonché della direttiva 2006/70/CE che ne reca misure di esecuzione”

Art. 63, comma 3 del D.Lgs. 231/2007 – Modifiche a disposizione normative vigenti

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

1. Nel decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, dopo l’articolo 25 septies e’ inserito il seguente:

“Art. 25-octies (Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita). – 1. In relazione ai reati

di cui agli articoli 648, 648-bis e 648-ter del codice penale, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da 200 a 800 quote.

Nel caso in cui il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale e’ stabilita la pena della reclusione

superiore nel massimo a cinque anni si applica la sanzione pecuniaria da 400 a 1000 quote.

2. Nei casi di condanna per uno dei delitti di cui al comma 1 si applicano all’ente le sanzioni interdittive previste

dall’articolo 9, comma 2, per una durata non superiore a due anni.

3. In relazione agli illeciti di cui ai commi 1 e 2, il Ministero della giustizia, sentito il parere dell’UIF, formula le

osservazioni di cui all’articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.”.

L’elenco dei reati presi in considerazione dall’art. 63, comma 3 sopra descritto sono i seguenti:

Art. 648 c.p. – Ricettazione

1. Fuori dei casi di concorso nel reato, chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta

denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare, è

punito con la reclusione da due ad otto anni e con la multa da euro 516 a euro 10.329.

2. La pena è della reclusione sino a sei anni e della multa sino a euro 516, se il fatto è di particolare tenuità.

3. Le disposizioni di questo articolo si applicano anche quando l’autore del delitto da cui il denaro o le cose provengono

non è imputabile o non è punibile ovvero quando manchi una condizione di procedibilità riferita a tale delitto.

_____________________

Quanto all’elemento materiale del reato in esame, occorre precisare che:

a) delitto presupposto: il delitto in esame sussiste in quanto, anteriormente ad esso, sia stato commesso un altro reato

(c.d. reato presupposto, che deve consistere, però, in un delitto e non, quindi, in una semplice contravvenzione), al

quale, il ricettatore non abbia partecipato in alcun modo. Nei casi dubbi, secondo la miglior dottrina, dovrebbe applicarsi

il c.d. criterio cronologico, tale per cui la condotta e’ considerata quale concorso nel reato presupposto se tenuta prima

della consumazione del medesimo, mentre costituisce ricettazione se posta in essere dopo tale momento. Per iniziare

un procedimento penale per ricettazione non e’ necessario che il reato presupposto sia stato accertato con sentenza

passata in giudicato.

b) soggetto attivo: soggetto attivo della ricettazione può essere chiunque, esclusi solo l’autore ed il compartecipe al reato

presupposto.

c) condotta del reato: il fatto materiale consiste nell’acquistare, ricevere od occultare denaro o cose provenienti da

qualsiasi delitto, ovvero nell’intromettersi nel farli acquistare, ricevere o occultare da terzi. Più precisamente:

– acquistare significa, secondo alcuni autori, comperare in senso tecnico, mentre secondo altri autori e per la

giurisprudenza prevalente, sarebbe sufficiente qualunque acquisizione conseguente ad un negozio giuridico (anche

diverso dalla vendita) idonea a far entrare la cosa di provenienza illecita nella disponibilità dell’agente;

– ricevere indica una condotta complementare a quella di acquisto che, secondo alcuni autori, consiste nell’acquisire il

possesso o la materiale disponibilità della cosa;

– occultare significa nascondere la cosa dopo averla acquistata o comunque ricevuta;

– intromissione consiste in un’attività di mediazione e non comporta che la cosa debba poi essere necessariamente

acquistata dal terzo, essendo sufficiente, per la sussistenza del delitto in esame, anche solo l’interessamento per

fargliela acquistare;

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

– denaro o cose provenienti da qualsiasi delitto secondo alcuni autori, sono da intendersi per tali non solo il frutto del

precedente delitto (c.d. corpo del reato), ma ogni altra cosa che servì o fu destinata a commettere il delitto precedente.

Altra parte della dottrina ritiene, invece, che tali siano soltanto le cose ottenute attraverso il reato presupposto, ciò allo

scopo di non confondere le cose “provenienti” con quelle “attinenti” al reato.

Il delitto e’ consumato quando l’agente ha compiuto uno dei fatti indicati e, nel caso di mediazione, per il solo fatto di

essersi il soggetto intermesso allo scopo di far acquistare, ricevere od occultare la cosa di provenienza delittuosa. E’

configurabile il tentativo.

L’elemento soggettivo del reato e’ costituito dal dolo specifico, cioè dalla coscienza e volontà dell’agente di compiere il

fatto materiale, accompagnata dalla consapevolezza della provenienza della cosa da un delitto e dal fine di procurare a

sé o ad altri un profitto.

L’art. 648 c.p. non richiede che il profitto sia ingiusto, esso infatti può anche essere giusto, ma e’ necessario che non si

concreti in un vantaggio per l’autore del reato presupposto, altrimenti non si tratterebbe di ricettazione ma di

favoreggiamento reale.

Molto discusso e’ poi il problema della punibilità della ricettazione anche a titolo di dolo eventuale.

Secondo alcuni autori ciò sarebbe certamente possibile, pertanto sarebbe punibile il reato di ricettazione anche nel caso

in cui il reo, pur dubitando della provenienza illecita del bene, abbia comunque deciso di agire, accettando così il rischio

di commettere il reato.

* * *

Art. 648-bis c.p. – Riciclaggio

Fuori dei casi di concorso nel reato, chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto

non colposo, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro

provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da euro 1.032 a euro 15.493.

La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di un’attività professionale.

La pena è diminuita se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita le pena della

reclusione inferiore nel massimo a cinque anni.

Si applica l’ultimo comma dell’articolo 648.

_____________________

Si tratta di un reato qualificabile come plurioffensivo. I beni tutelati sono tanto l’amministrazione della giustizia, quanto

l’ordine pubblico e l’ordine economico.

Le condotte tipiche della fattispecie sono la sostituzione (di denaro, beni o altra utilità di provenienza delittuosa), il

trasferimento o il compimento di qualsiasi operazione (al di fuori delle precedenti condotte) rivolta ad ostacolare

l’identificazione della provenienza.

La sostituzione si identifica con l’attività volta a separare ogni collegamento con il delitto. Può trattarsi di un’attività

bancaria, finanziaria o commerciale (es. investimento di denaro in titoli di stato, azioni gioielli o altri beni di lusso).

Il trasferimento coincide con lo spostamento da un soggetto ad un altro dei valori di provenienza illecita (es.

cambiamento di intestazione di un immobile o di un pacchetto di titoli).

Infine, la formula più generale di qualsiasi attività rivolta ad ostacolare la identificazione della provenienza illecita.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Il richiamo all’ultimo comma dell’art. 648 c.p. prevede che il riciclatore risponda del delitto de quo anche quando l’autore

del delitto presupposto non e imputabile o non e’ punibile, ovvero in caso di mancanza di una condizione di procedibilità.

La fattispecie e’ applicabile anche quando ci si riferisca a proventi di un reato commesso all’estero.

L’elemento soggettivo richiesto e’ il dolo generico, come consapevolezza della provenienza delittuosa del bene e del

compimento delle condotte incriminate.

Chiunque può commettere il delitto in questione, ad eccezione di chi ha partecipato, quale concorrente, al delitto

presupposto.

E’ prevista una circostanza aggravante speciale per chi commette il delitto nell’esercizio di un’attività professionale.

Viceversa, la pena e’ diminuita in caso di provenienza del denaro, di beni o di altre utilità da un delitto che prevede la

reclusione inferiore nel massimo a 5 anni.

* * *

Art. 648 ter c.p. – Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato e dei casi previsti dagli articoli 648 c.p. e 648 bis c.p., impiega in attività

economiche o finanziarie denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto, è punito con la reclusione da quattro a dodici

anni e con la multa da euro 1.032 a 15.493.

La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di un’attività professionale.

La pena è diminuita nell’ipotesi di cui al secondo comma dell’articolo 648.

Si applica l’ultimo comma dell’articolo 648.

_____________________

Il termine “impiego” ha una portata ampia, ricomprendendo ogni forma di utilizzazione di capitali illeciti,

indipendentemente dall’eventuale utile percepito.

La condotta si riferisce a qualsiasi settore idoneo a far conseguire profitti (attività economiche o finanziarie), quale ad es.

le attività di intermediazione o quelle relative alla circolazione del denaro o dei titoli.

Come per riciclaggio l’elemento soggettivo richiesto e’ il dolo generico.

E’ riprodotta la medesima aggravante in caso di commissione del fatto nell’esercizio di un’attività professionale.

Viene, altresì, richiamata l’attenuante prevista dall’art. 648, comma 2, c.p. se il fatto e’ di particolare tenuità.

9) REATI INFORMATICI

ART. 24 BIS DEL DECRETO LEGISLATIVO

Il 5 aprile 2008 e’ entrata in vigore la Legge 18 marzo 2008, n. 48, recante “Ratifica ed esecuzione della Convenzione

del Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica”, firmata a Budapest il 23 novembre 2001.

La Convenzione costituisce il primo accordo internazionale riguardante i crimini commessi attraverso internet o altre reti

informatiche, e’ entrata in vigore il primo luglio 2004 e la ratifica e’ aperta a tutti gli Stati anche non facenti parte del

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Consiglio d’Europa. La Convenzione estende la portata del reato informatico includendo tutti i reati in qualunque modo

commessi mediante un sistema informatico, anche nel caso in cui la prova del reato sia sotto forma elettronica.

Inoltre, stabilisce tre principi generali nella cooperazione internazionale:

a) deve essere fornita nella misura più ampia possibile;

b) deve essere estesa a tutti i reati relativi ai sistemi e ai dati informatizzati;

c) deve rispettare non soltanto le disposizioni della Convenzione, ma anche essere conforme agli accordi internazionali

in materia.

In particolare la Legge 18 marzo 2008, n. 48 introduce modifiche:

– al Codice Penale;

– al D.Lgs. 231/2001;

– al D.Lgs. 196/2003 (Codice Privacy);

– al Codice di Procedura Penale.

_____________________

Codice Penale

Art. 491bis c.p. – Documenti informatici.

Se alcuna delle falsità previste dal presente capo riguarda un documento informatico pubblico o privato avente efficacia

probatoria, si applicano le disposizioni del capo stesso concernenti rispettivamente gli atti pubblici e le scritture private. A

tal fine per documento informatico si intende qualunque supporto informatico contenente dati o informazioni aventi

efficacia probatoria o programmi specificamente destinati ad elaborarli.

Art. 495 bis c.p. – Falsa dichiarazione o attestazione al certificatore di firma elettronica sull’identità o su qualità

personali proprie o di altri.

Chiunque dichiara o attesta falsamente al soggetto che presta servizi di certificazione delle firme elettroniche l’identità o

lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona è punito con la reclusione fino ad un anno.

Art. 615 ter c.p. – Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico.

Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si

mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni.

La pena è della reclusione da uno a cinque anni:

1) se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con

violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di

investigatore privato, o con abuso della qualità di operatore del sistema;

2) se il colpevole per commettere il fatto usa violenza sulle cose o alle persone, ovvero se è palesemente armato;

3) se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento del sistema o l’interruzione totale o parziale del suo

funzionamento, ovvero la distruzione o il danneggiamento dei dati, delle informazioni o dei programmi in esso contenuti.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Qualora i fatti di cui ai commi primo e secondo riguardino sistemi informatici o telematici di interesse militare o relativi

all’ordine pubblico o alla sicurezza pubblica o alla sanità o alla protezione civile o comunque di interesse pubblico, la

pena è, rispettivamente, della reclusione da uno a cinque anni e da tre a otto anni.

Nel caso previsto dal primo comma il delitto è punibile a querela della persona offesa; negli altri casi si procede d’ufficio.

Art. 615 quater c.p. – Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o

telematici.

Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto o di arrecare ad altri un danno, abusivamente si procura,

riproduce, diffonde, comunica o consegna codici, parole chiave o altri mezzi idonei all’accesso ad un sistema informatico

o telematico, protetto da misure di sicurezza, o comunque fornisce indicazioni o istruzioni idonee al predetto scopo, è

punito con la reclusione sino ad un anno e con la multa sino a euro 5.164.

La pena è della reclusione da uno a due anni e della multa da euro 5.164 a euro 10.329 se ricorre taluna delle

circostanze di cui ai numeri 1) e 2) del quarto comma dell’articolo 617 quater.

Art. 615 quinquies c.p. – Diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare

o interrompere un sistema informatico o telematico.

Chiunque, allo scopo di danneggiare illecitamente un sistema informatico o telematico, le informazioni, i dati o i

programmi in esso contenuti o ad esso pertinenti ovvero di favorire l’interruzione, totale o parziale, o l’alterazione del suo

funzionamento, si procura, produce, riproduce, importa, diffonde, comunica, consegna o, comunque, mette a

disposizione di altri apparecchiature, dispositivi o programmi informatici, è punito con la reclusione fino a due anni e con

la multa sino a euro 10.329.

Art. 617 quater c.p. – Intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o

telematiche.

Chiunque fraudolentemente intercetta comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico o intercorrenti tra

più sistemi, ovvero le impedisce o le interrompe, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la stessa pena si applica a chiunque rivela, mediante qualsiasi mezzo di

informazione al pubblico, in tutto o in parte, il contenuto delle comunicazioni di cui al primo comma.

I delitti di cui ai commi primo e secondo sono punibili a querela della persona offesa.

Tuttavia si procede d’ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso:

1) in danno di un sistema informatico o telematico utilizzato dallo Stato o da altro ente pubblico o da impresa esercente

servizi pubblici o di pubblica necessità;

2) da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri

inerenti alla funzione o al servizio, ovvero con abuso della qualità di operatore del sistema;

3) da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato.

Art. 617 quinquies c.p. – Installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere

comunicazioni informatiche o telematiche.

Chiunque, fuori dai casi consentiti dalla legge, installa apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere

comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico ovvero intercorrenti tra più sistemi, è punito con la

reclusione da uno a quattro anni.

La pena è della reclusione da uno a cinque anni nei casi previsti dal quarto comma dell’articolo 617 quater.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Art. 635 bis c.p. – Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici.

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque distrugge, deteriora, cancella, altera o sopprime informazioni, dati

o programmi informatici altrui è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a tre anni. Se ricorre

la circostanza di cui al numero 1) del secondo comma dell’articolo 635 ovvero se il fatto è commesso con abuso della

qualità di operatore del sistema, la pena è della reclusione da uno a quattro anni e si procede d’ufficio.

Art. 635 ter c.p. – Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro

ente pubblico o comunque di pubblica utilità.

Salvo che il fatto costituisca piu‘ grave reato, chiunque commette un fatto diretto a distruggere, deteriorare, cancellare,

alterare o sopprimere informazioni, dati o programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o ad essi

pertinenti, o comunque di pubblica utilità, è punito con la reclusione da uno a quattro anni. Se dal fatto deriva la

distruzione, il deterioramento, la cancellazione, l’alterazione o la soppressione delle informazioni, dei dati o dei

programmi informatici, la pena è della reclusione da tre a otto anni.

Se ricorre la circostanza di cui al numero 1) del secondo comma dell’articolo 635 ovvero se il fatto è commesso con

abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è aumentata.

Art. 635 quater c.p. – Danneggiamento di sistemi informatici o telematici.

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, mediante le condotte di cui all’articolo 635 bis, ovvero attraverso

l’introduzione o la trasmissione di dati, informazioni o programmi, distrugge, danneggia, rende, in tutto o in parte,

inservibili sistemi informatici o telematici altrui o ne ostacola gravemente il funzionamento è punito con la reclusione da

uno a cinque anni.

Se ricorre la circostanza di cui al numero 1) del secondo comma dell’articolo 635 ovvero se il fatto è commesso con

abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è aumentata.

Art. 635 quinquies c.p. – Danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità.

Se il fatto di cui all’articolo 635 quater è diretto a distruggere, danneggiare, rendere, in tutto o in parte, inservibili sistemi

informatici o telematici di pubblica utilità o ad ostacolarne gravemente il funzionamento, la pena è della reclusione da

uno a quattro anni.

Se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento del sistema informatico o telematico di pubblica utilità ovvero se

questo è reso, in tutto o in parte, inservibile, la pena è della reclusione da tre a otto anni.

Se ricorre la circostanza di cui al numero 1) del secondo comma dell’articolo 635 ovvero se il fatto è commesso con

abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è aumentata.

Art. 640 quinquies c.p. – Frode informatica del soggetto che presta servizi di certificazione di firma

elettronica.

Il soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica, il quale, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto

profitto ovvero di arrecare ad altri danno, viola gli obblighi previsti dalla legge per il rilascio di un certificato qualificato, è

punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da 51 a 1.032 euro.

* * *

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

AGGIORNAMENTI NORMATVI AL D.Lgs. 231/2001

I NUOVI REATI PRESUPPOSTO

Art. 24 bis – Delitti informatici e trattamento illecito dei dati.

1. In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 615 ter, 617 quater, 617 quinquies, 635 bis, 635 ter, 635

quater e 635 quinquies del codice penale, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da cento a cinquecento quote.

2. In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 615 quater e 615 quinquies del codice penale, si applica

all’ente la sanzione pecuniaria sino a trecento quote.

3. In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 491 bis e 640 quinquies del codice penale, salvo quanto

previsto dall’articolo 24 del presente decreto per i casi di frode informatica in danno dello Stato o di altro ente pubblico, si

applica all’ente la sanzione pecuniaria sino a quattrocento quote.

4. Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nel comma 1 si applicano le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9,

comma 2, lettere a), b) ed e). Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nel comma 2 si applicano le sanzioni

interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, lettere b) ed e). Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nel comma 3

si applicano le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, lettere c), d) ed e).

* * *

D. Lgs. 196/2003

Sono stati inseriti alcuni commi all’art. 132 che consentono alle forze dell’ordine di “ordinare, anche in relazione alle

eventuali richieste avanzate da autorità investigative straniere, ai fornitori e agli operatori di servizi informatici o telematici

di conservare e proteggere, secondo le modalità indicate e per un periodo non superiore a novanta giorni, i dati relativi al

traffico telematico, esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni, ai fini dello svolgimento delle investigazioni

preventive previste dal citato articolo 226 delle norme di cui al decreto legislativo n. 271 del 1989, ovvero per finalità di

accertamento e repressione di specifici reati”, fatto salvo l’obbligo di convalida da parte del pubblico ministero.

* * *

Nel Codice di Procedura Penale sono state introdotte alcune novità in tema di investigazione e acquisizione di prove

(artt. 352, 353 e 354 c.p.).

L’art 15 della legge 23 luglio 2009 n. 99 modifica l’art 25 bis, inserisce l’art 25 bis. 1 (delitti contro l’industria e il

commercio) e l’art 25 nonies (delitti in materia di violazioni del diritto d’autore).

ART. 25 BIS

Art. 473. -Contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni.

Chiunque, potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industriale, contraffà o altera marchi o segni distintivi,

nazionali o esteri, di prodotti industriali, ovvero chiunque, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa

uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro

2.500 a euro 25.000.

Soggiace alla pena della reclusione da uno a quattro anni e della multa da euro 3.500 a euro 35.000 chiunque contraffà

o altera brevetti, disegni o modelli industriali, nazionali o esteri, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o

alterazione, fa uso di tali brevetti, disegni o modelli contraffatti o alterati.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi

interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o

industriale»;

Art. 474. -Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi.

Fuori dei casi di concorso nei reati previsti dall’articolo 473, chiunque introduce nel territorio dello Stato, al fine di trarne

profitto, prodotti industriali con marchi o altri segni distintivi, nazionali o esteri, contraffatti o alterati è punito con la

reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 3.500 a euro 35.000.

Fuori dei casi di concorso nella contraffazione, alterazione, introduzione nel territorio dello Stato, chiunque detiene per la

vendita, pone in vendita o mette altrimenti in circolazione, al fine di trarne profitto, i prodotti di cui al primo comma è

punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 20.000.

I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi

interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o

industriale»;

SANZIONI PER L’ENTE:

PECUNIARIA: FINO A 500 QUOTE

INTERDITTIVE: EX ART 9 COMMA 2 DURATA FINO AD UN ANNO

Art 25 bis. 1

Art. 513. Turbata libertà dell’industria o del commercio.

Chiunque adopera violenza sulle cose ovvero mezzi fraudolenti per impedire o turbare l’esercizio di un’industria o di un

commercio è punito, a querela della persona offesa, se il fatto non costituisce un più grave reato, con la reclusione fino a

due anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032.

Art. 515 Frode nell’esercizio del commercio

Chiunque, nell’esercizio di un’attività commerciale, ovvero in uno spaccio aperto al pubblico, consegna all’acquirente una

cosa mobile per un’altra, ovvero una cosa mobile, per origine, provenienza, qualità o quantità, diversa da quella

dichiarata o pattuita, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto, con la reclusione fino a due anni o con

la multa fino a euro 2.065.

Se si tratta di oggetti preziosi, la pena è della reclusione fino a tre anni o della multa non inferiore a euro 103.

Art. 516. Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine

Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in commercio come genuine sostanze alimentari non genuine è punito con

la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 1.032.

Art. 517 Vendita di prodotti industriali con segni mendaci

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in circolazione opere dell’ingegno o prodotti industriali, con nomi, marchi o

segni distintivi nazionali o esteri, atti a indurre in inganno il compratore sull’origine, provenienza o qualità dell’opera o del

prodotto, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a due anni

o con la multa fino a ventimila euro.

Art. 517-ter Fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale

Salva l’applicazione degli articoli 473 e 474 chiunque, potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industriale,

fabbrica o adopera industrialmente oggetti o altri beni realizzati usurpando un titolo di proprietà industriale o in violazione

dello stesso è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 20.000

Alla stessa pena soggiace chi, al fine di trarne profitto, introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita, pone in

vendita con offerta diretta ai consumatori o mette comunque in circolazione i beni di cui al primo comma.

Si applicano le disposizioni di cui agli articoli 474-bis, 474-ter, secondo comma, e 517-bis, secondo comma. I delitti

previsti dai commi primo e secondo sono punibili sempre che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei

regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o industriale.

Art. 517-quater. Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari.

Chiunque contraffà o comunque altera indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari è

punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 20.000.

Alla stessa pena soggiace chi, al fine di trarne profitto, introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita, pone in

vendita con offerta diretta ai consumatori o mette comunque in circolazione i medesimi prodotti con le indicazioni o

denominazioni contraffatte.

Si applicano le disposizioni di cui agli articoli 474-bis, 474-ter, secondo comma, e 517-bis, secondo comma.

I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi

interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali in materia di tutela delle indicazioni geografiche e

delle denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari.

SANZIONI PER L’ENTE:

PECUNIARIA: FINO A 500 QUOTE

INTERDITTIVE: NO

Art. 513-bis. Illecita concorrenza con minaccia o violenza

Chiunque nell’esercizio di un’attività commerciale, industriale o comunque produttiva, compie atti di concorrenza con

violenza o minaccia è punito con la reclusione da due a sei anni.

La pena è aumentata se gli atti di concorrenza riguardano un’attività finanziaria in tutto o in parte ed in qualsiasi modo

dallo Stato o da altri enti pubblici.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Art. 514 Frodi contro le industrie nazionali

Chiunque, ponendo in vendita o mettendo altrimenti in circolazione, sui mercati nazionali o esteri, prodotti industriali, con

nomi, marchi o segni distintivi contraffatti o alterati, cagiona un nocumento all’industria nazionale è punito con la

reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a euro 516 .

Se per i marchi o segni distintivi sono state osservate le norme delle leggi interne o delle convenzioni internazionali sulla

tutela della proprietà industriale, la pena è aumentata e non si applicano le disposizioni degli articoli 473 e 474.

SANZIONI PER L’ENTE:

PECUNIARIA: FINO A 800 QUOTE

INTERDITTIVE: EX ART 9 COMMA 2

ART 25 nonies

Art. 171 l. n. 633/1941

[Dell’art. 171 l. 633/41 sono richiamate solo le parti qui riportate, restano pertanto fuori dal novero dei reati presupposto

tutte le altre condotte descritte dalla disposizione]

Salvo quanto disposto dall’art. 171-bis e dall’articolo 171-ter è punito con la multa da euro 51 a euro 2.065 chiunque,

senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma:

a-bis) mette a disposizione del pubblico, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di

qualsiasi genere, un’opera dell’ingegno protetta, o parte di essa;

La pena è della reclusione fino ad un anno o della multa non inferiore a euro 516 se i reati di cui sopra sono commessi

sopra una opera altrui non destinata alla pubblicità, ovvero con usurpazione della paternità dell’opera, ovvero con

deformazione, mutilazione o altra modificazione dell’opera medesima, qualora ne risulti offesa all’onore od alla

reputazione dell’autore.

Art. 171-bis l. n. 633/1941

1. Chiunque abusivamente duplica, per trarne profitto, programmi per elaboratore o ai medesimi fini importa, distribuisce,

vende, detiene a scopo commerciale o imprenditoriale o concede in locazione programmi contenuti in supporti non

contrassegnati dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE), è soggetto alla pena della reclusione da sei mesi a tre

anni e della multa da euro 2.582 a euro 15.493. La stessa pena si applica se il fatto concerne qualsiasi mezzo inteso

unicamente a consentire o facilitare la rimozione arbitraria o l’elusione funzionale di dispositivi applicati a protezione di

un programma per elaboratori. La pena non è inferiore nel minimo a due anni di reclusione e la multa a euro 15.493 se il

fatto è di rilevante gravità.

2. Chiunque, al fine di trarne profitto, su supporti non contrassegnati SIAE riproduce, trasferisce su altro supporto,

distribuisce, comunica, presenta o dimostra in pubblico il contenuto di una banca di dati in violazione delle disposizioni di

cui agli articoli 64-quinquies e 64-sexies, ovvero esegue l’estrazione o il reimpiego della banca di dati in violazione delle

disposizioni di cui agli articoli 102-bis e 102-ter, ovvero distribuisce, vende o concede in locazione una banca di dati, è

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

soggetto alla pena della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da euro 2.582 a euro 15.493. La pena non è

inferiore nel minimo a due anni di reclusione e la multa a euro 15.493 se il fatto è di rilevante gravità.

Art. 171-ter l. n. 633/1941

1. È punito, se il fatto è commesso per uso non personale, con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa

da euro 2.582 a euro 15.493 chiunque a fini di lucro:

a) abusivamente duplica, riproduce, trasmette o diffonde in pubblico con qualsiasi procedimento, in tutto o in parte,

un’opera dell’ingegno destinata al circuito televisivo, cinematografico, della vendita o del noleggio, dischi, nastri o

supporti analoghi ovvero ogni altro supporto contenente fonogrammi o videogrammi di opere musicali, cinematografiche

o audiovisive assimilate o sequenze di immagini in movimento;

b) abusivamente riproduce, trasmette o diffonde in pubblico, con qualsiasi procedimento, opere o parti di opere letterarie,

drammatiche, scientifiche o didattiche, musicali o drammatico – musicali, ovvero multimediali, anche se inserite in opere

collettive o composite o banche dati;

c) pur non avendo concorso alla duplicazione o riproduzione, introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita o

la distribuzione, o distribuisce, pone in commercio, concede in noleggio o comunque cede a qualsiasi titolo, proietta in

pubblico, trasmette a mezzo della televisione con qualsiasi procedimento, trasmette a mezzo della radio, fa ascoltare in

pubblico le duplicazioni o riproduzioni abusive di cui alle lettere a) e b);

d) detiene per la vendita o la distribuzione, pone in commercio, vende, noleggia, cede a qualsiasi titolo, proietta in

pubblico, trasmette a mezzo della radio o della televisione con qualsiasi procedimento, videocassette, musicassette,

qualsiasi supporto contenente fonogrammi o videogrammi di opere musicali, cinematografiche o audiovisive o sequenze

di immagini in movimento, od altro supporto per il quale è prescritta, ai sensi della presente legge, l’apposizione di

contrassegno da parte della Società italiana degli autori ed editori (S.I.A.E.), privi del contrassegno medesimo o dotati di

contrassegno contraffatto o alterato;

e) in assenza di accordo con il legittimo distributore, ritrasmette o diffonde con qualsiasi mezzo un servizio criptato

ricevuto per mezzo di apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni ad accesso condizionato;

f) introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita o la distribuzione, distribuisce, vende, concede in noleggio,

cede a qualsiasi titolo, promuove commercialmente, installa dispositivi o elementi di decodificazione speciale che

consentono l’accesso ad un servizio criptato senza il pagamento del canone dovuto.

f-bis) fabbrica, importa, distribuisce, vende, noleggia, cede a qualsiasi titolo, pubblicizza per la vendita o il noleggio, o

detiene per scopi commerciali, attrezzature, prodotti o componenti ovvero presta servizi che abbiano la prevalente

finalità o l’uso commerciale di eludere efficaci misure tecnologiche di cui all’art. 102-quater ovvero siano principalmente

progettati, prodotti, adattati o realizzati con la finalità di rendere possibile o facilitare l’elusione di predette misure. Fra le

misure tecnologiche sono comprese quelle applicate, o che residuano, a seguito della rimozione delle misure medesime

conseguentemente a iniziativa volontaria dei titolari dei diritti o ad accordi tra questi ultimi e i beneficiari di eccezioni,

ovvero a seguito di esecuzione di provvedimenti dell’autorità amministrativa o giurisdizionale;

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

h) abusivamente rimuove o altera le informazioni elettroniche di cui all’articolo 102 quinquies, ovvero distribuisce,

importa a fini di distribuzione, diffonde per radio o per televisione, comunica o mette a disposizione del pubblico opere o

altri materiali protetti dai quali siano state rimosse o alterate le informazioni elettroniche stesse.

2. È punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 2.582 a euro 15.493 chiunque:

a) riproduce, duplica, trasmette o diffonde abusivamente, vende o pone altrimenti in commercio, cede a qualsiasi titolo o

importa abusivamente oltre cinquanta copie o esemplari di opere tutelate dal diritto d’autore e da diritti connessi;

a-bis) in violazione dell’art. 16, a fini di lucro, comunica al pubblico immettendola in un sistema di reti telematiche,

mediante connessioni di qualsiasi genere, un’opera dell’ingegno protetta dal diritto d’autore, o parte di essa;

b) esercitando in forma imprenditoriale attività di riproduzione, distribuzione, vendita o commercializzazione,

importazione di opere tutelate dal diritto d’autore e da diritti connessi, si rende colpevole dei fatti previsti dal comma 1;

c) promuove o organizza le attività illecite di cui al comma 1.

3. La pena è diminuita se il fatto è di particolare tenuità.

4. La condanna per uno dei reati previsti nel comma 1 comporta:

a) l’applicazione delle pene accessorie di cui agli articoli 30 e 32-bis del codice penale;

b) la pubblicazione della sentenza in uno o più quotidiani, di cui almeno uno a diffusione nazionale, e in uno o più

periodici specializzati;

c) la sospensione per un periodo di un anno della concessione o autorizzazione di diffusione radiotelevisiva per

l’esercizio dell’attività produttiva o commerciale.

5. Gli importi derivanti dall’applicazione delle sanzioni pecuniarie previste dai precedenti commi sono versati all’Ente

nazionale di previdenza ed assistenza per i pittori e scultori, musicisti, scrittori ed autori drammatici.

Art. 171-septies l. n. 633/1941

1. La pena di cui all’articolo 171-ter, comma 1, si applica anche:

a) ai produttori o importatori dei supporti non soggetti al contrassegno di cui all’articolo 181-bis, i quali non comunicano

alla SIAE entro trenta giorni dalla data di immissione in commercio sul territorio nazionale o di importazione i dati

necessari alla univoca identificazione dei supporti medesimi;

b) salvo che il fatto non costituisca più grave reato, a chiunque dichiari falsamente l’avvenuto assolvimento degli obblighi

di cui all’articolo 181-bis, comma 2, della presente legge.

Art. 171-octies l. n. 633/1941

1. Qualora il fatto non costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro

2.582 a euro 25.822 chiunque a fini fraudolenti produce, pone in vendita, importa, promuove, installa, modifica, utilizza

per uso pubblico e privato apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale. Si intendono ad accesso

condizionato tutti i segnali audiovisivi trasmessi da emittenti italiane o estere in forma tale da rendere gli stessi . visibili

esclusivamente a gruppi chiusi di utenti selezionati dal soggetto che effettua l’emissione del segnale, indipendentemente

dalla imposizione di un canone per la fruizione di tale servizio.

2. La pena non è inferiore a due anni di reclusione e la multa a euro 15.493 se il fatto è di rilevante gravità.

SANZIONI PER L’ENTE

PECUNIARIA: FINO A 500 QUOTE

INTERDITTIVE: EX ART 9 COMMA 2 (FINO AD UN ANNO)

ART. 25-undecies – REATI AMBIENTALI

Di seguito il testo dell’art. 25 decies undecies del D.lgs 231/01, che amplia il novero dei reti amministrativi ai reati

ambientali.

Il decreto, oltre ad ampliare le fattispecie di reato, risolve il problema generato dalla presenza di due diversi art.

25novies, rinominando l’art. “25 novies. Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni

mendaci all’autorità giudiziaria” in “25 decies”. I reati ambientali, pertanto, saranno rubricati all’art. 25 undecies del d.lgs.

231/01.

Testo dello schema di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri (fonte I Reati Societari)

1. In relazione alla commissione dei reati previsti dal codice penale, si applicano all’ente le seguenti sanzioni pecuniarie:

a) per la violazione dell’articolo 727-bis [A] la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote;

b) per la violazione dell’articolo 733-bis [B] la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote.

2. In relazione alla commissione dei reati previsti dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si applicano all’ente le

seguenti sanzioni pecuniarie:

a) per i reati di cui all’articolo 137:

1) per la violazione dei commi 3, 5, primo periodo, e 13, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta

quote;

2) per la violazione dei commi 2, 5, secondo periodo, e 11, la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote.

b) per i reati di cui all’articolo 256:

1) per la violazione dei commi 1, lettera a), e 6, primo periodo, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta

quote;

2) per la violazione dei commi 1, lettera b), 3, primo periodo, e 5, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a

duecentocinquanta quote;

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

3) per la violazione del comma 3, secondo periodo, la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote.

c) per i reati di cui all’articolo 257:

1) per la violazione del comma 1, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote;

2) per la violazione del comma 2, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote.

d) per la violazione dell’articolo 258, comma 4, secondo periodo, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a

duecentocinquanta quote;

e) per la violazione dell’articolo 259, primo comma, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta

quote;

f) per il delitto di cui all’articolo 260, la sanzione pecuniaria da trecento a cinquecento quote, nel caso previsto dal

comma 1 e da quattrocento a ottocento quote nel caso previsto dal comma 2;

g) per la violazione dell’articolo 260-bis, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote nel

caso previsto dai commi 6, 7, secondo e terzo periodo, e 8, primo periodo, e la sanzione pecuniaria da duecento a

trecento quote nel caso previsto dal comma 8, secondo periodo;

h) per la violazione dell’articolo 279, comma 5, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote.

3. In relazione alla commissione dei reati previsti dalla legge 7 febbraio 1992, n. 150, si applicano all’ente le

seguenti sanzioni pecuniarie:

a) per la violazione dell’articolo 1, comma 1, 2, commi 1 e 2, e 6, comma 4, la sanzione pecuniaria fino a

duecentocinquanta quote;

b) per la violazione dell’articolo 1, comma 2, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote;

c) per i reati del codice penale richiamati dall’articolo 3-bis, comma 1, rispettivamente:

1) la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote, in caso di commissione di reati per cui è prevista la pena

non superiore nel massimo ad un anno di reclusione;

2) la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote, in caso di commissione di reati per cui è

prevista la pena non superiore nel massimo a due anni di reclusione;

3) la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote, in caso di commissione di reati per cui è prevista la pena

non superiore nel massimo a tre anni di reclusione;

4) la sanzione pecuniaria da trecento a cinquecento quote, in caso di commissione di reati per cui è prevista la pena

superiore nel massimo a tre anni di reclusione.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

4. In relazione alla commissione dei reati previsti dall’articolo 3, comma 6, della legge 28 dicembre 1993, n. 549, si

applica all’ente la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote.

5. In relazione alla commissione dei reati previsti dal decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 202, si applicano

all’ente le seguenti sanzioni pecuniarie:

a) per il reato di cui all’articolo 9, comma 1, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote;

b) per i reati di cui agli articoli 8, comma 1, e 9, comma 2, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a

duecentocinquanta quote;

c) per il reato di cui all’articolo 8, comma 2, la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote.

6. Le sanzioni previste dal comma 2, lettera b), sono ridotte della metà nel caso di commissione del reato previsto

dall’articolo 256, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

7. Nei casi di condanna per i delitti indicati al comma 2, lettere a), n. 2), b), n. 3), e f), e al comma 5, lettere b) e c), si

applicano le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n.231, per

una durata non superiore a sei mesi.

8. Se l’ente o una sua unità organizzativa vengono stabilmente utilizzati allo scopo unico o prevalente di consentire

o agevolare la commissione dei reati di cui all’articolo 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e all’articolo 8

del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 202, si applica la sanzione dell’interdizione definitiva dall’esercizio

dell’attività ai sensi dell’articolo 16, comma 3, del decreto legislativo 8 giugno 2001 n. 231.

—–

[A] Art. 727-bis Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali

selvatiche protette)

1. Chiunque, fuori dai casi consentiti, uccide, cattura o detiene esemplari appartenenti ad una specie animale

selvatica protetta è punito con l’arresto da uno a sei mesi o con l’ammenda fino a 4.000 euro, salvo i casi in cui

l’azione riguardi una quantità trascurabile di tali esemplari e abbia un impatto trascurabile sullo stato di

conservazione della specie.

2. Chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge, preleva o detiene esemplari appartenenti ad una specie vegetale

selvatica protetta è punito con l’ammenda fino a 4.000 euro, salvo i casi in cui l’azione riguardi una quantità

trascurabile di tali esemplari e abbia un impatto trascurabile sullo stato di conservazione della specie.

[B] Art. 733-bis Distruzione o deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto

1. Chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge un habitat all’interno di un sito protetto o comunque lo deteriora

compromettendone lo stato di conservazione, è punito con l’arresto fino a diciotto mesi e con l’ammenda non

inferiore a 3.000 euro.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Art. 25-duodecies – IMPIEGO DI CITTADINI DI PAESI TERZI IL CUI SOGGIORNO E’

IRREGOLARE.

Il 9 Agosto 2012 è entrato in vigore il D.Lgs. n. 109/2012 (pubblicato sulla G.U. n. 172 del 25/07/2012) che ha introdotto

nel D.Lgs. 231/01, l’art. 25-duodecies “Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare”:

«D.Lgs. 231/10, art. 25-duodecies – Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare

1. In relazione alla commissione del delitto di cui all’articolo 22, comma 12-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n.

286, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da 100 a 200 quote, entro il limite di 150.000 euro.»

In pratica viene estesa la responsabilità agli enti, quando lo sfruttamento di manodopera irregolare supera certi limiti

stabiliti, in termini di numero di lavoratori, età e condizioni lavorative, stabiliti nel D.lgs 286/98, il cosiddetto “Testo unico

dell’immigrazione”.

Resta una “zona grigia” circa la responsabilità dell’ente per l’eventuale utilizzo di “caporali” per il reclutamento di alcune

categorie di lavoratori (es. lavoratori immigrati licenziati, ma con ancora il permesso di soggiorno in corso di validità).

L’art. 22, comma 12-bis, del d.lgs. 286/98 stabilisce che:

“Le pene per il fatto previsto dal comma 12 sono aumentate da un terzo alla metà:

a) se i lavoratori occupati sono in numero superiore a tre;

b) se i lavoratori occupati sono minori in età non lavorativa;

c) se i lavoratori occupati sono sottoposti alle altre condizioni lavorative di particolare sfruttamento di cui al terzo

comma dell’articolo 603-bis del codice penale.”

Il richiamato art. 22, comma 12, del d.lgs. 286/98 stabilisce che:

“Il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno previsto dal

presente articolo, ovvero il cui permesso sia scaduto e del quale non sia stato chiesto, nei termini di legge, il rinnovo,

revocato o annullato, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa di 5000 euro per ogni lavoratore

impiegato”.

Le condizioni di particolare sfruttamento di cui al terzo comma dell’art. 603-bis del codice penale sono, oltre a quelle

sopra riportate alle lettere a) e b), “l’aver commesso il fatto esponendo i lavoratori intermediati a situazioni di grave

pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro”.

In sintesi, l’Ente che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno, ovvero il cui

permesso sia scaduto e del quale non sia stato chiesto, nei termini di legge, il rinnovo, revocato o annullato, è soggetto

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

ad una sanzione pecuniaria da 100 a 200 quote, per un massimo di 150.000€, se i lavoratori occupati sono (circostanza

alternative tra di loro):

– in numero superiore a tre;

– minori in età non lavorativa;

– esposti a situazioni di grave pericolo, con riferimento alle prestazioni da svolgere ed alle condizioni di lavoro.

Riguardo la “zona grigia” di cui sopra accennata, ad una prima lettura, ed in attesa di interpretazioni giurisprudenziali,

ferma restando la responsabilità penale delle persone (di certo l’intermediario e “forse” il datore di lavoro), sembra non

rilevare ai fini della responsabilità dell’ente, il caso dell’utilizzo di lavoratori reclutati tramite intermediari non autorizzati,

cosiddetti “caporali”, già soggiornanti in Italia, che siano in possesso di un valido documento di soggiorno che abilita a

prestare lavoro.

Ad esempio, può considerarsi tale, oltre che il cittadino straniero in possesso di permesso di soggiorno che abbia perso il

lavoro (la validità del permesso è estesa fino ad un anno), il cittadino straniero munito di:

• permesso di soggiorno europeo per soggiornanti di lungo periodo (è il titolare di soggiorno di durata illimitata che ha

sostituito la vecchia ‘’carta di soggiorno ’’).

• permesso di soggiorno che abiliti al lavoro, e quindi di un permesso per lavoro subordinato o autonomo, per attesa

occupazione, per famiglia, per ‘’assistenza minore’’, per asilo politico, per protezione sociale, per motivi umanitari.

• ricevuta postale rilasciata dietro presentazione della domanda di rinnovo di un permesso di soggiorno che abilita al

lavoro (quindi di uno dei premessi sopra indicati);

• ricevuta postale rilasciata dietro presentazione della domanda di rilascio del primo permesso di soggiorno, ma solo

per motivi di lavoro subordinato o di attesa occupazione e non, pertanto, per altri motivi.

In tale caso, la responsabilità amministrativa dell’ente si configurerà solo se viene riconosciuto il compimento del più

grave reato di “Riduzione in schiavitù”, di cui all’art. 600 del Codice Penale e dell’art. 25-quinquies del D.lgs 231/01 (di

non facile dimostrabilità, sussistendo la necessità di dimostrare l’esercizio di un potere arbitrario e assoluto da parte di

uno schiavista che considera le persone come meri “oggetti”) o dell’ulteriore reato di “Associazione per delinquere”, di

cui all’art. 416 del Codice Penale e dell’art. 24-ter del D.lgs 231/01.

NUOVO REATO: CORRUZIONE TRA PRIVATI

in vigore a partire dal 28/11/2012

Con l’approvazione della Legge 6 novembre 2012, n. 190, recante “disposizioni per la prevenzione e la repressione della

corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione“, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 265 del 13/11/2012, in

vigore a partire dal 28/11/2012, è stato introdotto nel D. Lgs. 231/01 il reato di “corruzione tra privati“.

1. Le principali novità per il D. Lgs. 231/01

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

La Legge apporta alcune integrazioni al c.d. “catalogo dei reati presupposto” della responsabilità amministrativa degli

enti, ex D. Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, e, più precisamente:

• all’art. 25, comma 3, viene inserito il richiamo al nuovo art. 319-quater codice penale;

• all’art. 25-ter, comma 1, viene aggiunta la lettera s-bis), che richiama il nuovo delitto di corruzione tra privati,

nei casi di cui al nuovo terzo comma dell’art. 2635 codice civile.

I nuovi reati introdotti nel D. Lgs. 231/2001 sono, dunque:

1. Art. 319-quater c.p.,“induzione indebita a dare o promettere utilità”: “1. Salvo che il fatto costituisca più grave

reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri,

induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la

reclusione da tre a otto anni. 2. Nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità è

punito con la reclusione fino a tre anni”.

2. Art. 2635 c.c.,“corruzione tra privati”: “1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli amministratori, i

direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori,

che, a seguito della dazione o della promessa di denaro o altra utilità, per sé o per altri, compiono od

omettono atti, in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, cagionando

nocumento alla società, sono puniti con la reclusione da uno a tre anni. 2. Si applica la pena della reclusione

fino a un anno e sei mesi se il fatto è commesso da chi è sottoposto alla direzione o alla vigilanza di uno dei

soggetti indicati al primo comma. 3. Chi dà o promette denaro o altra utilità alle persone indicate nel primo e

nel secondo comma è punito con le pene ivi previste. 4. Le pene stabilite nei commi precedenti sono

raddoppiate se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell’Unione

europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell’articolo 116 del testo unico delle disposizioni in

materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive

modificazioni. 5. Si procede a querela della persona offesa, salvo che dal fatto derivi una distorsione della

concorrenza nella acquisizione di beni o servizi”.

2. La rilevanza del reato di corruzione in ambito privato ai fini del D. Lgs. 231/01

La nuova lettera s-bis dell’art.25-ter, rinviando ai “casi previsti dal terzo comma dell’art. 2635 c.c.”, prevede, in sostanza,

che ai sensi del D. Lgs. 231/01 può essere sanzionata la società cui appartiene il soggetto corruttore, in quanto solo

questa società può essere avvantaggiata dalla condotta corruttiva.

Al contrario, la società alla quale appartiene il soggetto corrotto, per definizione normativa, subisce un danno in seguito

alla violazione dei doveri d’ufficio o di fedeltà.

NUOVO REATO: AUTORICICLAGGIO

in vigore a partire dal 1/1/2015

È stato introdotto con l’art. 3 della Legge 15/12/2014 n. 186, pubblicata in G.U. n.292 del 17-12-2014, l’art. 618-ter-1 c.p.,

cosiddetto “Autoriciclaggio”, oltre che una modifica all’art. 25-octies del DLgs 231/01, che terrà adesso in considerazione

anche questo nuovo reato (entrata in vigore il 01/01/2015).

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

L’autoriciclaggio consiste nell’attività di occultamento dei proventi derivanti da crimini propri; si riscontra soprattutto a

seguito di particolari reati, come ad esempio: l’evasione fiscale, la corruzione e l’appropriazione di beni sociali.

Articolo 25-octies – Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilita’ di

provenienza illecita, nonche’ autoriciclaggio .

Modificato da: Legge del 15/12/2014 n. 186 Articolo 3

1. In relazione ai reati di cui agli articoli 648, 648-bis, 648-ter e 648-ter.1 del codice penale, si applica all’ente la sanzione

pecuniaria da 200 a 800 quote. Nel caso in cui il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale e’

stabilita la pena della reclusione superiore nel massimo a cinque anni si applica la sanzione pecuniaria da 400 a 1000

quote.

2. Nei casi di condanna per uno dei delitti di cui al comma 1 si applicano all’ente le sanzioni interdittive previste

dall’articolo 9, comma 2, per una durata non superiore a due anni.

3. In relazione agli illeciti di cui ai commi 1 e 2, il Ministero della giustizia, sentito il parere dell’UIF, formula le

osservazioni di cui all’articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.

5. ALLEGATO C)

MATRICE RISCHI E AZIONI IMPLEMENTATE

L’analisi dei rischi interna alla società Backstage Service srl (di seguito anche l’Azienda), ha tracciato le

criticità alle quali l’Azienda era maggiormente esposta, prima della predisposizione ed implementazione del

Modello Organizzativo ai sensi del D. lgs. 231/01.

Al termine di detta analisi, i rischi connessi con il Decreto in esame sono stati raggruppati in 5 aree aziendali,

ossia:

AREA DIREZIONE

UFFICIO AMMINISTRATIVO

VENDITE/ACQUISTI

AREA IT

Per la metodologia completa con la quale e’ stata eseguita l’analisi si veda l’all. D)

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

MATRICE RISCHI E AZIONI IMPLEMENTATE

ID AREA PROCESS

O

AZIONE/CRITICITA’ REATO SANZIO

NE

PREVIS

TA

RISK

TREATM

ENT

Action plan

What OWNER Deadl

ine

1 UFFICIO

AMMINISTRA

TIVO

PAGAMEN

TI,

GESTIONE

CASSA,

CASH,

ECC..

MANCA LA

PROCEDURA

SCRITTA SULLA

TENUTA E

GESTIONE DELLA

CASSA E DEI

CONTANTI. NON

ESISTE UN LIMITE

SCRITTO MA SOLO

DI CONSUETUDINE

CIRCA L’IMPORTO

MAX. DELLA

PRESENZA E

UTILIZZO

GIORNALIERO DEI

CONTANTI. NON

ESISTE UN

ELENCO DI QUELLI

CHE SONO TUTTI I

PAGAMENTI IN

MODALITA’

CONTANTE. NON

ESISTE UNA

PROCEDURA CHE

INDICHI QUALI

SIANO LE

MODALITA’ DI

PAGAMENTO

PREFERIBILI (ES.

BONIFICI,

ASSEGNI, ECC.)

ART.648

e 648-bis

e -ter c.p.

(NORMAT

IVA

ANTIRICI

CLAGGIO

)

minimo

da 200

a max

1.000

quote e

sanzion

e

accesso

ria di

interdizi

one

dall’attiv

ita’ da

min. 3 a

max 24

mesi.

TREAT SCRIVERE

UNA

PROCEDU

RA

CHIARA

SUL

FLUSSO

DEL

DENARO,

PAGAMEN

TI,

GESTIONE

CASSA,

FLUSSO

FINANZIA

RIO.

LIVERANI –

2 UFFICIO

AMMINISTRA

TIVO

RELAZION

E CON

CONSULE

NTI

ESTERNI

(AD ES. IL

COMMER

CIALISTA)

PASSAGGIO DI

INFORMAZIONI,

SCAMBIO DI DATI,

FLUSSO CON

STUDIO

COMMERCIALISTI

ESTERNI – PER

PREDISPOSIZIONE

DEL BILANCIO,

PARTE RELATIVA

AL PERSONALE,

ECC.

TRUFFA

A DANNO

DELLO

STATO O

DI ALTRO

ENTE

PUBBLIC

O art. 640

II°

comma

N. 1 c.p.

minimo

da 200

a max

600

quote e

sanzion

e

accesso

ria di

interdizi

one

dall’attiv

ita’ da

min. 3 a

max 24

mesi.

TREAT INVIARE

CODICE

ETICO AL

CONSULE

NTE, CON

LETTERA

DI

ACCETTAZ

IONE

DELLO

STESSO +

ADDENDU

M EX

231/2001

FILORAMO –

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

3 SOCIETA’ SICUREZZ

A SUI

LUOGHI DI

LAVORO

PER PERSONALE

INTERNO/

ESTERNO :

MANCATA TUTELA

DEL PERSONALE E

POSSIBILI DEFICIT

SULLA SICUREZZA.

OMICIDIO

COLPOS

O art. 589

c.p.

LESIONI

PERSON

ALI

COLPOS

E art. 590

c.p.

minimo

da 100

quote a

max

1.000

quote +

sanzion

e

accesso

ria di

interdizi

one

dall’attiv

ita’ da

min. 3 a

max. 12

mesi.

TREATE

D

CORSI

SULLA

SICUREZZ

A

SOCIETA’ –

4 UFFICIO

AMMINISTRA

TIVO

CONTRAT

TI CON

PARTNER

S

COMMISSIONE DI

REATI DA PARTE

DEI CONSULENTI/

FORNITORI/

PARTNERS CHE

POTREBBERO

COINVOLGERE LA

SOCIETA’.

ART.648

e 648-bis

e -ter c.p.

(NORMAT

IVA

ANTIRICI

CLAGGIO

)

minimo

da 200

a max

1.000

quote e

sanzion

e

accesso

ria di

interdizi

one

dall’attiv

ita’ da

min. 3 a

max 24

mesi.

TREAT CODICE

ETICO +

ADDENDU

M

CONTRAT

TUALE E

CLAUSOL

A DA

INSERIRE

IN TUTTI I

CONTRAT

TI

FILORAMO –

5 UFFICIO

AMMINISTRA

TIVO

PROCACC

IAMENTO

DI

CLIENTEL

A

ATTRAVER

SO

INTERNET

DATI E

INFORMAZIONI SU

PIATTAFORMA

ELETTRONICA –

POSSIBILI ERRORI

SULLA RESA DI

TALI

INFORMAZIONI

ART.

24bis

(Delitti

informati

ci e

trattamen

to illecito

di dati)

minimo

da 100

a max

400

quote

TREAT STENDER

E-SE

ANCORA

NON CI

FOSSEPROCEDU

RA

SCRITTA

SUI

PASSAGGI

INFORMAT

ICITUTELA

DATI/

PRIVACY E

UTILIZZO

DATI.

LIVERANI –

ID AREA PROCESS

O

AZIONE/CRITICITA’ REATO SANZIO

NE

PREVIS

TA

RISK

TREATM

ENT

Action plan

What OWNER Deadl

ine

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

6 UFFICIO

AMMINISTRA

TIVO

ASSUNZIO

NE DI

NUOVI

DIPENDEN

TI

ASSUNZIONE

LAVORATORI

IMPIEGO

DI

LAVORAT

ORI

STRANIE

RI SENZA

PERMES

SO DI

SOGGIO

RNO –

ART- 25-

DUODECI

ES

La

sanzion

e

pecunia

ria 231

prevista

va da

100 a

200

quote,

entro il

limite di

150.000

euro,

ovvero

da

25.800

€. a

150.000

€.; più

eventual

i

sanzioni

interditti

ve che il

Giudice

potrà

applicar

e ai

sensi

dell’art.

13

D.lgs.

231/01.

TREAT STENDER

E UNA

PROCEDU

RA

SCRITTA

SU

MODALITA

‘ DI

ASSUNZIO

NE DEL

PERSONA

LE

LIVERANI –

7 SOCIETA’ GESTIONE

RIFIUTI

CICLO DI

SMALTIMENTO DEI

RIFIUTI

DELITTI

AMBIENT

ALI (SUI

RIFIUTI

IN

SPECIE)

ART. 25-

UNDECIE

S

minimo

da 100

quote a

max

800

quote

(Ogni

quota

va da

un

minimo

di 258

euro ad

un

massim

o di

1.549

euro)

TREAT STENDER

E UNA

PROCEDU

RA

SCRITTA

LIVERANI –

ID AREA PROCESS

O

AZIONE/CRITICITA’ REATO SANZIO

NE

PREVIS

TA

RISK

TREATM

ENT

Action plan

What OWNER Deadl

ine

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

6. ALLEGATO D)

METODOLOGIA DI ANALISI DELLE AREE A RISCHIO

Nel presente Allegato verranno spiegate e riportate le metodologie utilizzate dalla Backstage Service srl, per

identificare e quantificare il rapporto dei rischi rispetto ai reati previsti dal D. Lgs. 231/01.

Al termine di detta analisi è stato prodotto un documento riassuntivo per preparare le singole azioni da

implementare (si veda l’all. C)

MODULO FASE DOCUMENTI PRODOTTI

VALUTAZIONE

PRELIMINARE

RISK BRIEFING

RISK MAPPING

INTERVISTE RISK

MAPPING

1. CHECKLIST AREE A RISCHIO

2. JOB ACTIVITIES

3. INTERVISTA LIBERA

RISK SUMMARY 4. RISK SUMMARY

RISK ASSESSMENT 5. RISK MATRIX

ACTION PLAN 6. ACTION PLAN

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

1. INTERVISTE RISK MAPPING: approfondimento delle criticità relative alla L. 231/01 con i

responsabili di funzione e di processo.

2. RISK SUMMARY: documento finale prodotto dalle interviste

3. RISK ASSESSMENT: fase di valutazione dei rischi individuati

4. ACTION PLAN: il documento di programmazione delle azioni.

Tutti i documenti a cui si da riferimento sono conservati e disponibili negli archivi aziendali.

! Raccolta materiali Risk Mapping

Allo scopo di tracciare deleghe e poteri e funzioni all’interno della Backstage srl sono stati raccolti i seguenti

documenti:

Organigramma della struttura aziendale

Visura della Camera di Commercio

Manuale della Qualità

! Interviste Risk Mapping

L’identificazione dei processi critici e’ avvenuta sottoponendo le 2 figure-fulcro della Società, ossia il titolare

ed Amministratore della Backstage Service srl e la Responsabile Amministrativa, ad interviste pre-strutturate.

Tali interviste hanno avuto quale obiettivo quello di indagare i flussi presenti all’interno delle mansioni

lavorative, per delinearne la possibilità di rischio ex 231/01.

Caratteristiche dell’intervista:

” L’intervista viene condotta dal Consulente Legale preposto all’implementazione del D.Lgs.

231/01

” Oggetto dell’intervista sono le attività del dipendente

” E’ stata introdotta preliminarmente una spiegazione delle finalità dell’incontro e dei contenuti

generali della Legge.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

” L’intervista viene quindi documentata sia su cartaceo controfirmato dall’intervistato, che in file

Excel.

Per ogni area a rischio e’ stato scelto almeno un dipendente seguendo i seguenti criteri:

” Responsabile di uno specifico processo a rischio

” Amministratore Delegato e responsabile dei dipendenti che conducono attività a rischio.

Format dell’intervista:

Step 1 – Check-List aree a rischio: trattasi di 1 questionario composto da domande relative alle aree

critiche più “comuni” in relazione al D. Lgs. 231/01 a risposta “SI”/”NO”.

Step 2 – Job Activities: elenco delle attività principali svolte dal soggetto intervistato. All’interno delle attività,

nella fase di revisione delle interviste, si raggruppano poi i processi di rischio in “insiemi” coerenti per

facilitare l’analisi dei flussi organizzativi ed i relativi rischi.

Step 3 – Intervista libera: la forma dell’intervista e’ libera e prevede un’analisi più specifica dei singoli

processi critici. Il soggetto viene stimolato a rispondere sia per quanto concerne le proprie attività quotidiane,

sia per quanto concerne possibili accadimenti che possano verificarsi fuori dalla routine. Sono stati archiviati

solo i commenti ritenuti significativi rispetto al D. Lgs. 231/01.

! Risk Matrix e Action Plan

Step 4 – Risk Summary: al termine della fase delle interviste, e’ stato generato un documento di sintesi

(Matrice Risk Matrix e Action Plan), contenente:

1. Area (di rischio)

2. Processo (specifico a cui e’ connesso il rischio)

3. Azione/Criticità

4. Reato (causabile)

5. Sanzione prevista

6. Risk treatment

7. Action Plan (sezione in cui viene evidenziata l’azione di contrasto al rischio che l’Azienda ha deciso

di intraprendere)

Due importanti fattori hanno fatto operare la scelta di voler “trattare” (TREAT) quasi tutte le aree a rischio

rilevate, assegnando per ognuna un valore alto sia nella c.d. qualità del rischio che nella c.d. possibilità di

accadimento, e precisamente:

1. La società e’ di piccole dimensioni ed ha un numero di dipendenti molto contenuto;

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

2. Dalle interviste e dall’analisi aziendale, e’ stato possibile mappare l’intera compagine societaria, ogni

suo processo e fase di lavoro.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

7. ALLEGATO E)

Codice Etico

Indice dei contenuti

Premessa

Principi Generali

Art. I…………Responsabilità

Art. II………..Lealtà aziendale

Art. III………Segretezza

Art. IV………Ambiente di lavoro

Art. V…….…Rapporti con le istituzioni

Art. VI……….Riciclaggio

Art. VII………Fornitori

Art. VIII……..Concorrenza

Art. IX……….Sanzioni

Art. X……..…Vigenza

Art. XI……….Approvazione ed entrata in vigore del presente Codice

Art. XII………Destinatari

Art. XIII……….Revisioni

Art. XIV……..Norme specifiche inserite sulla base della compliance alla disciplina della responsabilità

amministrativa delle persone giuridiche ex. D.Lgs. 231/01

PAGAMENTI ILLECITI E CORRUZIONE

CONFLITTI D’INTERESSI – DONI E REGALI

ACCURATEZZA DEI LIBRI CONTABILI, DELLE REGISTRAZIONI E DEI RENDICONTI PUBBLICI

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

SICUREZZA INFORMATICA

PREMESSA

La Società Backstage Service srl, con sede legale in Milano (MI), C.so Lodi, 59,

(breve descrizione della società)

PRINCIPI GENERALI

Il Codice, approvato dalla Direzione della Backstage Service Srl, determina gli obblighi di lealtà, correttezza, e diligenza

a cui si devono attenere tutte le persone che abbiano rapporti di lavoro di qualsiasi genere con la società.

Il Codice sarà messo a disposizione delle stesse in modo da poter essere condiviso senza remore.

Il Codice è visionabile e scaricabile al sito interno aziendale.

Art. I – RESPONSABILITA’

Ciascun amministratore, dipendente, collaboratore, che abbia rapporti di lavoro con la Backstage Service srl (di seguito

anche Backstage o Azienda) è tenuto ad operare con lealtà, diligenza, correttezza, assumendosi la responsabilità del

proprio operato secondo anche quanto indicato dalla vigente normativa.

Deve inoltre astenersi da comportamenti non in sintonia con quanto dichiarato nel presente Codice e nelle Procedure

Aziendali in vigore, e segnalare con la massima tempestività qualsiasi violazione delle stesse.

Ciascun amministratore, dipendente o collaboratore è responsabile dei materiali, beni ed attrezzature, messe a

disposizione dalla Backstage, del suo corretto utilizzo e del suo mantenimento in efficienza.

Ciascun amministratore, dipendente o collaboratore è in proprio responsabile di comportamenti che, in contrasto con il

Codice e con le Procedure Aziendali in vigore , possano dare adito a qualsivoglia inconveniente che arrechi danno alla

Backstage stessa o a terzi, ed è consapevole che ciò genererebbe immediatamente tutte le azioni possibili volte al

risarcimento e tutela di quanto causato.

Ciascun amministratore, dipendente o collaboratore deve impegnarsi a rispettare le leggi ed i regolamenti di tutti i Paesi

in cui opera in nome e per conto della Backstage.

Art. II – LEALTA’ AZIENDALE

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Ciascun amministratore, consorziato, dipendente o collaboratore non utilizzerà per propri fini e/o vantaggi informazioni,

beni ed attrezzature messi a disposizione dalla Backstage per il normale svolgimento del lavoro.

Ciascun amministratore, dipendente o collaboratore dovrà astenersi da attività che possano mettere a repentaglio

l’immagine, la solidità finanziaria o l’integrità morale e legale dalla Backstage.

Ciascun amministratore, dipendente o collaboratore eviterà di svolgere attività che siano in concorrenza o in conflitto di

interesse con quelle svolte dalla Backstage, anche attraverso l’interposizione di terze persone.

Ciascun amministratore, dipendente o collaboratore eviterà di accettare promesse di favori, privilegi personali, offerte di

regali o denaro allo scopo di favorire terzi nei confronti della Backstage, comunicando rapidamente alla Proprietà e alla

Direzione qualora questo avvenga.

Art. III – SEGRETEZZA

Ciascun amministratore, dipendente o collaboratore è tenuto alla massima segretezza relativamente ad informazioni,

contrattualistica, elenchi clienti o fornitori, procedure o quant’altro costituisca patrimonio intrinseco della Backstage e

possa, se divulgato, costituire danno patrimoniale e di immagine allo stesso.

Ciascun amministratore, dipendente o collaboratore dovrà trattare dati personali, sensibili ed informazioni riservate, della

Backstage e di terzi, in ottemperanza a tutte le leggi in termini di segretezza e privacy, evitandone qualsiasi uso

improprio.

Ciascun amministratore, dipendente o collaboratore non potrà far circolare per gli uffici ed i reparti personale estraneo

all’Azienda senza aver ricevuto la debita approvazione dalla Direzione.

Art. IV – AMBIENTE DI LAVORO

Gli amministratori, i dipendenti e i collaboratori, non accettano qualsiasi forma di molestia o comportamento

indesiderato, sia esso a base sessuale, di discriminazione sociale o razziale, o che comunque vada a ledere la dignità

della persona.

Ciascun amministratore, consorziato, dipendente o collaboratore deve esimersi da:

– prestare servizio sotto l’effetto di alcolici o sostanze stupefacenti;

– bestemmiare o esprimersi in maniera scurrile;

– tenere comportamenti che possano avere effetto intimidatorio nei confronti di interlocutori esterni e colleghi;

– avere atteggiamenti offensivi nei confronti di interlocutori esterni e colleghi;

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

– avere atteggiamenti volti a screditare l’operato e la professionalità degli interlocutori esterni, dei concorrenti e dei

colleghi;

– avere comportamenti che possano provocare danni alla salute ed all’incolumità di terzi;

– far circolare per gli uffici ed i reparti personale estraneo, senza aver avvisato la Direzione e l’interessato degli eventuali

rischi per la sua incolumità .

Ciascun amministratore, dipendente o collaboratore dovrà operare nel pieno rispetto della normativa vigente in termini di

sicurezza e salute sul lavoro.

La Backstage si impegna a garantire il massimo rispetto della persona umana, riservando a tutti i propri collaboratori ed

interlocutori la giusta considerazione personale e professionale, la corretta retribuzione, nei termini previsti, la giusta

corresponsione degli oneri sociali.

La Backstage si impegna a non impiegare in alcun caso manodopera minorile, in conformità a quanto dichiarato nelle

Convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (O.I.L.).

La Backstage si impegna ad adottare tutte le misure per il rispetto dell’ambiente, ottemperando a tutte le materie in

vigore volte ad evitare l’inquinamento selezionando, ove sia possibile, prodotti e materiali adeguati.

Art. V – RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

Sono definite Istituzioni quelle pubbliche o locali, nazionali, internazionali, le Pubbliche Amministrazioni, gli enti pubblici,

statali, regionali, provinciali e comunali.

I rapporti con le Istituzioni possono essere intrattenuti da ciascun amministratore, dipendente o collaboratore della

Backstage nel rispetto delle vigenti normative, dei poteri attribuiti e sulla base della massima lealtà e correttezza.

In casi di gare d’appalto la Backstage non si farà mai rappresentare da persone che possano dare adito a conflitti di

interesse.

Nei rapporti con le Istituzioni la Backstage si impegna a fornire, qualora richieste, solo informazioni veritiere su di sé, i

propri legali rappresentanti o delegati, e quant’altro di utilità per meglio definire il proprio operato.

La Backstage eviterà inoltre di far richiedere dai propri delegati informazioni riservate che possano

compromettere l’integrità, la moralità e reputazione dei propri interlocutori all’interno dei rapporti con le

Istituzioni.

La Backstage si impegna a non favorire proprie assunzioni di familiari o conoscenti dei propri interlocutori all’interno

delle Istituzioni, volti a favorire i propri rapporti d’affari.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Ciascun amministratore, dipendente o collaboratore non potrà offrire denaro, doni, servizi, promesse di assunzione,

lavori a funzionari e/o dipendenti della Pubblica Amministrazione o loro parenti.

Art. VI – RICICLAGGIO

Gli amministratori, i dipendenti e collaboratori non devono accettare alcuna forma di implicazione che possa

rappresentare riciclaggio di denaro derivante da qualsiasi forma di attività illecita.

Art. VII – FORNITORI

I fornitori vengono selezionati dalla Backstage in maniera che possano garantire il massimo della affidabilità e del

rapporto qualità- prezzo.

Viene data possibilità a tutti i fornitori che rispondano ai requisiti enunciati all’articolo precedente di competere, qualora

propongano articoli di interesse, a fornire la Backstage.

Vengono esclusivamente utilizzati fornitori che garantiscano il rispetto della persona e non utilizzino lavoro minorile, in

conformità alle Convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (O.I.L.).

Vengono esclusi fornitori che utilizzino sistemi illeciti, quali, ad esempio, tentativi di corruzione sia nei confronti della

Backstage sia nei confronti del cliente utilizzatore.

Vengono esclusi i fornitori che non si attengano ai punti enunciati nel presente Codice Etico.

Art. VIII – CONCORRENZA

La Backstage accetta il principio che la libera concorrenza contribuisce al miglioramento delle capacità commerciali.

Evita inoltre di costituire cartelli o accordi volti ad impedire ai propri clienti l’ottimizzazione dei costi.

Nell’ambito della lealtà commerciale, la Backstage si impegna a non violare consapevolmente i diritti di proprietà

intellettuale di terzi.

Art. IX – SANZIONI

E’ da ritenersi obbligazione contrattuale per tutti gli amministratori, i dipendenti e collaboratori della Backstage

l’osservanza del presente Codice, anche in rispetto delle normative vigenti.

Anche in termini di risoluzione dei rapporti di ogni natura con conseguente richiesta di danni da parte della Backstage.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Art. X – VIGENZA

Il presente Codice Etico si applica ai comportamenti assunti dai soggetti interessati successivamente alla sua adozione

da parte del Consiglio di Amministrazione.

A tal fine, successivamente alla sua adozione, il presente Codice è affisso in luogo accessibile a tutti i dipendenti e

collaboratori cui è altresì distribuito in copia e sarà allegato a tutti i contratti siglati con i fornitori e subappaltatori.

Art. XI – APPROVAZIONE ED ENTRATA IN VIGORE DEL PRESENTE CODICE

Il presente Codice è approvato dal Consiglio di Amministrazione ed entra in vigore il giorno stesso dell’approvazione.

Art. XII – DESTINATARI

Le norme del presente Codice sono rivolte e si applicano a tutti coloro che operano presso l’Azienda a qualsiasi titolo

contribuendo alla sua attività di impresa.

Il management e i legali rappresentanti sono tenuti ad applicare e far osservare le norme ivi contenute adottando le

iniziative utili alla loro diffusione presso i propri collaboratori e dipendenti.

In particolare, sono destinatari delle previsioni contenute nel presente Codice:

• i Soci della Backstage

• il Consiglio di Amministrazione

• il Collegio Sindacale

• il personale dipendente, i collaboratori, i consulenti, tutti i soggetti muniti di potere di rappresentanza, di

decisione e/o di controllo

• gli agenti e i fornitori di beni e servizi e in generale tutti coloro che a qualsiasi titolo svolgono attività in nome e

per conto della Backstage

• i clienti

• i partners

Tutti i destinatari del Codice sono obbligati a osservarne e a rispettarne i principi. Ciò costituisce il presupposto per il

mantenimento e la prosecuzione nel tempo di ogni genere di rapporto instaurato con la Backstage da quello di

subordinazione dipendente, a quello di collaborazione, si consulenza di fornitura di beni e servizi, di clientela, etc.

La mancata osservanza delle presenti norme di comportamento può altresì dar luogo, in relazione alla gravità della

trasgressione a diversi gradi di sanzioni disciplinari sino all’interruzione definitiva del rapporto intercorrente.

Per agevolarne la conoscenza, la Backstage provvede a distribuire una copia del proprio Codice Etico a tutti i soci, agli

organi sociali, al personale e alle società eventualmente controllate. Ne affigge copia alla bacheca aziendale e, per

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

favorirne la conoscenza all’esterno lo distribuisce ai consulenti, ai fornitori e ai clienti e ne segnala l’adozione nella

brochure.

Art. XIII- REVISIONI

Ogni modifica al presente Codice deve essere approvata dal Consiglio di Amministrazione e portata a conoscenza dei

soggetti destinatari di cui al paragrafo che precede.

Art. XIV – NORME SPECIFICHE INSERITE SULLA BASE DELLA COMPLIANCE ALLA

DISCIPLINA DELLA RESPONSABILITA’ AMMINISTRATIVA DELLE PERSONE GIURIDICHE EX D.LGS.

231/01

I. PAGAMENTI ILLECITI E CORRUZIONE

La Backstage proibisce i pagamenti di qualunque tipo o a qualsiasi soggetto, le promesse di “favori” di qualunque natura,

qualsiasi forma di accordo preventivo tra il personale della Backstage e funzionari e dipendenti della P.A., effettuati tutti

al fine di ottenere in cambio vantaggi nella vendita di beni e/o servizi, o per favorire interessi dell’Azienda presso la P.A.

o qualsiasi altra Autorità governativa: qualsiasi forma di pagamento, promessa di favori, sovvenzioni, accordi preventivi

di tale natura, effettuati in qualsiasi paese del Mondo, costituisce per la Backstage una violazione dei propri regolamenti

e procedure interne aziendali.

E’ vietata altresì qualsiasi forma di pagamento, dono o servizio, anche se solo in apparenza volto ad influenzare le azioni

di un Funzionario appartenente alla P.A.

La Backstage proibisce altresì la c.d. “corruzione commerciale”che viola leggi nazionali e di molti altri paesi.

Per “corruzione commerciale” s’intende la fornitura di un bene di valore ad un intermediario (es. un dipendente di un

Cliente della Backstage) allo scopo di influenzare la condotta commerciale del Cliente stesso.

A tal proposito la Backstage vieta a qualsiasi:

• Dipendente

• Consulente

• Agente

• Intermediario

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

• O altro soggetto che agisca per conto di intermediari, agenti e consulenti della Backstage, o chiunque agisca

direttamente per conto dell’Azienda stessa

di partecipare – direttamente o indirettamente – a qualsiasi attività del tipo descritto come “corruzione commerciale”.

II. CONFLITTI DI INTERESSI – DONI E REGALI

Il personale della Backstage non può offrire od accettare doni intesi ad influenzare le decisioni o le relazioni di business,

sia con soggetti Privati che con soggetti Pubblici.

Non e’ assolutamente permesso accettare o elargire doni sotto forma di “tangenti”, mentre e’ a propria discrezione

accettare o distribuire doni di valore “simbolico” ai soli fini promozionali.

A tal proposito la Backstage detta nel presente documento quelli che sono le modalità ed i limiti riferibili ai doni e regali:

viene fissata nella somma di euro 250,00 il limite di valore per i doni ed i regali effettuabili dai dipendenti dell’Azienda e

per considerare gli stessi “beni di modico valore”.

Prima di poter offrire doni e/o regali di modico valore e’ richiesta sempre la preventiva autorizzazione dell’Azienda nella

persona del proprio responsabile di riferimento.

La voce di spesa dovrà essere inserita nella categoria di spesa “regalo cliente”, ed essere sempre documentata e

tracciabile.

Qualora però, per particolari esigenze legate ad usi e o consuetudini locali, occorra derogare a tale limite di spesa, la

Backstage richiede una giustificazione scritta onde poter procedere a speciale autorizzazione, e tale spesa dovrà essere

documentata e registrata secondo le procedure dettate per poter essere sempre chiara e tracciabile.

Il donare o ricevere beni o pagamenti non autorizzati dall’Azienda può compromettere eventuali rapporti con la stessa,

ed essere considerati illegali.

III. ACCURATEZZA DEI LIBRI CONTABILI, DELLE REGISTRAZIONI E DEI RENDICONTI PUBBLICI

Ogni operazione e transazione deve essere correttamente registrata, autorizzata, verificabile, legittima, coerente e

congrua.

Backstage service srl – Via Santa Marta 18 – 20123 – Milano

Tutte le azione e operazioni della Backstage devono avere un’adeguata registrazione e deve essere possibile la verifica

del processo di decisione, di autorizzazione e svolgimento.

Per ogni operazione vi deve essere un adeguato supporto documentale al fine di poter procedere in ogni momento

all’effettuazione di controlli che attestino le caratteristiche e le motivazioni di cui all’operazione stessa, e che individuino

chi ha autorizzato, effettuato, registrato e verificato l’operazione stessa.

IV. SICUREZZA INFORMATICA

I sistemi di accesso ad INTERNET e tutti gli altri sistemi di comunicazione elettronica (ad es. mail e posta vocale), pur

costituendo un notevole ausilio nelle attività giornaliere, pongono ulteriori problemi di sicurezza sia ai dipendenti che

all’Azienda stessa.

A tal fine e’ opportuno adottare numerose precauzioni onde poter conservare l’integrità della tecnologia e dei dati

informatici aziendali.

Considerato che l’accesso ad INTERNET tramite Modem mette a rischio sia il computer dei dipendenti che l’intera rete

aziendale, e’ necessario utilizzare tutti i meccanismi, gli strumenti, nonché le procedure approvate per lo svolgimento di

queste attività.

I dipendenti della Backstage non possono utilizzare account e-mail non aziendali per l’invio e la ricezione di informazioni

commerciali relative all’Azienda.

Sebbene sia consentito di utilizzare sporadicamente le attrezzature elettroniche della Backstage per scopi personali, si

precisa che sui sistemi di comunicazione dell’azienda o in relazione alle informazioni inviate a, o memorizzate su tali

sistemi, non e’ garantita la PRIVACY.

Inoltre, tutti i documenti (comprese le comunicazioni elettroniche) sono di proprietà dell’Azienda, e possono essere dalla

stessa esaminate in qualsiasi momento.

Redatto da:

Avv. Roberta Filoramo

Share